Il sigillo di carta. Memorie di un soldato borbonico

Vanno dicendo che è un’operazione di polizia per contrastare il brigantaggio. Non ammetteranno mai che possa essere una guerra, tantomeno una guerra civile. Così Giuseppe Spinelli nelle primissime pagine del suo ultimo lavoro Il sigillo di carta. Memorie di un soldato borbonico, BookSprint Edizioni: trecentosettanta pagine di Storia che racconta se stessa ma da una prospettiva diversa rispetto alle voci ufficiali.

A centocinquantadue anni dall’unificazione d’Italia la mole di libri che narrano del periodo ad essa immediatamente precedente e/o successivo è immane: dicerie, leggende e revanscismi hanno inondato le librerie italiane con pretese sempre più o meno evidenti di assolvere o condannare una parte o l’altra. Il sigillo di carta non è una diceria ma si basa su documenti autentici; non è una leggenda ma un racconto; non è una rancorosa forma di revanscismo ma di consapevolezza sugli avvenimenti che hanno scosso alcune coscienze meridionali e stravolto le vite di un intero Regno negli anni dal 1858 al 1862.

A scuola al cosiddetto fenomeno del brigantaggio vengono dedicati solo alcuni trafiletti informativi o paragrafi interi se l’autore si sente particolarmente ispirato per dichiarare le peggiori nefandezze su quello che, ad un’analisi oggettiva, dovrebbe risultare un movimento di resistenza popolare. Spinelli ci fa rivivere quegli anni di transito dal Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia attraverso la memoria del protagonista, omonimo dell’autore, ed una narrazione fluida di quella questione meridionale che di fatto non è altro che sinonimo politicamente corretto delle conseguenze di un’annessione palesemente forzata. Il capitano Spinelli, dei duchi di Seminara, si pone alla guida di un esercito di uomini, e successivamente anche donne, che tenteranno di difendere la propria identità: siamo stufi di essere manipolati, raggirati e sfruttati. A noi l’unità d’Italia non dice niente perché come popoli delle Due Sicilie avevamo già una nostra unità. Sono anni difficili quelli narrati da Spinelli, anni di lotte e sangue che scorre a fiumi, come le lacrime per lo stravolgimento del quotidiano in nome di un ideale di fedeltà e libertà. Ma è anche la narrazione di una parte di storia che si dà per scontato essere quella dei libri scolastici, noncuranti degli eventi fondamentali e localistici che hanno cambiato il volto di quella che oggi è una nazione: i massacri di Pontelandolfo e Casalduni (riconosciuti come tali ufficialmente solo nel 2012), la strage di Bronte e la prigione sabauda di Fenestrelle dove ai soldati borbonici che si ‘convertivano’ all’esercito italiano veniva insegnato che per ottenere il timore più che il rispetto delle popolazioni invase, occorreva terrorizzare, come dimostra il racconto della morte a Pontelandolfo di Gennaro, giovane sordomuto e renitente alla leva per motivi evidentemente ovvi, ucciso per non aver gridato (sic!) in nome di quel nuovo Re che gli avrebbe concesso la libertà solo nella morte. L’episodio diventa così emblema di una volontà dell’esercito piemontese di ignorare la realtà di un intero popolo a cui si stava imponendo un padrone.

Fra le pagine che scorrono incalzanti incontriamo anche le passioni del giovane capitano Spinelli: Andrea ed Agata, due donne apparentemente distanti per censo e carattere, ma che ci aiutano a scoprire, ad andare a fondo al cuore di quest’uomo costretto a rinunciare agli affetti familiari per un Amore più grande per il bene di un intero popolo.

Il sigillo di carta. Memorie di un soldato borbonico è un libro scritto con cuore e cognizione di causa, elementi spesso in disaccordo, ma che in questo testo fanno da collante e mantengono salda l’intenzione narrativa dell’autore. Al termine della lettura ho avuto un momento di straniamento, come se la Storia fosse uno specchio in cui ci siamo riflessi per anni senza vedere che l’immagine riflessa era in realtà coperta da un telo. E’ un libro che stimola alla riflessione in più punti e su più piani e dà risposte stimolando nuove domande. Nell’epilogo si legge: quando voi racconterete ciò che avete letto ad altri, ecco, ci farete rivivere; narrarsi per scoprirsi e condividere. Una scarsa memoria collettiva è uno dei peccati più grandi da cui noi meridionali non riusciamo a liberarci e, dunque, ben vengano libri come questo di Giuseppe Spinelli che aprono finestre sulla Storia per rinvigorire le coscienze.

Letizia Cuzzola

  • Marco Lucisani

    Il 3 maggio 2013 a Reggio Calabria, si è tenuta la presentazione del libro. Proprio il prof. Spinelli, autore del romanzo storico, ha presieduto alla presentazione. Questo è il video relativo. http://youtu.be/To8ODgLdoUE

  • Marco Lucisani

    Il 3 maggio 2013 a Reggio Calabria, il prof. Spinelli ha tenuto una conferenza su questo interessante romanzo storico. Questo è il video del suo intervento: http://youtu.be/To8ODgLdoUE