A Gambarie “Un passo alla svolta” di Giuseppe Falcomatà

Sabato 16 agosto, alle ore 18:30 a Gambarie d’Aspromonte, nella piazza centrale (Hotel Centrale), si terrà la presentazione del libro- intervista di Giuseppe Falcomatà, “Un passo alla Svolta”, Città del Sole edizioni. Il libro, scritto a quattro mani con Carmine Fotia, giornalista e direttore del Romanista, racconta con coraggio cosa vuol dire crescere essendo figli di un “mito”, di un padre, Italo, dedito alla città e perciò strappato agli affetti e alla vita, rimproverando alla politica, da lui tanto amata, di averne causato la morte (per leucemia), dopo averlo contrastato, infangato, isolato. È un libro in cui emerge il rapporto con il padre: questa grande figura incombente alle sue spalle, ragion per cui non avrebbe mai potuto dedicarsi alla politica e tantomeno candidarsi a Sindaco per la sua città, come ha deciso di fare, senza fare i conti con quell’eredità, dal punto di vista personale, prima ancora che pubblico. Attraverso il racconto di episodi di vita quotidiana familiari felici e tristi, come l’attentato subito nel 1997, passando per episodi scolastici e poi universitari, fino all’inizio della carriera politica di Giuseppe, scopriamo la sua persona. È anche un libro politico perché rimette la persona al centro e sembra dire: diffidate dei politici che appaiono privi di emozioni, questi sono la morte della politica e della speranza. La politica può tornare ad essere umana se si libera da ogni impostazione tecnocratica, se ritorna ad essere lo strumento di riscatto dall’oppressione dei più forti. Giuseppe, nel momento in cui sceglie di candidarsi a Sindaco, lo fa come richiamo al vissuto migliore della città e mai come una sorta di predestinazione, il legame cui vuole richiamarsi, non è soltanto alla figura del padre, ma soprattutto ad un periodo nel quale Reggio è riuscita a diventare protagonista del proprio destino. E cerca di riproporla come sfida alla Reggio di oggi, alla ricerca del riscatto da una stagione che l’ha risucchiata in un abisso di perversione e malaffare. Vuole riproporla ai giovani che ne hanno sentito parlare dai loro genitori o dai fratelli maggiori. La mette nelle loro mani per riappropriarsene e reinventarla. Per questo motivo affronta varie tematiche: dalla necessità di “educare” alla bellezza, passando per la racconta differenziata, in una città che si avvia ad essere città Metropolitana; all’importanza che Reggio debba essere culla della cultura partendo dalla riapertura dei teatri, fino al miglioramento dell’università reggina. E tanto altro ancora.

Come lui stesso dichiara nella lunga intervista: «C’è già una Reggio fuori da queste stanze che crede in questa politica, una Reggio che è ricca di entusiasmo, che ha voglia di mettersi in gioco e assumere su di sé la sfida del cambiamento, si tratta semplicemente di darle la possibilità di farlo. Si tratta di dare ognuno il meglio di noi». Un passo alla volta, “Un passo alla Svolta”.

Alla presentazione saranno presenti gli autori Carmine Fotia e Giuseppe Falcomatà, insieme al giornalista ed editore della Città del Sole edizioni, Franco Arcidiaco; Giulio Tescione coordinatore cittadino del Pd. A moderare il giornalista di Strill.it, Stefano Perri.

Scilla in passerella: da Forza Italia porte chiuse a Scopelliti. E nel Pd si levano le voci critiche

Foti: «Nel partito non ci sono porte girevoli». Naccari: «Alternativa alle primarie? C’è solo la cooptazione». Raffa: «L’etica parte dalla propria coerenza». Talarico: «Ma davvero i partiti non sapevano dei rapporti imbarazzanti dei consiglieri arrestati?»

«Non ci sarà nessun rientro: nel partito non ci sono porte girevoli. D’altra parte, nessuno di questi signori è mai stato in Forza Italia. Possiamo aprire a delle future alleanze, ma non ci può essere nessun ritorno a casa»: così Nino Foti, vicecoordinatore regionale FI, rispondendo alla domanda del giornalistaAlessandro Russo, ha chiuso la porta all’ingresso dell’ex governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti nel partito di Silvio Berlusconi. Una terrazza Le Sirene affollata per #Calabriaoltre il declino della politica, quinto appuntamento diScilla in Passerella, l’evento organizzato dalla Filodrammatica Scillese con la direzione artistica di Ossi di Seppia e Sabbiarossa Edizioni. Una ripartenza che non può prescindere dall’autocritica di governanti e governati: «In questi ultimi tempi, siamo portati a vivere il nostro ruolo pubblico con vergogna e senso di colpa» ha sottolineato Mimmo Talarico, consigliere regionale indipendente, «anche perché la stampa spesso non aiuta a capire. Ma occorre domandarsi cosa si vuole fare per la Calabria: troppo spesso ci si parla addosso cercando solo consensi». «Non può essere esclusivamente l’affidabilità sul piano amicale l’unico requisito per fare politica» ha rincarato Giuseppe Raffa, presidente della provincia di Reggio Calabria, candidato alla guida della Regione da una parte del gruppo dirigente di Forza Italia. «È necessario saper dire di no e rispondere alla propria coscienza» ha continuato: «Da vicesindaco di Reggio, mi avevano chiesto e ripetuto continuità. Ma nessuno può calpestare la dignità personale». Dal canto suo, Demetrio Naccari Carlizzi, consigliere regionale, ha giudicato la situazione della sua compagine politica «un quadro per alcuni versi imbarazzante. L’alternativa a delle primarie 2.0, con dei giovani capaci che portino a nuove politiche pubbliche, è la cooptazione».

Dopo un passaggio polemico sulla nomina di Ivano Nasso a presidente dellaFondazione Calabria Film Commission, giudicata da tutti i relatori assolutamente inopportuna e incomprensibile, anche a fronte dell’esclusione “via bando” dello scrittore Mimmo Gangemi, gli ospiti sono stati incalzati da Alessandro Russo sulla questione infiltrazioni tra ‘ndrangheta e politica: «oramai la magistratura ricopre i vuoti lasciati dalla politica» ha chiosato il giornalista. Per Talarico «occorre andare oltre i poli opposti del giustizialismo e del moralismo. È un problema politico, di chi sceglie di avere un certo tipo di consenso. Davvero non si è a conoscenza di determinati rapporti da parte di alcuni esponenti dei partiti? Davvero i partiti che li hanno candidati non avevano alcun sentore dei comportamenti dei consiglieri regionali arrestati? Di certo, c’è da riflettere molto sul confine tra ciò che è moralmente riprovevole e l’illecito penale o amministrativo». «Io non chiedo a un sindaco di fare lo sceriffo» ha sottolineato Naccari Carlizzi «Deve essere giudicato per gli atti e i gesti amministrativi. La magistratura è un baluardo di legalità ma non si può delegare l’impegno a singole persone, con gli organici di polizia e forze dell’ordine incompleti. Vi è un evidente limite di natura statale, per i beni pubblici essenziali che lo Stato non è in grado di garantire». Raffa ha invece precisato come sia «troppo facile scaricare le responsabilità sulle segreterie dei partiti. Chi fa politica, deve stringere un patto con se stesso e opporsi. La pulizia deve partire dalla coerenza personale di chi vuole svolgere una funzione pubblica».

Durante il dibattito, è stato offerto un rinfresco a cura dell’hotel “Le Sirene”.

Oggi Scilla in Passerella si ferma per riprendere domani, sempre alle ore 21:30, al lido Francesco con la #Calabriaoltre la narrazione. Per andare al di là dei sensazionalismi con Paola Bottero, scrittrice, Fabio Mollo, regista, Antonio De Bernardo,  magistrato antimafia, moderati dal giornalista Alessandro Russo.

A Roccella lo spettacolo dei racconti nati su Facebook

La notte bianca di Roccella Jonica apre il tour calabrese dei TrainDogs: storie di un pendolare in undici righe passate dal social alla vita reale con unreading musicale itinerante per l’Italia

Sarà il castello Carafa di Roccella Jonica con l’evento “Bacco Tabacco e Jazz” ad ospitare lo spettacolo di lettura e musica live dei TrainDogs, racconti di un pendolare tra prosa e poesia incastonati in un format di undici righe meno qualcosa. Storie di uomini e di donne che da Facebook hanno preso corpo nella vita reale sotto forma di spettacolo itinerante per mano di Fabio Palombo, pendolare della tratta Saronno-Milano che nel 2010 ha iniziato a raccontare sul celebre social network l’umanità in viaggio che popola il treno. Il reading musicale dal titolo “Verrà dal mare”, ventunesima tappa del tour dei TrainDogs, si terrà giovedì 14 alle ore 21 in occasione della notte bianca di Roccella, anticipato di un giorno rispetto allo spettacolo previsto all’interno della rassegna Roccella Jazz Festival slittata a dicembre. Lettura e interpretazione saranno dello stesso Palombo, mentre l’originale e suggestivo accompagnamento musicale sarà affidato alle percussioni  di Francesco Surace, al clarinetto di Domenico Ammendola e alle corde etniche di Fulvio Cama.

Verrà dal mare” è anche il nome del tour che vedrà protagonisti i TrainDogs in Calabria nel mese di agosto. All’incontro del 14 seguiranno altre due tappe che vedranno esibirsi la stessa formazione: il 20 al chiostro di San Giorgio al Corso di Reggio Calabria e il 22 sulla terrazza panoramica del Popilia Country Resort di Maierato (VV) . L’accompagnamento musicale vedrà fondersi suoni provenienti da strumenti dalle antiche e remote tradizioni, che difficilmente compaiono insieme sul palco: tamburo cajon e tamburi batà, clarinetto, chitarra, bouzouki e oud. “Bacco Tabacco e Jazz” è uno degli eventi in programma per la notte bianca di Roccella Jonica e vedrà realtà locali proporre ai partecipanti selezioni di drink e tabacchi particolari.

Quello dei TrainDogs, racconti di vita, emozioni, pensieri, riflessioni, attimi vissuti e immortalati su Facebook, è un piccolo fenomeno letterario nato nel 2010 su Facebook- spiega Palombo, nella vita direttore creativo di una nota agenzia pubblicitaria con sede a Milano - con l’intento di raccontare storie sospese nell’atmosfera del viaggio. Viaggio di cui oggi sono protagonisti gli stessi TrainDogs con gli spettacoli di racconti e musica dal vivo itineranti per l’Italia. Ad oggi, i reading musicali sono andati in scena a Milano, Roma, Napoli, Palermo, Bologna, Cagliari, Piacenza, Bergamo, Pavia, Saronno, Subiaco (RM) e Manerba del Garda (BS), Orbetello e ogni spettacolo è unico: con i suoi brani, la sua musica, il suo pubblico e la sua storia.”

Giunti oggi a 536 con circa 30.000 lettori al mese sul celebre social network, i TrainDogs sono i protagonisti insieme al loro pubblico di un viaggio dalla sfera virtuale alla vita reale. Utilizzati prima come ispirazione per cortometraggi o come oggetti artistici in mostra con le trasposizioni su tela, sono diventati uno spettacolo itinerante in tutta Italia in cui si fondono lettura, canto e musica. Ogni tappa ha visto protagonisti diversi: generi musicali, artisti, voci e strumenti. Nel 2013 sono approdati alla carta stampata con il libro “TrainDogs – Storie di uomini e di donne”, una raccolta dei 200 brani ritenuti più significativi dall’autore nata per dare corpo a un format letterario che non è mai appartenuto a un luogo fisico. Un piccolo fenomeno letterario unico nel suo genere, nato dal viaggio e diventato tale, per Fabio Palombo e per i suoi lettori.Un piccolo fenomeno letterario unico nel suo genere, nato dal viaggio e divenuto tale, per l’autore, Fabio Palombo, e per i suoi lettori.Un piccolo fenomeno letterario unico nel suo genere, nato dal viaggio e divenuto tale, per l’autore, Fabio Palombo, e per i suoi lettori.Un piccolo fenomeno letterario unico nel suo genere, nato dal viaggio e divenuto tale, per l’autore, Fabio Palombo, e per i suoi lettori.

Pagina Facebook del tour calabresehttps://www.facebook.com/events/610421305738675/?fref=ts

A Scilla in passerella la #Calabriaoltre gli inchini

Partecipatissimo l’incontro al Lido Francesco: «Il Vangelo non è una clava ma un’interrogazione alla coscienza. Gli inchini sono un’opportunità per capire da che parte stare». Musolino: «La Chiesa abbia un ruolo liberante nella nostra terra»

«Il Vangelo non è una clava ma un’interrogazione alla coscienza. La verità sbattuta in prima pagina dell’inchino a Oppido è un’occasione d’oro, un’opportunità per chiedersi: tu da che parte stai?»: così Giovanni Ladiana, superiore dei gesuiti di Reggio Calabria e tra i fondatori del movimento ReggioNonTace a#Calabriaoltre gli inchini, quarta declinazione di Scilla in passerella, l’evento organizzato dalla Filodrammatica Scillese con la direzione artistica di Ossi di Seppia e Sabbiarossa Edizioni. «A chi abbiamo affidato la nostra sicurezza?» ha continuato Ladiana «È il momento di metterci la faccia».m Un appello raccolto dalle numerosissime persone accorse al Lido Francesco per sviscerare le commistioni tra sacro e profano durante la serata moderata da lla giornalistaJosephine Condemi.

«La Chiesa può diventare sistema di potere o di servizio» ha sottolineato il procuratore Stefano Musolino «e può avere un ruolo liberante nella nostra terra, in cui la ’ndrangheta reggina si può permettere di non ricorrere all’intimidazione perché la società civile è già omertosa, per una formazione culturale che incide sulla percezione della realtà». «È singolare che la questione degli inchini non sia stata trattata in modo strutturale» ha evidenziato Alessandro Russo, giornalista e uno degli autori del libro-inchiesta La ‘ndrangheta davanti all’altare, «ne deriva un paradosso: anche se la copertura mediatica del prodotto-Calabria negli ultimi tempi è aumentata, il cono d’ombra informativo si è allargato, per verità stereotipate diffuse da chi non ha contezza della complessità del territorio». Da qui, l’importanza dell’impegno e della memoria: «Rispetto a un paio di anni fa, sono stati fatti dei passi indietro» ha puntualizzato Alessio Magro, giornalista, tra i fondatori dell’archivio Stop ’ndrangheta, «Perché? Sembra si stia diffondendo una sorta di strategia identitaria di difesa tesa all’individuazione di un nemico esterno che scredita la comunità». Un’identità da riformulare con sinergie positive: «Occorre imparare a coniugare il noi» ha sottolineato Paola Bottero, giornalista e una degli autori del libro-inchiesta La ’ndrangheta davanti all’altare «spesso qui in Calabria ci si inchina senza neanche accorgersene, attraverso piccole rinunce quotidiane derivanti dalla solitudine. Forse, imparando a stare gli uni accanto agli altri, a unire i puntini, diventa più difficile abbassare la testa».

 Durante il dibattito è stato offerto un rinfresco a cura del Lido Francesco.

 Scilla in Passerella stasera ritorna alla terrazza Le Sirene: alle ore 21:30 la#Calabriaoltre il declino della politica, con Giuseppe Raffa, presidente Provincia Reggio Calabria, Demetrio Naccari e Mimmo Talarico, consiglieri regionali, Nino Foti, vice coordinatore regionale Forza Italia, moderati da Alessandro Russo.

L’Aspromonte da barriera a patrimonio in scena a Scilla in passerella

Dall’incontro alla Terrazza “Le Sirene” un messaggio di ripartenza.Bombino: «Superare l’alternativa mare-monti per uno sviluppo organico del territorio»

«Sull’Aspromonte, in un periodo storico determinato, si sono consumati numerosi insulti al nostro territorio. Ma paradossalmente il fatto che sia stata per molto tempo un’area interdetta ai più, consente oggi di godere di un patrimonio naturalistico incontaminato da cui poter ripartire»: così Giuseppe Bombino, presidente del Parco, a #Calabriaoltre l’Aspromonte, terzo appuntamento di “Scilla in passerella”, l’evento organizzato dalla Filodrammatica Scillese con la direzione artistica di Ossi di Seppia e Sabbiarossa Edizioni. Il massiccio aspromontano da barriera ad opportunità: questo il tema della serata moderata da Marisa Larosa eFilippo Teramo in un affollata terrazza dell’hotel Le Sirene. Serata che si è aperta con i suoni della zampogna a moderna di Filippo Spanò, giovane virtuoso che incrocia le innovazioni estemporanee con le passate, melodie ipnotiche della tradizione: «Esistono due tipi di zampogna nella nostra provincia», ha precisato Spanò, «quella ‘a paro’, con due canne uguali, e quella ‘a moderna’, in cui si alternano due suoni, uno acuto e uno grave».

Un’alternanza tra episodi problematici e potenzialità che si è riflessa negliinterventi dei relatori: Cosimo Sframeli, carabiniere e scrittore, autore conFrancesca Parisi del libro A ‘ndrangheta, protagonista in prima linea durante il periodo dei sequestri, ha ripercorso quella drammatica stagione non trascurando di evidenziare la ricchezza della cultura grecanica, che negli anni ha imparato a riconoscere ed apprezzare: «Per combattere i comportamenti scorretti non basta la legalità ma ci vuole la giustizia, che si ottiene con la forza di dire no incentivando l’arte e la cultura». Anche Fausta Rigoli e Rocco Lupini, madre e figlio sequestrati negli anni ’80, seppur ricordando come «i sequestrati non sono riconosciuti come vittime di mafia», hanno riaffermato la necessità di andare oltre il dolore per continuare a vivere come abitanti di un Aspromonte che vuole rinascere: «Ognuno ha la propria storia», ha sottolineato Lupini, «io ho deciso di andare via e poi tornare a fare l’imprenditore perché credo nelle possibilità di questa terra». Una ripartenza possibile se costruita dal basso: «La questione meridionale è stata trattata come questione criminale» ha evidenziato Bombino «nessuno aveva mai chiesto a quelli che vengono considerati come gli abitanti per eccellenza del Parco, i pastori, quali erano le loro esigenze, le loro necessità: noi lo abbiamo fatto, utilizzando il loro patrimonio esperienziale per aiutarci nell’avvistamento degli incendi, stimolando il senso di appartenenza alla montagna». Non dimenticando che, per andare oltre, occorre superare l’alternativa mare-monti «l’Aspromonte è il suo mare, arriva fino alle sue coste».

 Durante il dibattito, è stato offerto un rinfresco a cura dell’hotel Le Sirene.

Scilla in Passerella stasera si sposta al Lido Francesco: alle ore 21, la#Calabriaoltre gli inchini, con Giovanni Ladiana – padre gesuita, Stefano Musolino – magistrato antimafia, Alessio Magro, Alessandro Russo e Paola Bottero – giornalisti – moderati da Josephine Condemi.

Scilla in passerella porta la Calabria oltre il pregiudizio

Partecipatissimo l’incontro alla Terrazza “Le Sirene”. Russo: «Si può raccontare questa terra senza marchiare tutti come si fa con il bestiame o una stirpe maledetta»

Effetto Godzilla. «L’antico pregiudizio anticalabrese, dopo il 2005 e l’omicidio Fortugno, grazie ad una narrazione mediatica compiacente si è trasformato in un mostro che alimenta l’equazione calabrese uguale ‘ndranghetista.  Ma si può dire la verità e raccontare questa terra senza marchiare tutti come si fa con il bestiame o con una stirpe maledetta»: così Alessandro Russo, giornalista e scrittore, a #Calabriaoltre il pregiudizio. Questo il titolo del secondo appuntamento di Scilla in passerella, rassegna organizzata dalla Filodrammatica Scillese con la direzione artistica di Ossi di Seppia e Sabbiarossa Edizioni. In una affollatissima terrazza Le Sirene, partendo  da Marchiati (libro-inchiesta su come stampa e media alimentino la Calabrofobia) nella serata moderata da Josephine Condemi e Filippo Teramo ci si è chiesti come e perché il pregiudizio, trasformandosi in stereotipo, possa diventare una maschera calata a forza su di un popolo. «L’ultimo episodio in ordine cronologico, è quello relativo a Nando dalla Chiesa, che nel rapporto del comitato antimafia di Milano usa il termine calabrese come sinonimo di ‘ndranghetista» ha ricordato il giornalistaConsolato Minniti, proseguendo: «occorrerebbe riflettere sulla responsabilità di chi racconta e quindi sulla nostra categoria, quella della stampa, che si riduce ad una passamaneria di carte senza alcun senso critico». Per la giornalista Manuela Iatì, «anche noicalabresi abbiamo colpe nell’alimentare questo pregiudizio verso noi stessi. Un’associazione mentale che ci porta a pensare, quando succede qualcosa di negativo, che c’entri comunque la nostra terra». Da qui, la necessità, ha sottolineato Mimmo Martino, leader dei Mattanza, di trovare «altri linguaggi, per andare oltre, attraverso una presa di coscienza che, come i racconti degli antichi cantastorie, diventi una narrazione in cui ci si possa identificare». E che porti all’impegno: «dopo la rivolta del 2010, non mi sono riconosciuta nella descrizione del mio paese» ha raccontato Elisabetta Tripodi, sindaco di Rosarno: «dovremmo fare diventare lo straordinario ordinario. Abbiamo bisogno di uno stato non solo repressivo, ma preventivo. Questo non può diventare un alibi per lo scarso senso civico o la poca interiorizzazione delle regole». Come andare oltre? Per Minniti «facendo ognuno il proprio dovere senza continuare ad aspettare una salvezza che venga da fuori», per Iatì «recuperando il senso di appartenenza ad una collettività e non a gruppuscoli, dando voce ai calabresi, trovando esempi di cui andare orgogliosi». «La Calabria deve sconfiggersi» ha chiosato Russo «superare il complesso di inferiorità rispetto alle narrazioni “altre”. La lotta allo stereotipo ha bisogno di persone in carne ed ossa. Dobbiamo chiederci chi siamo e cosa vogliamo essere».

Durante il dibattito, come succederà nelle prossime serate, è stato offerto un rinfresco a cura dell’hotel Le Sirene.

Stasera Scilla in passerella ritorna, sempre alle ore 21:30, sulla terrazza delle Sirene (ingresso dalla nazionale, di fronte alla stazione Fs), con la #Calabriaoltre l’Aspromonte. Giuseppe Bombino, Presidente Parco Aspromonte, Cosimo Sframeli e Francesca Parisi, carabinieri e scrittori, Filippo Spanò, maestro di zampogna, Rocco Lupini e Fausta Rigoli saranno moderati da Marisa Larosa e Filippo Teramo.

Protesta davanti sedi Inps. Arriva il decreto di pagamento delle Regione per i lavoratori in mobilità in deroga.

«E’ stata una battaglia dura, cominciata già nei giorni scorsi davanti le varie sedi Inps della regione, ma alla fine abbiamo fatto un primo importante passo in avanti: la Regione Calabria ha firmato il decreto per il pagamento di due mensilità 2013 relative ai lavoratori in mobilità in deroga». Lo afferma il segretario generale della Uil Temp Calabria, Gianvincenzo Benito Petrassi, dopo la manifestazione cominciata questa mattina davanti le sedi Inps di Cosenza, Crotone e Reggio Calabria, e terminata solo nel tardo pomeriggio dopo la firma dell’assessore al Lavoro dei decreti di pagamento. «E’ un risultato importante per i lavoratori che attendono da molti mesi quel che gli spetta, ma è ovvio che la nostra lotta non può finire qui. Siamo alle solite – prosegue il segretario – per vedere riconosciuto un diritto sacrosanto è necessario protestare – anche per più giorni – far intervenire il prefetto e far convocare un incontro con le istituzioni coinvolte (in questo caso Regione Calabria, ministero del Welfare e Inps). E chi ci rimette sono solo, oltre che i lavoratoti interessati, anche i cittadini a causa dei disagi che si creano».

Come già spiegato la protesta di oggi è la prosecuzione delle manifestazioni già avviate nei giorni scorsi da Cgil, Cisl e Uil per il pagamento delle mensilità arretrate. La situazione è sembrata arenarsi quando, secondo alcune voci, il ministero del Welfare avrebbe preteso la compartecipazione della Regione per il pagamento di queste spettanze. Anche il prefetto di Catanzaro è intervenuto per smuovere la situazione (importante anche il contributo di un gruppo di parlamentari calabresi esoprattutto l’intervento del segretario nazionale confederale Uil, Guglielmo Loy) arrivando così all’annuncio dell’assessore al Lavoro della Regione.

«Quello di oggi è stato solo un primo risultato – continua Petrassi -, i nostri obiettivi in vista di settembre sono la chiusura dell’anno 2013 (per il pagamento dei lavoratori in mobilità e cassa integrazione in deroga) e il prosieguo anche per il 2014. Ma ciò che ci sta davvero a cuore è il ricollocamento di questi lavoratori. Non vogliamo assistenzialismo. E’ arrivato il momento di pensare a investimenti e a politiche attive in grado di far ripartire il lavoro. Per chi il lavoro lo ha perso e chi non lo ha mai avuto».

Gratteri a Scilla in passerella: “Non passi l’idea che tutta la Calabria è mafia”

Gratteri a Scilla in passerella: “Non passi l’idea che tutta la Calabria è mafia”

Oltre mille persone in Piazza San Rocco per ascoltare il magistrato della Dda intervistato da Paola Bottero. E sugli “inchini” ai boss un invito alla Chiesa: «Perché abolire le processioni quando basterebbe un albo dei portatori? Così la diamo vinta alla ’ndrangheta».

SciP gratteri pubblico

«La colpa è anche di noi magistrati. Molte volte, forse per fretta, ci facciamo usare dalla stampa nazionale. Dobbiamo stare attenti, è capitato anche a me: occorre dire le cose ma non pensare che tutta la Calabria è ’ndrangheta, altrimenti facciamo il loro gioco»: così Nicola Gratteri ha risposto alla domanda di PaolaBottero, giornalista e scrittrice, sul sensazionalismo di alcuni media che finisce per alimentare il pregiudizio sui calabresi. Erano oltre mille le persone presenti in Piazza San Rocco per ascoltare il magistrato antimafia ospite della prima di Scilla in passerella, l’evento organizzato dalla Filodrammatica Scillese con la direzione artistica di Ossi di Seppia e Sabbiarossa Edizioni.

«Se fossi nato in un’altra abitazione, avrei potuto essere benissimo un capomafia: l’educazione è fondamentale. Sono stato fortunato perché la mia famiglia era di persone umili ma oneste, dai grandi valori, che mi hanno insegnato ad essere me stesso e a ricordare le mie origini». È un Nicola Gratteri inedito, più volte interrotto dagli applausi della piazza strapiena, quello che si racconta a Paola Bottero: l’amore per la propria terra, la speranza, il senso di una  «denuncia costruttiva». Perché «anche nei paesi a più alta densità mafiosa, la mafia resta minoranza. Ma organizzata e ordinata, mentre noi viaggiamo in ordine sparso». Da qui l’importanza di una «educazione alla cultura della cooperazione» perché «ci sono i margini per arginare il fenomeno mafioso. Ma occorre il coraggio e la volontà di cambiare le regole del gioco».

SciP gratteri_bottero

Le regole vanno cambiate prima di arrivare ai Tribunali e qui sta il senso della sua nomina a presidente della commissione voluta da Palazzo Chigi per elaborare una piattaforma di riforme della legislazione antimafia. «Occorre modificare la normativa parificando il 416 ter (voto di scambio) al 416 bis (associazione a delinquere di stampo mafioso), aumentando le pene cosicché non diventi più conveniente delinquere». Allo stesso tempo è necessario «modificare il codice di procedura penale riguardo l’ordinario, trasformando i reati bagatellari in contravvenzioni, perché oggi il tribunale è un lavandino otturato, una strada piena di buche». Rispondendo alla domanda della Bottero sulla reale possibilità che la commissione non abbia ostacoli da parte del potere politico, Gratteri ha ricordato che «chiunque sia stato al potere, non ha mai voluto un sistema giudiziario efficiente, perché il manovratore non vuole essere controllato». Ma il magistrato si è anche detto sicuro di poter ottenere una maggioranza bipartisan sulle riforme che la commissione proporrà.

Gratteri non si è sottratto alla domanda su uno dei temi caldi: gli “inchini” ai boss. E non sono mancati i distinguo rispetto alle decisioni della Chiesa calabrese: «Perché abolire le processioni? Non basterebbe regolamentare i portatori? Il sacerdote si assuma la responsabilità di un albo di persone perbene che possano portare il santo e programmino il percorso con i relativi momenti di sosta. La diamo vinta alla mafia se non facciamo le processioni, che soprattutto nei decenni passati sono state gestite dalle famiglie mafiose del paese per esternare il proprio potere, con meccanismi che non c’entrano con il credo».

Gratteri, sollecitato dalle domande di Paola Bottero, ha ricordato quindi le fasi della sua mancata nomina a ministro della giustizia del Governo Renzi e ha ribadito di non essere interessato a correre per la carica di presidente della regione Calabria pur essendo stato interpellato «da destra, da centro e da sinistra».

Terminato il faccia a faccia la serata è proseguita con un concerto degli Hantura offerto dalla Provincia di Reggio Calabria.

Il programma di Scilla in passerella prevede per questa sera alle ore 21, presso la terrazza dell’Hotel le Sirene (ingresso sulla nazionale, di fronte alla stazione Fs), la #Calabriaoltre il pregiudizio, con i giornalisti Alessandro Russo, Manuela Iatì e Consolato Minniti, il sindaco di Rosarno Elisabetta Tripodi e il leader del gruppo musicale dei Mattanza Mimmo Martino. Condurranno la serata Josephine Condemi e Filippo Teramo.

Dacci una zampa, “A un mese dall’occupazione, bilancio più che positivo. Ma l’amministrazione comunale ci obbliga a dire stop a nuovi ingressi”

Quando un mese fa abbiamo deciso di ridare dignità e funzione a una struttura di proprietà di tutta la città ma colpevolmente abbandonata, non avremmo mai pensato di poter fare un bilancio così positivo della nostra attività qui”.  A un mese esatto dall’inizio dell’occupazione del canile di Mortara, la struttura di proprietà comunale finanziata con oltre 650mila euro del decreto Reggio, conclusa nel 2006, inaugurata nel 2008 e mai entrata in funzione che i volontari dell’associazione onlus Dacci una zampa hanno occupato per rispondere all’emergenza randagismo in città, i numeri sono quelli di un successo rotondo. Oltre 120 cani recuperati, trentadue già affidati in adozione, e altri cinque che a breve lo saranno se le persone che ne hanno fatto richiesta supereranno positivamente il controllo preaffido, altri due cuccioli  in partenza per il nord Italia, “questo è quanto in solo un mese si è riuscito  a fare grazie allo slancio generoso con cui la città ha sposato la nostra battaglia, ma questi numeri dimostrano anche quanto grave, radicata e ignorata sia oggi l’emergenza randagismo a Reggio Calabria. Noi ci siamo messi a disposizione per tentare di arginare il problema, ma a volte abbiamo l’impressione di essere dei microscopici Davide – cui anche l’amministrazione comunale si preoccupa di fare lo sgambetto –  di fronte ad un immenso Golia, di cui nessuno si vuole occupare”. C’è orgoglio, soddisfazione ma anche la rabbia e la frustrazione di chi vorrebbe poter affrontare con i migliori mezzi e nelle migliori condizioni un problema concreto, ma non ha materialmente tutti gli strumenti per farlo, nel bilancio tracciato dai volontari di Dacci una zampa. “Quotidianamente riceviamo migliaia di segnalazioni, decine e decine di persone ci chiamano, ci scrivono, o si presentano quotidianamente al canile segnalando cani abbandonati, in difficoltà o in pericolo. Le stesse forze dell’ordine ci portano animali in pericolo o consigliano ai cittadini di contattare Dacci una zampa. La stessa cosa fa l’Asp, che non più tardi di qualche giorno fa ci ha affidato – e un verbale lo testimonia –  8 cuccioli di appena due giorni, che oggi stanno cercando di sopravvivere grazie alle cure di Zaira, una delle prime ospiti disobbedienti del canile. Stiamo mettendo tutto il nostro impegno e la nostra passione per rispondere alle richieste di tutti, ma è quasi un compito improbo”, dicono i volontari, che ricordano che Dacci una zampa è un’associazione onlus, che conta solo sulle donazioni che riceve e sui sacrifici personali di soci e simpatizzanti per dare assistenza e cura agli animali di cui si prende cura. “Da un mese forniamo alla città quel servizio che competerebbe al Comune, ma di cui le istituzioni cittadine si disinteressano e solo grazie ai nostri volontari e ai cittadini possiamo affermare di aver dato vita e speranza a oltre un centinaio di cani, ma non possiamo che definire questa situazione come paradossale. È paradossale che il canile di Mortara occupato sia punto di riferimento per forze dell’ordine e soggetti istituzionali come l’Asp e al contempo osteggiato da altre, come ben noti dipartimenti dell’amministrazione comunale. È paradossale che i volontari tentino di supplire alle lacune del Comune e il Comune stesso non muova un dito per permettere loro di farlo in sicurezza. È paradossale, che l’onere di tutelare un patrimonio della città – quali secondo la legge sono i randagi – ricada solo ed esclusivamente sulle spalle di comuni cittadini senza alcun supporto da parte della pubblica amministrazione”. È un quadro semplicemente illogico quello che emerge dalle parole dei volontari di Dacci una zampa, che oggi si trovano costretti a dichiarare “siamo persone responsabili e non vogliamo né possiamo assumerci il rischio di condannare gli animali che tentiamo di salvare. Ad oggi, se non in casi di estrema necessità, siamo costretti a mettere un freno all’ingresso di nuovi cani perché rischiamo di non avere le forze e i fondi per poterli mantenere. Oggi a Mortara ci sono più di 80 cani, di cui 56 sono cuccioli, 14 dei quali neonati. Cani che mangiano, che hanno bisogno di cure mediche, assistenza, regolare e puntuale pulizia. E fino a quando qualcuno a Palazzo S. Giorgio non deciderà di assumersi la responsabilità di questi animali recuperati, non siamo nelle condizioni di accettarne di nuovi. Ovviamente non consideriamo una soluzione consona al problema la deportazione degli animali nei canili di Gioia Tauro, teatro della morte “accidentale di oltre 800 cani”  e Taurianova, interdetto per mafia. Il Comune emani un’ordinanza contingibile e urgente per l’affidamento provvisorio del canile di Mortara che ci metta nelle condizioni di uscire dalla clandestinità e rapportarci con i tanti enti e istituzioni che si sono mostrati disponibili a darci una mano”. Questo non significa – ci tengono a specificare dall’associazione – una resa “continueremo a lavorare perché i cani salvati fino ad oggi trovino una casa e una cuccia, faremo il possibile per continuare la nostra lotta e salvare più randagi possibile, ma abbiamo bisogno dell’aiuto della città e delle istituzioni della città. Nelle prossime settimane promuoveremo diverse iniziative di sensibilizzazione e raccolta fondi cui chiediamo a tutti di partecipare, come a tutti chiediamo di regalarci ore e forze per assistere gli ospiti di Mortara. Ma soprattutto chiediamo alla città, come all’Asp e ai vertici delle forze dell’ordine che quotidianamente fanno riferimento a noi  di fare pressione sull’amministrazione comunale perché ci metta nelle condizioni di continuare a fornire quel servizio che sarebbe di loro onere e competenza, ma è toccato a noi sobbarcarci. Allo stesso modo chiediamo all’Asp – che ben sa come lavoriamo – di sostenerci in termini di prestazioni veterinarie, forniture di farmaci e sterilizzazioni, che sarebbero di loro competenza ma ad oggi ricadono solo sulle spalle dell’associazione Dacci una zampa e di quanti hanno deciso di sostenerci. Non chiediamo la luna, ma solo di essere messi  nelle migliori condizioni per fornire un servizio che non è un favore, ma un diritto dei cittadini di Reggio Calabria. E non solo di quelli a quattro zampe.

#ReggioNonTace Prossimo evento in calendario, 8 agosto – Vite strozzate

27977_102896939754935_7619542_nTutti conosciamo il fenomeno dell’usura, ma chi sa in quanti sappiamo (o vogliamo sapere) che la nostra città è al primo posto, tra quelle che ne sono maggiormente interessate.

Certamente ciò è dovuto anche alla difficilissima situazione economica di tanti cittadini, ma sarebbe ingenuoo vilefingere di non capire che il primato della nostra città è legato immediatamente alla presenza della ‘ndrangheta e dei tantianche professionistiche con la ‘ndrangheta non sono solo conniventi, ma fanno affari.

A volte, poi, anche recentemente, dietro all’usura ci sono complicità anche di rappresentanti di istituti bancari, che mettono in mano agli strozzini coloro che non ce la fanno, o chi intende potenziare o creare aziende che porterebbero sviluppo e creerebbero lavoro.

Parleremo di questo nella prossima serata dell’estate al cortile degli Ottimati. È il sesto evento di questo primo tentativo di proporre a tutti i cittadini occasioni di riflessione e che abbiamo intitolato … «m’importa»: per partecipare responsabilmente. Lo faremo vedendo insieme un altro film: Vite strozzate.

Sarà la seconda volta che la serata sarà condotta dall’associazione Microdànisma, e anche stavolta non sarà un confronto accademico. Avremo l’occasione di ascoltare la voce d’un imprenditore che s’è ribellato all’usura, di cui era stato vittima; e che non s’è accontentato di far arrestare e condannare – in via definitiva – i suoi aguzzini. Infatti non ha perso tempo a piangersi addosso e – nonostante stia subendo ancora intimidazioni e attentati –, con Microdànisma parla ai ragazzi nelle scuole, collabora in un centro d’ascolto antiusura e ha creato Calabria Solidale, consorziandosi con altre imprese, per la commercializzazione di prodotti della nostra terra, senza sponsor dall’alto, né facilitazioni.

Ci auguriamo che tanti sentano il bisogno di partecipare, per avere l’occasione di costatare che non è vero che, come semplici cittadini, dinanzi alla prepotenza siamo impotenti.

L’appuntamento è per venerdì 8 agosto, alle ore 20,45 nel cortile degli Ottimati, ingresso da via Cimino n. 4 (scendendo da piazza Castello, subito dopo la Procura generale).

organizzatori delle serate: Microdànisma, movimento ReggioNonTace, C.STOf, Comitati territoriali tumori e leucemie, Comunità di Vita Cristiana, MASCI RC4, Mad Simon e Maurizio Albanese, NO carbone a Saline, padri gesuiti