Corrado Alvaro: “Occhi di donna”

Corrado Alvaro e le donne, le madri, la metafora della Calabria dallo sguardo ammaliante e mai complice, lontano ma sempre presente nella memoria dello scrittore che li porta con sé nel suo peregrinare per l’Europa. Alvaro ha uno sguardo penetrante e sta dalla parte delle donne. Sono donne un po’ maghe, leggono nella mano il destino, e vedono cose su cui per pietà tacciono. Spesso intuiscono un futuro tragico che sfugge agli uomini. In questi racconti trovano spazio tutti i temi cari all’autore: città e campagna, storia e natura, cultura moderna e primitivismo, progressismo ed eterno ritorno, racconto “saggistico” e lirismo, innovazione linguistica e nostalgia di un passato non massificato, ribellione e rassegnazione. Lo scrittore calabrese offre con questa raccolta alcune delle sue pagine più belle e significative.

Introduzione all’opera. La prima delle dodici novelle è esemplificativa del cuore di Alvaro e dell’opera: il racconto, in prima persona, parte da un ritratto di donna, acquistato dal protagonista che confessa come nonostante non ricordi quasi più le passioni della sua terra, se ne senta legato da una solidarietà carnale. Come la protagonista del ritratto, schiva allo scatto della macchina fotografica, anch’egli soffre di quello che definisce un ritegno primordiale, una reticenza a posare per qualcosa di definitivo, prima che lo stampo della vita si spezzi. Cuore della narrazione è l’animo pudico di Melusina, figlia di quella terra in cui gli orti nelle pieghe della terra (sono) segreti umidi e ombrosi, quel suo trovarsi al centro dell’attenzione di un pittore, attratto dall’armonia del suo viso, un’armonia di cui si stupiscono le ciglia con lo stupore delle statue. Il paese è una realtà ferma, dove le crepature fanno una rete di varici, su sui si affacciano finestre vane e scale monotone, dove ancora la fontana s’è rotta come una vena.

Melusina si lascia ritrarre sotto l’occhio vigile del padre che tenta di percepire quella lingua incantata degli uomini giovani; lei, intimidita coprendosi una mano mostrava l’altra, e alla fine le nascose tutte e due come due colombe sotto il grembiule. La fine dell’opera del pittore porterà via con sé non solo il volto di Melusina ma anche quel breve istante di libertà della giovane.

Il linguaggio cromatico di Alvaro. Il lessico di Alvaro è ricco, vario, abbonda di termini che richiamano un linguaggio non solo descrittivo; un linguaggio sensoriale utilizzato con spontaneità e non con artificio. L’insieme di espressioni coloristiche, olfattive ed anche tattili mettono in risalto la capacità di Alvaro di includere nella propria tecnica descrittiva tutti i cinque sensi in quanto si serve del potere evocativo delle parole per accentuare la carica emotiva della narrazione.

Ne consegue che il segreto di Alvaro narratore è nella capacità di descrivere in maniera spontanea e quasi primitiva gli elementi più umili e apparentemente trascurabili non con lucidità fotografica, bensì attraverso moduli generalmente adoperati in poesia. Questi racconti rappresentano riflessione unitaria di vita e conciliano felicemente una suggestiva evocatività lirica con la descrizione del minuto realismo dei particolari.

 Letizia Cuzzola