Peppe Voltarelli presenta “Il Caciocavallo di Bronzo”

Martedi 17 Giugno 2014, alle ore 17, presso la  Sala Conferenze del Dipartimento di Giurisprudenza UNIRC – Palazzo Sarlo, via T. Campanella 38 – Reggio Calabria, presentazione di “Il caciocavallo di bronzo. Romanzo cantato e suonato” di Peppe Voltarelli, Stampa Alternativa/ Nuovi Equilibri editore. Peppe Voltarelli ne parlerà con l’amico Franco Arcidiaco, direttore di Città del Sole Edizioni.

“Il Caciocavallo di Bronzo” è il primo romanzo di Peppe Voltarelli, interprete, autore, attore. Il sottotitolo “Romanzo cantato e suonato” dà già l’idea dell’opera pregna di una musicalità propria della prosa poetica con cui ha preso vita questo scritto originale anche per l’uso della punteggiatura. Un romanzo come uno spartito.

Il Caciocavallo di Bronzo è la storia della Calabria, delle sue contraddizioni ancora più evidenti per chi la guarda da lontano, da chi se ne è distaccato per restarle vicino. Strade come teatri, architetture traballanti come set cinematografici, sole e mare come attori consumati ma sempre saldi sulla scena. Bellezze incontrastabili. Contraddizioni su contraddizioni, malaffare e dignità, orgoglio e pregiudizio. 19 racconti per narrare la Calabria dentro e fuori se stessa, quella sparsa per il mondo che non dimentica di essere madre e figlia di valori perennemente messi in discussione, terra talentuosa che si rinnega, che si realizza altrove come si sentisse indegna e fosse, al contempo, ingrata. La storia del premio Tenco 2010 (sezione dialettale) che è la storia di Mirto, di Cropalati, di una comunità e di un suo figlio errante. Europa, Germania, Francia, Argentina, madri adottive di Voltarelli, cantore moderno della tradizione del Sud.

Un monumento al caciocavallo. Il bronzo, metallo simbolo del terzo posto, di chi si è impegnato fin quasi a raggiungere il podio, ma che resta comunque dietro al primo degli sconfitti. La Calabria nella sua eccellenza gastronomica e nella sua eterna corsa al riscatto.
Voltarelli scrittore è una novità nella forma, un desiderio soddisfatto per chi ne apprezza le doti di cantautore.

Peppe Voltarelli – Interprete, autore, attore. Nel 1990, a Bologna, Peppe Voltarelli fonda “Il parto delle Nuvole Pesanti”, creatore della tarantella punk con centinaia di concerti in Italia e all’estero. Nel 2005 è protagonista del film “La Vera Leggenda di Tony Vilar” di Giuseppe Gagliardi e per il quale Peppe compone la colonna sonora originale. La storia racconta il viaggio attraverso la comunità italiana di Buenos Aires e New York (dove il film è realmente girato), alla ricerca di Tony Vilar, cantante di origine italiana molto popolare in Argentina negli anni ’60, sparito velocemente dalle scene. Nel 2006 e nel 2007, il film partecipa rispettivamente al Roma Film Festival e al Tribeca Film Festival. Nel Gennaio 2006, Peppe lascia la sua band e dà inizio alla sua carriera da solista. Il suo primo album “Distratto Ma Però” esce nel 2007 ed è tra i finalisti del Premio Tenco 2007. Nel 2009, l’album viene pubblicato e distribuito in Argentina dalla casa discografica Los Años Luz. Il 13 Aprile 2010, esce il suo secondo album “Ultima Notte à Mala Strana” distribuito da Universal. Nel 2010, l’album vince il Premio Tenco come Migliore Album in Dialetto. Si tratta del primo album in Calabrese che riceve tale riconoscimento. L’album esce anche in Francia con la prestigiosa etichetta Le Chant du Monde (con la distribuzione in Europa), in Argentina con Los Años Luz e in Canada con Casa Nostra/D.E.P (Universal). Nel 2011 Peppe compone la colonna sonora originale per il film “Tatanka” di Giuseppe Gagliardi, ispirato a un racconto di Roberto Saviano. Storia di rivincita sociale attraverso lo sport e talento in terra di Camorra. Il suo spettacolo “Il Viaggio, i Padri e l’Appartenenza” è uno spettacolo di canzone italiana. Voce, chitarra e fisarmonica, attraverso la canzone italiana di celebri artisti e tramite la sua canzone, Peppe racconta la sua storia, storia di emigrazione dal Sud al Nord dell’Italia e in tutto il mondo. Il suo impegno sociale sottolinea la strada di un artista che descrive il suo Sud con sguardo ironico, sospeso tra amarezza e surrealismo. Un viaggio attraverso la canzone italiana e le sue canzoni che hanno contribuito a impreziosire il suo percorso artistico. Un viaggio musicale “serio e divertente” che guida la nostra attenzione sull’eredità italiana in tutto il mondo.

Factory 3.0: @digital @experience @emotion

Fra gli espositori alla Fiera delle Start Up dello Stretto incontriamo Factory 3.0 che nasce per offrire soluzioni e consulenze strategiche utili alle aziende e ai brand che vogliono utilizzare la rete e i social media. Il professional team è composto da esperti di marketing e comunicazione, information engineer per lo sviluppo di applicativi e soluzioni informatiche, creativi e content manager per la comunicazione e l’interazione virtuale-multimediale e interpreti/traduttori professionisti. Ascoltare, parlare, mobilitare, supportare e innovare sono le parole chiave della comunicazione di Factory 3.0.

logoFactoryCome funziona Factory 3.0? La nostra azienda, nata con l’idea di essere uno spazio all’interno del quale è possibile trasformare una semplice intuizione in un progetto concreto, è suddivisa in diversi settori:

  • Programmazione web e grafica digitale
  • Social media marketing
  • Progetti e ricerca
  • Formazione

La nostra filosofia è quella di unire in un’unica azienda lavoro e ricerca. Facendo della nostra eterogeneità un punto di forza, oltre a fornire servizi di comunicazione e marketing, elaboriamo progetti di ricerca in grado di unire crescita, sinergia e innovazione. Inoltre, ci occupiamo anche della progettazione e gestione di attività formative anche nell’ambito delle tecnologie innovative.

Com’è nata l’idea? Factory 3.0 nasce nel 2012 a Saracena, un piccolo paesino ai piedi del Parco Nazionale del Pollino, come risposta alla crisi politica, economica e sociale dell’attuale momento storico. La maggior parte dei calabresi, a un certo punto della vita, si chiede: restare o partire? C’è chi parte e c’è chi torna, e chi torna e poi riparte di nuovo. Noi abbiamo deciso di restare e di investire nel Meridione. Siamo fermamente convinti che anche in Calabria ci siano tutti i requisiti per concretizzare le nostre idee in un progetto imprenditoriale, superando i pregiudizi che da sempre caratterizzano la nostra terra.  Consapevoli che soltanto condividendo idee e conoscenze è possibile stimolare crescita e innovazione, abbiamo formato un team eterogeneo, composto da persone di formazione e indole diversa, accomunati dalla passione per la comunicazione e le nuove tecnologie.  Le nostre idee e i nostri obiettivi sono racchiusi nel logo che ci rappresenta: ‘factory’ è fabbrica di idee, contenuti e relazioni; il ‘3.0’ rappresenta, invece, la voglia di evolversi verso le nuove frontiere della comunicazione, sempre più relazionale ed emozionale.

Che garanzie date sulla qualità del servizio e della merce? Per fornire servizi di qualità, occorre innanzitutto ascoltare il cliente e instaurare con lui un rapporto di fiducia e stima. Il momento dell’ascolto è, per noi, uno dei più importanti, il punto di partenza per qualsiasi strategia. Al cliente garantiamo, grazie a un team altamente specializzato, l’elaborazione di progetti dall’elevato standard qualitativo: ogni attività, realizzata da un determinato gruppo di lavoro, è sempre sottoposta a verifiche e controlli effettuati dall’area di coordinamento e supervisione.

Qual è il vostro business model? Il nostro business model è tradizionale e si basa principalmente sui servizi di comunicazione e marketing offerti dalla nostra azienda.

Quali sono i vostri principali competitor? I nostri principali competitor sono le agenzie di comunicazione e marketing distribuite sul territorio italiano.

Quali sono le principali difficoltà che state riscontrando? Essere una start up in questo momento storico significa affrontare molte difficoltà. Factory 3.0, essendo una start up “atipica”, in quanto nata senza l’ausilio di un incubatore e senza aver beneficiato di finanziamenti (statali e privati), lotta ogni giorno con le difficoltà che comporta il ‘partire da zero’; non è semplice riuscire ad affermarsi sul mercato nazionale sfruttando solo le proprie forze e competenze. Altro scoglio da superare è la visione spesso tradizionale degli imprenditori calabresi, ancora poco aperti alla comunicazione digitale e ancorati alle classiche strategie di marketing.

Progetti per il futuro? Il nostro sogno è quello di creare sul territorio un modello imprenditoriale che sia in grado di coniugare tre aspetti: business, cultura e sociale. I progetti da noi sviluppati, infatti, sono tutti improntati su questa filosofia: costruire una nuova immagine del nostro territorio in cui le parole crescita, sinergia e innovazione non siano più un’utopia.

Letizia Cuzzola

 

 

 

#UWEB: Un sabato in 3D a Reggio Calabria

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workshop #uwebContinua il percorso di promozione dell’innovazione a Reggio Calabria organizzato dall’associazione TerreArse Lab, in questo evento, sostenuto e sponsorizzato da Modellazione 3D.
Dopo il successo dei primi workshop, un altro tassello si aggiunge alla #Formazione.

Il workshop si dedicherà alla stampa 3d per tutta la giornata di sabato 31 Maggio.

Il corso sarà tenuto dall’Arch. Oscar Mannarella e prevede una prima parte teorica che partirà dalla storia del 3d printing e le sue problematiche, e una seconda parte applicativa durante la quale si produrrà un rilievo tridimensionale, seguito dall’elaborazione di un file per la stampa 3D che sarà eseguita direttamente dai partecipanti.

La stampa 3D per molti rappresenta una nuova rivoluzione industriale, che permette di creare oggetti sovrapponendo strati a 3 dimensioni di un determinato materiale. Crediamo che la stampa 3D avrà una grossa ricaduta in ambito economico e politico, abbattendo in modo significativo i costi di produzione e puntando molto al design e all’idea.

Il corso avrà una durata di 6 ore: dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00, presso il Parco Ecolandia, Via Scopelliti, Arghillà.

Il corso è gratuito per i già tesserati dell’associazione TerreArse Lab, altrimenti ci si può iscrivere e tesserarsi al momento dell’inzio del corso, alla cifra di 25 Euro.

Il ricavato servirà per autofinanziare la prima FIERA DELLE START UP DELLO STRETTO che si terrà nel mese di giugno (19-20-21) presso il palazzo della provincia di Reggio Calabria.

Per informazioni e contatti scrivete a: terrearselab@gmail.com

 

“Lacrime come perle”: dalla morte alla vita

Giovedì 22 Maggio, presso la sala conferenze della Provincia di Reggio Calabria, è stato presentato il libro “Lacrime come perle” di Aurora D’Ermenegildo, Città del Sole edizioni in collaborazione con l’Associazione Borghi Solidali. A coordinare l’incontro la giornalista Letizia Cuzzola.

10277775_4142901346993_3324885480114474430_nIn una sala gremita, Aurora ha presentato il suo libro-testimonianza che nasce dall’attività costante di dialogo con il dolore proprio e condiviso con le altre mamme. Il dolore per la mancanza di un figlio, conduce a momenti di difficoltà e disperazione, ma è proprio attraverso il dolore che Aurora ha riscoperto la fede per lungo tempo abbandonata o sopita. Il libro diventa così un mezzo «per mandare un messaggio di speranza alle altre mamma che hanno perso un figlio prematuramente», come ha spiegato lei stessa.

Ad intervenire Eduardo Lamberti Castronuovo, Assessore alla Cultura della Provincia di Reggio Calabria e il Presidente della Provincia di Reggio Calabria, Giuseppe Raffa, che hanno sottolineato l’importanza del libro come celebrazione della vita.

Don Antonino Sgrò, padre spirituale dell’associazione Figli nella Luce, ha descritto Aurora come una donna forte, che si è donata gratuitamente alle altre donne per supportarle e aiutarle nel loro dolore.

Il presidente della Fondazione Clara Travia Cassone, ha ricordato il figlio di Aurora, Demetrio, così come il dottor Natale Polimeni, che ha poi spiegato le sensazioni che gli ha suscitato la lettura del libro, che fa riflettere sul valore e sul significato della vita.

Veronica Spinella, dell’Associazione Borghi Solidali, parlando del libro, ha posto l’accento sulle poesie presenti all’interno del libro, che diventano strumento per superare il dolore. Anche Giuseppe Toscano, dell’Associazione Borghi Solidali, ha affermato che «i figli nella luce sono la luce che illumina il nostro percorso».

La psicoterapeuta, Elisabetta Felletti, ha sottolineato la grande forza interiore di Aurora. La caduta a causa del dolore e la risalita, sono ben evidenti durante la lettura e delle poesie e delle riflessioni.

Sono stati letti alcuni brani tratti dal libro, da parte di Caterina Scopelliti.

Valentina Raffa

Sicilia Dives nel cuore dello Stretto

 

Terza edizione, questa volta a Scilla, nel cuore dello Stretto di Messina, per Sicilia Dives, la mostra ormai itinerante intesa a far conoscere al vasto pubblico degli amatori d’arte le valenze dell’arte contemporanea in Sicilia.

Nel monumentale castello Ruffo dell’antichissima e splendida Scilla si inaugurerà Domenica 18 Maggio la rassegna curata dal critico Gianfranco Labrosciano, ideatore anche del movimento “L’altro Ponte” per il quale la stessa rassegna si apre con un dibattito sull’argomento, vista la ormai certa destinazione di area metropolitana di Reggio Calabria, Messina e, appunto, Scilla. L’ esposizione, organizzata in collaborazione con il Comune, con l’egida dell’ Ass. alla Cultura della Provincia di Reggio C., Dott. Eduardo Lamberti Castronuovo, l’ Ass. alla Cultura del Comune di Messina Prof. Tonino Perna, il Presidente del Club UNESCO Re Italo di Reggio Arch. Alberto Gioffrè, il Presidente Club Unesco Eraldo de Lio di Scilla, Prof. Franco Porcaro e il sostegno logistico dell’artista scillese Teresa D. Ribuffo e della associazione Acrome Officine Creative.

La mostra, ormai largamente apprezzata nelle precedenti edizioni di Napoli e Cosenza, ha il merito di proporsi come una vera e propria operazione culturale di rottura e innovazione rispetto alle mostre d’arte per come vengono presentate in Italia. La rassegna, infatti, manca di un catalogo illustrativo delle opere, ma a latere dell’esposizione è allestita una sala per la consultazione dei libri e dei cataloghi già a disposizione degli artisti per la consultazione della loro attività artistica, una volta, ovviamente, esaminate le opere esposte. In tal modo, per la prima volta, una mostra d’arte si trasforma anche in una mini biblioteca artistica, per la presenza di una notevole mole di cataloghi messi a disposizione del pubblico dei fruitori. Gli artisti presentati, infatti, possiedono tutti un ampio e acclarato curriculum di esposizioni, per conoscere il quale l’idea di allestire la biblioteca risulta originale e vincente.

L’idea guida che sta alla base del progetto è L’altro Ponte, un movimento culturale creato ormai da più di vent’anni dal critico calabrese per tracciare un itinerario ideale fra la Calabria e la Sicilia basato sulla comune identità dei due popoli e per il “riattraversa mento” di un “ponte” antico fra i due popoli dello stretto e ridisegnato con l’arte contemporanea proiettata nella modernità. Si tratta, in definitiva, di un doppio evento concepito fra Sicilia e Calabria, uno culturale che si inserisce a pieno titolo nell’alveo del progetto di Città metropolitana perseguito da Reggio Calabria, Messina e Scilla, e uno più propriamente artistico, con la mostra d’arte vera e propria il cui scopo e far conoscere talune valenze artistiche, vere eccellenze del territorio, prodotte dai siciliani nella realtà del nostro tempo.

Certo illustrare, perlustrare e circumnavigare artisticamente un territorio vasto come quello della Sicilia, che per molteplici aspetti si presenta piuttosto come un continente ecco il senso del sottotitolo della rassegna – che come un’isola, non è un’impresa agevole, specie per i fruitori non abituati a percepire concettualmente lo spazio fisico di una mostra.

Ma la qualità delle opere presentate è tale da suggerire un ideogramma costruito all’incrocio delle confluenze della storia con quelle della modernità, per l’individuazione, attraverso le coordinate degli artisti, di luoghi concreti ove si svolgono le azioni e i modi di essere di uomini e collettività che quegli spazi edificano e che alla fine configurano quelli propri del “continente” Sicilia.

Ci si riferisce a Fiumara d’Arte, a Gibellina, alle Fabbriche Chiaramontane, al Museum di Bagheria e a tante altre aree che, come si evince dalla cartolina della mostra, qualificano la Sicilia, quanto all’arte contemporanea, come una delle terre più “ricche” della nazione.

La Sicilia, cuore del Mediterraneo e di antichissimi splendori, luogo del mito, dell’arte e di una civiltà del fare che coniuga con la sua tradizione l’intera gamma dei simboli e dell’iconografia popolare, si manifesta qui con tutto il fascino di una collettiva di maestri di primissimo piano che, senza intaccare la qualità dei talenti individuali esprime con efficacia la forza e la continuità di un ideale estetico capace di rappresentare il territorio e la sua alta valenza artistica e culturale.

Artisti invitati:

Valeria Troja, Letterio Consiglio, Calogero Barba, Salvatore Salamone, Giusto Sucato, Enzo Patti,Natale Platania, Giovanni Leto, Michele Lambo, Pippo Altomare, Agostino Tulumello, Croce Taravella , Turi Sottile, Franco Spena, Delfo Tinnirello , Ignazio Apolloni, Elisa Vicari, Giuseppina Riggi, Antonella Barba, Lorenzo Reina, Rosario Genovese, Michele Astuto, Nicola Zappalà, Attilio Scimone, Enzo Salanitro, Andrea Vizzini,Calogero Piro, Gina Nicolosi, Claudio Deodati.

Giorno 18 Maggio perfomance fotografica di Elisa Vicari e Michele Astuto.

Incontro dibattito sul tema ” l’ Altro Ponte, cultura e città Metropolitana”

Giorno18 Maggio ore 11:00 interverranno:

Il Critico Gianfranco Labrosciano, il Sindaco di Scilla Dott.Pasquale Caratozzolo,
l’ Assessore alla Cultura Santo Perina,l’Ass. alla Cultura della Provincia di Reggio C., Dott. Eduardo Lamberti Castronuovo, l’ Ass. alla Cultura del Comune di Messina Prof. Tonino Perna, il Presidente del Club UNESCO Re Italo di Reggio Arch. Alberto Gioffrè, il Presidente Club Unesco Eraldo de Lio di Scilla, Prof. Franco Porcaro.

Vernissage ore 18:00 presso il Castello Ruffo di Scilla.

Giorno 22 Giugno, giorno della chiusura dell’esposizione saranno proiettati due film del giovane regista, talento palermitano, Davide Gambino, entrambi dedicati all’arte: “ Pietra Pesante”, che racconta la vicenda del pastore e scultore Lorenzo Reina, artista presente in mostra e che proprio a Napoli ha iniziato a scolpire, e “ Alberto Burri, una vita per l’arte”, sulla monumentale opera di Gibellina.

Presentazione di: CAKE, la cultura del dessert tra cultura araba e occidente

venerdì 11 aprile ore 19.00 Spazio Culturale Nonsense – Reggio Calabria
Un coinvolgente incontro con la curatrice del libro, Manuela De Leonardis*, – definito “di arte/cucina” perché contiene, in dialogo con le ricette, le opere di diciannove artisti internazionali – arricchito dalle installazioni artistiche di Luigi Scopelliti, artigiano e artista reggino. Con Altresistenze, l’incontro e confronto tra arte e resistenza, il Nonsense propone un viaggio che attraversa il sapere, contaminando linguaggi che si connotano di sapori, colori, profumi diversi.
Cake è un progetto non-profit a sostegno di Bait al Karama, la prima scuola internazionale di cucina Palestinese.
a seguire buffet e chiacchiere aperte
Attenzione posti limitati, la partecipazione è valida solo dietro prenotazione attraverso email: info@nonsense.biz
Ingresso con tessera Nonsense
Ingresso unico 10€
La quota comprende buffet e tessera associativa Nonsense.
L’idea di Cake nasce dall’acquisto di un vecchio quaderno, in un “charity shop” di Kensington High Street, a Londra, nel maggio 2012. Su questo quaderno con l’inchiostro azzurro sono scritte meticolosamente, in arabo e francese oltre sessanta ricette di dolci. Oriente e occidente – mediati dall’azzurro del Mediterraneo – si rafforzano nelle pagine di questo manoscritto di cui non conosciamo la provenienza. Questa voce femminile, che da singola diventa corale nel momento in cui traccia una mappatura di ricette trasmesse da altre donne (sorelle, mamme, zie, cugine, amiche o conoscenti), richiama un percorso analogo: quello delle donne di Nablus che, sotto la direzione di Fatima Khaddoumi e delle italiane Cristina Bottigella e Beatrice Catanzaro, hanno dato vita a Bait al Karama Cookery School, la prima scuola internazionale di cucina Palestinese e primo Convivio Slow Food in Palestina.
Così Cake diventa anche progetto no-profit, il cui ricavato dalle vendite andrà a Bait al Karama, come il lavoro di tutti gli artisti, gli autori dei testi e del progetto grafico, i partner e mediapartner che hanno contributo a titolo volontario alla realizzazione del progetto con la finalità di sostenere Bait al Karama Women Centre. Questo progetto intende combinare un’impresa sociale improntata sulla cultura culinaria palestinese con l’attività di ricerca artistica e storico-culinaria, con l’obiettivo di creare posti di lavoro per le donne che vivono nella Città Vecchia di Nablus. A queste donne intraprendenti e creative va il sostegno di Cake, con l’auspicio che questo viaggio attraverso la cucina e l’arte possa contribuire a superare barriere visibili e invisibili.
*Manuela De Leonardis (Roma 1966), storico e critico d’arte scrive dal 2004 di arti visive su il Manifesto/Alias e Exibart. Dal 2009 è redattore di art a part of cult(ure). E’ ideatrice e curatrice di Cake. La cultura del dessert tra tradizione Araba e Occidente (Postcart 2013), art & food book a sostegno di Bait al Karama. Con Postcart (collana postwords) ha pubblicato A tu per tu con i grandi fotografi – Vol., A tu per tu con i grandi fotografi e videoartisti – Vol. II e A tu per tu con gli artisti che usano la fotografia – Vol. III.

Che cos’è la democrazia

 Che cosa resta del metodo, e dei principi democratici, nei regimi i quali ancor oggi nell’Europa contemporanea, all’ideale della democrazia – con minore o con maggior fondamento-  sono soliti richiamarsi ?

 Quasi tutte le democrazie moderne formano i loro quadri dirigenti e rappresentativi prescindendo –quale più quale meno- da presupposti fondamentali della democrazia. Sono divenute irripetibili nell’attuale complessità della vita sociale forme classiche della democrazia diretta. Ma ci si è altresì allontanati da regole le quali tornerebbero tuttora di ben provvida incidenza politica.

 L’Italia in particolare, presenta suoi paradigmi i quali potrebbero senz’altro essere definiti esemplari quali forme di negazione della democrazia : il popolo non sceglie più i suoi rappresentanti ma sottoscrive liste bloccate che gli vengono imposte in un ordine vincolante dal potere dei partiti; il parlamento è gestito dai partiti e questi ultimi non sono ormai nulla più che associazioni private, dominio di pochi, o di un solo gerarca massimo.

   Ritorna una concezione della gestione del potere politico la quale nell’epoca classica fece nascere la rivolta democratica quale affermazione  del valore del cittadino, di fronte a chi non gli riconosceva ,se non nell’ambito di caste sociali ristrette, personalità politica e civile. Il cittadino democratico combattè per una società  la quale pur non realizzando un regime perfetto (e come tale adatto agli dei e non agli uomini, come  postillò Rousseau) , e nemmeno un codice immutabile di regole, e di specifici ordinamenti, affermasse tuttavia principi e metodi i quali riconoscessero quale valore civile l’eguaglianza delle opportunità e dei diritti. Attraverso il rispetto di metodi fondamentali nella competizione politica, e grazie alla solidità di efficaci presìdi istituzionali .

   Non si volle un codice statico della vita politica, ma si lasciò aperta la via all’adeguamento al nuovo di regole complementari della democrazia, attorno a metodi ed a roccaforti istituzionali consolidatesi nella coscienza morale dei cittadini ed adeguabili ad una società sempre più evoluta. Nella quale ci si potesse difendere dagli abusi del potere grazie ad un sempre aggiornato apparato di sorveglianza  : vale a dire, di verifiche, di rendiconti,  di riscontri, di controlli, di ricerca di incompatibilità e di conflitti di interesse ai fini di una loro eliminazione.

A questi temi è dedicato il libro di Emilio Raffaele PapaChe cos’è la democrazia?, nei prossimi giorni in libreria per i tipi di Rubbettino.

Il volume è una sorta di breviario sulla democrazia. Parte dalla ricerca storica, e dibatte premesse teoriche, per giungere alla critica dell’attuale situazione di crisi della democrazia, e per tentare risposte, per puntualizzare errori e forme di malcostume e di opportunismo.

   Precipuo interesse è dedicato alla situazione italiana, nella quale la supplenza esercitata per forza di cose dal potere della magistratura (perfino attraverso sentenze della Corte Costituzionale!) non è valsa a modificare un sistema elettorale antidemocratico ampiamente condannato dal popolo , il quale attua la sottrazione del diritto di scelta dell’elettore fra i candidati al parlamento.

Emilio Raffaele Papa, storico delle istituzioni, ordinario di storia contemporanea e già docente nelle Università di Bologna, di Bergamo, di Torino, è stato allievo di Alessandro Galante Garrone.

Maria Rizzo
Ufficio stampa

Corrado Alvaro: “Occhi di donna”

Corrado Alvaro e le donne, le madri, la metafora della Calabria dallo sguardo ammaliante e mai complice, lontano ma sempre presente nella memoria dello scrittore che li porta con sé nel suo peregrinare per l’Europa. Alvaro ha uno sguardo penetrante e sta dalla parte delle donne. Sono donne un po’ maghe, leggono nella mano il destino, e vedono cose su cui per pietà tacciono. Spesso intuiscono un futuro tragico che sfugge agli uomini. In questi racconti trovano spazio tutti i temi cari all’autore: città e campagna, storia e natura, cultura moderna e primitivismo, progressismo ed eterno ritorno, racconto “saggistico” e lirismo, innovazione linguistica e nostalgia di un passato non massificato, ribellione e rassegnazione. Lo scrittore calabrese offre con questa raccolta alcune delle sue pagine più belle e significative.

Introduzione all’opera. La prima delle dodici novelle è esemplificativa del cuore di Alvaro e dell’opera: il racconto, in prima persona, parte da un ritratto di donna, acquistato dal protagonista che confessa come nonostante non ricordi quasi più le passioni della sua terra, se ne senta legato da una solidarietà carnale. Come la protagonista del ritratto, schiva allo scatto della macchina fotografica, anch’egli soffre di quello che definisce un ritegno primordiale, una reticenza a posare per qualcosa di definitivo, prima che lo stampo della vita si spezzi. Cuore della narrazione è l’animo pudico di Melusina, figlia di quella terra in cui gli orti nelle pieghe della terra (sono) segreti umidi e ombrosi, quel suo trovarsi al centro dell’attenzione di un pittore, attratto dall’armonia del suo viso, un’armonia di cui si stupiscono le ciglia con lo stupore delle statue. Il paese è una realtà ferma, dove le crepature fanno una rete di varici, su sui si affacciano finestre vane e scale monotone, dove ancora la fontana s’è rotta come una vena.

Melusina si lascia ritrarre sotto l’occhio vigile del padre che tenta di percepire quella lingua incantata degli uomini giovani; lei, intimidita coprendosi una mano mostrava l’altra, e alla fine le nascose tutte e due come due colombe sotto il grembiule. La fine dell’opera del pittore porterà via con sé non solo il volto di Melusina ma anche quel breve istante di libertà della giovane.

Il linguaggio cromatico di Alvaro. Il lessico di Alvaro è ricco, vario, abbonda di termini che richiamano un linguaggio non solo descrittivo; un linguaggio sensoriale utilizzato con spontaneità e non con artificio. L’insieme di espressioni coloristiche, olfattive ed anche tattili mettono in risalto la capacità di Alvaro di includere nella propria tecnica descrittiva tutti i cinque sensi in quanto si serve del potere evocativo delle parole per accentuare la carica emotiva della narrazione.

Ne consegue che il segreto di Alvaro narratore è nella capacità di descrivere in maniera spontanea e quasi primitiva gli elementi più umili e apparentemente trascurabili non con lucidità fotografica, bensì attraverso moduli generalmente adoperati in poesia. Questi racconti rappresentano riflessione unitaria di vita e conciliano felicemente una suggestiva evocatività lirica con la descrizione del minuto realismo dei particolari.

 Letizia Cuzzola

#ItaliaNOogm: Anche a Reggio Calabria piazze mobilitate per informare i cittadini

Sabato 5 aprile ore 10.00 – 17.00 Legambiente sarà presente presso il Maxi Brico e invita tutti i cittadini ad invadere la rete per tutelare i prodotti di qualità, i semi autoctoni e la biodiversità. 

In Italia si torna a parlare di OGM. Il prossimo 9 aprile, infatti, il Tar si pronuncerà sul ricorso presentato da un agricoltore friulano contro il decreto interministeriale che proibisce la semina di mais “MON810″, una coltura geneticamente modificata. L’accoglimento del ricorso aprirebbe la strada in tutta Italia a semine incontrollate di colture geneticamente modificate, con ripercussioni pesanti anche sul cibo che mettiamo in tavola ogni giorno e sull’economia del nostro Paese. La produzione agricola italiana di qualità, uno dei pochi settori risparmiati dalla crisi, infatti, sarebbe gravemente compromessa: un colpo durissimo per le nostre coltivazioni, le produzioni biologiche, le esportazioni e la libertà di scelta di tutti noi cittadini. Gli italiani si sono più volte espressi contro ed è importante che continuino a farlo anche in questi giorni. #ItaliaNOogm è quindi la parola d’ordine lanciata dalla Task Force per un’Italia Libera da Ogm, coalizione costituta da 38 associazioni e organizzazioni del mondo agricolo, ambientalista, cooperativo e dei consumatori. L’invito, dunque, è quello di una pacifica invasione della rete, con messaggi, foto, ricette tipiche, da postare sui principali social network (Facebook, Twitter e Instagram) accompagnati dall’hashtag #ItaliaNOogm.

Il Circolo Legambiente di Reggio Calabria, che sarà presente con un punto di informazione presso il parcheggio del Maxi Brico (Viale Calabria) dalle ore 10.00 alle 17.00, in coincidenza con la raccolta degli oli esausti, inviterà inoltre, a partecipare al referendum nazionale:

 ”Per il futuro del cibo italiano e la qualità dell’agricoltura italiana scegli tra:

ITALIA OGM – se vuoi portare a tavola alimenti transgenici

ITALIA NO OGM – se vuoi portare a tavola prodotti non Ogm, biologici, tipici e di qualità“. ”I cittadini – dichiara Nicoletta Palladino presidente del Circolo Legambiente di Reggio Calabria – vogliono informazione e trasparenza su temi importanti come agricoltura, Ogm, e alimentazione. Chiedono etichette chiare, complete e comprensibili per poter scegliere cosa acquistare o meno. Ma soprattutto sono consapevoli dell’importanza della tipicità per il nostro Paese e la nostra economia e non vogliono che sia messa in pericolo.” “Ma sugli Ogm – continua – ci sono interessi molto forti e il rischio è che una loro introduzione danneggi gravemente il biologico così come l’agricoltura di qualità e la tipicità”. ”Non molti sanno, ad esempio – aggiunge Manuela Scrofani, attivista del circolo cittadino – che in Italia è vietato coltivare OGM ma non venderli. E’ però obbligatorio dichiarali in etichetta, ma solo se i cibi o gli alimenti ne contengono più dello 0,9%. Nel caso però di alimenti animali o derivati da essi, non ci sono informazioni sulla filiera di produzione e quindi sui mangimi con cui sono stati alimentati.” La vicenda dell’agricoltore friulano che vorrebbe coltivare il mais “Mon810″ (una varietà geneticamente modificata della Monsanto, che contiene un pezzo di codice genetico del Bacillus Turingensis – BT, un batterio insetticida che se innestato sul mais consente alla pianta di emettere la sua tossina, potrebbe quindi riaprire scenari inquietanti. Non essendo infatti gli Ogm sterili, una coltura geneticamente modificata potrebbe, tramite l’azione del vento o degli insetti impollinatori (le api ad es. si spostano anche di 3km in linea d’aria) “contaminare” colture No-ogm che nel caso del biologico non potrebbero più essere definite tali. Nel caso del coltivatore friulano, ad es. il Corpo Forestale dello Stato ha accertato una contaminazione fino al 10% di piante non geneticamente modificate in prossimità del piccolo appezzamento da lui coltivato. La coesistenza tra produzioni Ogm, biologiche e convenzionali, quindi, non solo non è ammessa per legge, ma è soprattutto impraticabile perché non è in grado di tutelare la salute dei consumatori e dell’ambiente.

L’uso di Ogm, inoltre, potrebbe dar luogo allo sviluppo di ceppi di insetti resistenti alla tossina BT e questo richiederebbe un aumento nell’uso di insetticidi e agrofarmaci. Questo perché la presenza diffusa della tossina induce una mutazione forzata (si possono incrociare e riprodurre solo individui resistenti), tanto è vero che gli stessi fornitori Ogm raccomandano agli agricoltori di mantenere fasce tampone di mais non geneticamente modificato per tentare, tramite gli incroci con insetti non resistenti, di ritardare la mutazione. Al che bisogna tornare a irrorare insetticidi e altri agrofarmaci. Peggio ancora con le varietà geneticamente modificate resistenti alle infestanti, perché anche in questo caso si inducono mutazioni nelle stesse (“superplants” le chiamano negli Usa). In tutto questo rimane l’incognita dei possibili effetti, evidenziabili sono dopo anni o decenni di studi, sulla salute umana, ragion per cui a nostro parere, dovrebbe continuare a prevalere il principio di precauzione. L’agricoltura che vogliamo non può che essere libera da Ogm e dovrebbe basarsi su 3 caratteristiche: qualità, tipicità e sicurezza alimentare. Queste sono le basi per il futuro del buon cibo italiano! Fermare gli Ogm dipende da te! Ricorda Legambiente nel suo opuscolo informativo sugli organismi geneticamente modificati. Dobbiamo continuare a chiedere che in Italia venga garantito il divieto di coltivazione di Ogm e che l’etichetta dei prodotti che acquistiamo sia sempre più trasparente così da permetterci di fare scelte consapevoli.

Occhio alla spesa! Occhio alla salute!

L’ufficio stampa del Circolo di Reggio Calabria – 393/9331428

Associazioni della Task Force per un’Italia Libera da OGM :Acli · Adoc · Adiconsum · Adusbef · Aiab · Amica · Associazione per l’Agricoltura Biodinamica Assoconsum · Campagna Amica · Cia · Città del Vino · Cna Alimentare · Codacons · Coldiretti · Crocevia · Fai · Federconsumatori · Federparchi · Firab · Focsiv · Fondazione Univerde · Greenaccord · Greenpeace · Lega Pesca · Legacoop Agroalimentare · Legambiente · Lipu · Movimento dei consumatori · Movimento difesa del cittadino · Slow Food Italia · Unci · Upbio   Vas · Wwf.

 

Pallanuoto a Reggio Calabria: quale futuro?

Giorno primo Aprile si è svolta l’amichevole tra Waterpolo Nettuno Palmi e la Waterpolo Reggio Calabria composta da tutti i giocatori che negli ultimi 15 anni hanno rappresentato la pallanuoto reggina. È stato anche un momento di ritrovo tra amici e compagni con l’intento di ricostruire quanto si è perso in questi anni.

1_nLa situazione attuale. Non tutti forse sanno che, a Reggio Calabria, sin dagli anni 60/70 si è praticato uno degli sport più agonistici che ci sia e a cui non si è mai dato spazio adeguato, forse perché sottovalutato, forse perché non abbastanza sponsorizzato in una città che di fatto si presterebbe moltissimo. A Reggio Calabria ci sono al momento degli impianti come il Parco Caserta, la piscina Comunale e l’Apan, che potrebbero consentire la pratica di questo sport secondo le norme previste dalla federazione che fanno riferimento alla grandezza del campo di gioco. Al momento sia il Parco Caserta che la piscina Comunale sono chiuse. Senza entrare nel merito delle motivazioni, ci chiediamo il perché in questa città, ad esser penalizzati debbano essere sempre i cittadini, nel caso specifico noi pallanuotisti reggini, i corsisti che amano nuotare, i ragazzi disabili o l’adolescente che ha intenzione di intraprendere uno sport diverso dal solito, quindi la pallanuoto od il nuoto.

Non avendo più una “dimora fissa”, siamo in continua emigrazione, costretti a “mendicare” uno spazio acqua nel quale poter riprendere ad allenarci coltivando la nostra passione e divertendoci giocando. Da parte della politica ci siamo sentiti e ci sentiamo abbandonati, tutto tace in un silenzio che per noi rappresenta un chiasso enorme ed allo stesso tempo una sconfitta.

2Non ci arrendiamo. Nonostante tutto, Waterpolo Nettuno Palmi e la Waterpolo Reggio Calabria hanno deciso di partecipare al primo torneo ASI di pallanuoto, organizzato da Cristiana Costa e che a breve avrà inizio. La nostra intenzione è quella di riportare questo sport nella nostra città ripartendo proprio da questo torneo.

Pertanto, non avendo uno spazio acqua dove poterci allenare, ci rivolgiamo al Presidente Regionale CONI Mimmo Pratticò, ai commissari ed a tutta la classe politica affinché si prendano provvedimenti riguardo la riapertura delle due strutture chiuse ed all’assegnazione di uno spazio acqua presso una delle strutture attive che possa consentirci in maniera dignitosa di allenarci durante la settimana e disputare degli incontri. Sicuri di poter confidare in una vostra risposta ai nostri disagi ed alle nostre esigenze, attendiamo riscontri.

 Gli atleti della Waterpolo Reggio Calabria