Anacronismi contemporanei: Giovanni Manzoni Piazzalunga

“Tutta la matematica del mondo non potrà mai supplire la mancanza di genio”
Michelangelo Buonarroti

Raramente sono rimasta silenziosa davanti ad un’opera d’arte. Ho sempre espresso in maniera più o meno energica ed evidente le sensazioni che provavo, ma non questa volta. È difficile trovare le parole quando ci si ritrova davanti ad un artista come il giovane Giovanni Manzoni Piazzalunga. Boliviano di nascita, milanese d’adozione, Giovanni racchiude nelle sue opere dal realismo plastico dei tratti leonardeschi al drip painting alla Pollock. Le sue donne sembrano appartenere ad una dimensione al di sopra del materialismo terreno, in cui tutto è movimento e naturale sensualità.
Le parole questa volta, dunque, ho deciso di trovarle insieme all’artista stesso…

Chi è Giovanni Manzoni Piazzalunga? come ti definiresti?
Giovanni Manzoni Piazzalunga è un disegnatore in primis. La nomea di Artista è ormai una definizione che viene utilizzata troppo spesso. Spesso gli artisti di ultima generazione non sanno neppure disegnare e per me il disegno è l’abc dell’artista o meglio creatore o creativo. Poter disegnare i propri pensieri è la prima cosa che si dovrebbe fare quando vuoi creare qualcosa. Mi definirei un disegnatore poiché chi può disegnare può semplicemente entrare a far parte di molteplici mondi, mentre oramai la sola definizione di artista rende per la maggior parte dei casi esclusiva la collaborazione con le gallerie e questo a mio dire ristringe il campo dell’espressione.

Cosa o chi ti ispira di più?
Il Cinquecento è stato e continua ad esser la base. Su tutti Michelangelo, ma qualsiasi disegno è in automatico una scuola. Il muralismo messicano lo sento molto vicino per via delle mie origini e perché mi piace l’idea che un’opera possa avvolger lo spettatore e infine la Street art con il suo messaggio diretto veloce istantaneo, senza troppe narrazioni ma con messaggi ben comprensibili. Mi piacerebbe che le persone che guardano i miei disegni avessero la sensazione di vedere tutte queste tre cose fuse assieme.

Hai accennato alle tue origini, cosa c’è di strettamente sudamericano, oltre al muralismo messicano a cui già facevi riferimento, nelle tue opere?
Sono cresciuto in Italia e l’influenza maggiore penso sia quella italiana, ma quando ho scoperto i murales messicani di Riveira e di Orozco mi son sempre detto: un giorno mi piacerebbe avere muri e muri da riempire come loro. E per assurdo mi son trovato nella situazione e nel periodo in cui è più facile posizionare tutto ciò all’interno di una galleria piuttosto che sui muri della città. Ironia del destino.

Parliamo dunque di spazi. Guardando i tuoi disegno ho avuto l’impressione di un Rinascimento attualizzato. Credi che oggi ci siano sufficienti spazi per l’Arte, un po’ come nel Quattrocento e Cinquecento o, paradossalmente, la libertà di espressione ha contratto questi luoghi?
Di spazi ce ne sono: l’urbanizzazione veloce, forse anche un po’ troppo spessa e senza gusto, ha creato enormi pareti in città sempre un po’ più grigie e ogni giorno grazie al web si viene a conoscenza di artisti ottimi che riempiono intere facciate di palazzi, intere murate di edifici… interi luoghi non predisposti assolutamente per l’arte, come le favelas in Brasile, eppure questa gente con la propria arte riesce a dare una facciata diversa a certi luoghi spogli di creatività e di arte. Non è più il Cinquecento, abbiamo seicento anni in più e questi seicento anni in più si fanno sentire fortunatamente…

C’è un’opera o un’esposizione in particolare che ti sono rimaste nel cuore più di altre?
Il mio molto personale 12 metri per 3 metri dove ho inserito temi come l’adozione, Nikola Tesla, Ganesh che parla con Cristo e la natura. Ecco quello è uno di quelli che sento più vicino…. anche se poi vige una regola fissa: il miglior disegno è sempre il prossimo!

Come nasce l’idea di utilizzare il caffè?
L’idea del caffè è nata per caso, non sono sicuramente il primo, ma mi piace l’idea di utilizzare un mezzo povero, come se non fosse il mezzo a esser utile all’espressione ma l’espressione utile a se stessa. Mi piace l’idea che lo scarto di caffè che ogni giorno migliaia di persone buttano via possa acquisire valore, perché penso che in fondo anche quello sia il potere dell’arte: dare valore a cose che in apparenza non l’avevano ma che proprio grazie alla forza espressiva possono far ribaltar la scala dei valori.

Che rapporto hai con il ‘colore’?
Il colore è qualcosa che ancora devo affrontare, un duello. Per adesso sono nella fase in cui lo sto guardando ancora per cercare di bene la sua prossima mossa. Ho fatto molti esperimenti sia in accademia che nei miei studi a Milano, ma solo la serie dei supereroi mi soddisfa come colorazione … un incontro forse un po’ da rinviare a data da definirsi come si suol dire.

Qual è il tuo luogo (o non- luogo) dell’Anima? quel posto in cui ti senti davvero a casa o ti rifugi?
Bella domanda. Per uno che si chiama Manzoni con la faccia di indios non esiste proprio una casa, né un luogo fisso. Ovunque vada sarò fuori luogo e questo ti dà la possibilità di alienarti più facilmente, guardare il tutto dall’esterno. Ed è proprio quando vediamo le cose dall’esterno che ci appaiono un po’ più chiare. Citando qualcuno direi che la mia casa è il mondo. Non mi piacciono i patriottismi o le rivendicazioni del proprio territorio perché nessuno su questa Terra possiede realmente qualcosa se non se stesso.

Sei mai stato in Calabria?
No, mai.

Ma so che ci verrai a dicembre per un progetto sulle residenze d’artista. Come te l’aspetti la Calabria?
Di solito non mi faccio aspettative cosi tutto diventa una sorpresa. Mi rifaccio un po’ forse ai luoghi comuni di cucina abbondante, gente calorosa… e paesaggi sicuramente molto più naturali rispetto alla mia culla milanese…

Qual è la domanda che avresti voluto ti facessero e nessuno ti ha mai fatto?
“Chi è l’artista non artista più importante in assoluto per te?”. Avrei risposto in assoluto Nikola Tesla, un reale futurista che ha disegnato un mondo migliore reale… ma che purtroppo l’ha disegnato così funzionale, con energia gratis per tutto il globo, che qualcuno più potente di lui ha deciso di metter da parte quei disegni stupendi di un mondo migliore. Questo supera di gran lunga tutto il genio di Leonardo e la sua città ideale, la Città Nuova di Sant’Elia, le migliori idee e le migliori invenzioni di ogni tempo. Per tutto questo dichiaro Nikola Tesla il più grande artista inventore uomo con una vera anima che il mondo abbia potuto avere.

In attesa, dunque, di poter incontrare personalmente Giovanni, vi consiglio di visionare e perdervi nelle sue opere sul suo sito personale www.giovannimanzonipiazzalunga.eu.

Letizia Cuzzola