Il sistema democratico e politico come è e come dovrebbe essere

Leggendo il bellissimo saggio di Adelino Zanini su Joseph A. Schumpeter, pubblicato nel 2000, mi sono imbattuta in un interessante passaggio che mi ha indotto ad un’attenta riflessione politologica. Passo che sottolinea il punto di vista schumpeteriano sul tema della Democrazia  (democrazia senza ideali) e che viene definito ancora oggi il grandioso nucleo dell’analisi politica di Capitalism, Socialism and Democracy di Schumpeter. Schumpeter dedica buona parte delle sue argomentazioni nel distinguere economica e politica da ideologia. Richiamando alla memoria uno dei fondamenti costituzionali principali della nostra democrazia e cioè l’art. 1 che sancisce: “La sovranità appartiene al popolo…”. Sorge spontaneo, alla luce del momento storico che sta attraversando l’Italia se effettivamente questa sovranità esista ed è esistita, o è meramente una visione ideologia e in realtà la sovranità risiede da qualche altra parte?

Diceva M. Stoppino[1], “il popolo non governa e non sceglie i propri governanti, ma li accetta al posto di altri. Inoltre, il senso politico della stessa accettazione è significativamente ridotto dall’esistenza dei partiti.”

I partiti politici quindi sembrerebbero i custodi della sovranità che in linea di principio dovrebbe rappresentare il popolo; essi dovrebbero porsi in concorrenza con gli altri concorrenti politici per promuovere il bene comune (la volontà del popolo appunto) se così fosse non ci sarebbe nulla da ridire, in quanto sarebbe conservata l’integrità della sovranità popolare. In realtà ben sappiamo che il serbatoio dei partiti è divenuto nel tempo trampolino di lancio per concorrere alla poltrona più prestigiosa, ambiente di favoritismi e corruzione, allontanandosi ben presto dal tutelare il bene comune (o nel farlo in minima parte) e perseguendo l’interesse privato. E allora dove è andata a finire la sovranità del popolo? E’ allora legittimo pensare che esista una netta separazione tra politica ed ideologia? se ciò è vero si comprende il perché il popolo “non sceglie, ma accetta”!

Schumpeter focalizza la sua attenzione sulla figura del leader (che non è l’imprenditore trasposto sulla scena politica). La sua funzione è di essere uomo di punta del suo partito in parlamento, divenendo in un certo senso il leader del parlamento. Proprio perché leader, egli plasmerà l’opinione del suo partito, ma tenderà a esercitare una leadership anche sull’opinione pubblica, rendendosi indipendente, in una certa misura dalla pura opinione di partito. Questo implica capacità professionale, più che l’occasionale ascesa al potere; ­­­­nelle democrazie moderne, infatti la politica è carriera, con un interesse professionale suo proprio, una propria capacità di “trattare in voti”. Ciò fa sì che il modus procedendi democratico crei legislazione e amministrazione come sottoprodotti della lotta di concorrenza per il potere politico, e pone, allo stesso tempo, il problema della qualità degli uomini scelti per i posti di comando (Adelino Zanini, 2000).

Quindi la sovranità risiede nella capacità di far leva sull’opinione pubblica. L’importanza di conservare integra l’idea di carriera politica e di tenere ben separati mondo politico da quello imprenditoriale sembra essere un tassello importante del puzzle. In effetti chi si dedica alla carriera politica deve o almeno dovrebbe acquisire una professionalità (forma mentis) nel “trattare in voti” con il fine ultimo di contribuire al miglioramento del bene comune, mentre l’imprenditore acquisisce nella sua carriera professionale una forma mentis che si fonda sul “trattare in termini di utili” ben diversa da quella perseguita dalla politica. Sicuramente è bene che i due mondi dialoghino, ma non dovrebbero mai sovrapporsi, come la storia stessa ci sta insegnando. Sono convinta che buona parte del decadimento, anche del senso del dovere politico, nasca da una devianza dello scopo elettivo delle carriere politiche.

Vediamo quali siano per Schumpeter le condizioni indispensabili affinchè il metodo democratico abbia possibilità di successo.

-          La prima condizione è che il personale politico eletto al parlamento e che di qui sale al governo sia di qualità sufficientemente elevata. Uno strato sufficientemente permeabile ma non troppo, tale da assimilare gli elementi che attrae da altri settori (esempio dalle aziende private). Il problema sta proprio nello strato permeabile che è praticamente diventato una spugna che ha assorbito di tutto al suo interno svestendo di autorità e contenuto la politica democratica nazionale e non solo.

-          Seconda condizione è che il raggio effettivo della decisione politica non sia eccessivamente esteso. Ciò non dipende solamente dal tipo e dalla quantità di problemi trattati, ma anche dalla qualità degli uomini che formano il governo, dal tipo di macchina politica e dal quadro dell’opinione pubblica. Non a caso Schumpeter mette in evidenza che le decisioni politiche dipendono fortemente in primis dalla qualità degli uomini che formano il governo. Appunto proprio la qualità diventa un termine importante per comprendere lo stato di involuzione che il sistema democratico sta attraversando. La classe politica non è solo corrotta e finalizzata a facilitare l’interesse privato, ma prima di tutto e decaduta qualitativamente, siamo difronte ad un’ampia fetta di persone che ci rappresentano e che sono incapaci di farlo perché si improvvisano politici. Ecco perché dovrebbero essere rivalutati i percorsi di formazione delle carriere politiche come le facoltà di scienze politiche che dovevano essere incubatrici di futuri uomini e donne della politica e che invece sono state del tutto declassate, tant’è che chi si ritrova ad avere una laurea di questo tipo di facoltà, non sa che farsene!

-          Terza condizione è che il governo democratico possa fare affidamento sui servigi di una burocrazia esperta, dotata di prestigio, di una buona tradizione, di un forte senso del dovere e di un non meno forte esprit de corps, capace non solo di guidare ma, se occorre, anche di istruire gli uomini politici a capo dei ministeri. Questo è il migliore antidoto al governo dei dilettanti. Una buona tradizione ed una sana amministrazione dovrebbero essere i pilastri portanti del governo democratico a tutela anche degli eventuali errori che il parlamentare di turno può fare. E invece ci ritroviamo un sistema burocratico che ingarbuglia le carte, in esubero di personale troppo spesso non qualificato, per non parlare quindi del forte senso del dovere che è stato del tutto mortificato per esaltare l’assenteismo e l’inefficienza. Forse una volta c’era la “buona tradizione”!

-          La quarta condizione è costituita dall’esistenza e dal riconoscimento dell’autocontrollo democratico. In particolare è necessario che i parlamentari resistano alla tentazione di rovesciare o mettere in difficoltà il governo ogni volta che ne avrebbero la possibilità, perché è questa la conditio sine qua non di una politica efficace. In altri termini, chi sostiene il governo deve accettarne le direttive e l’opposizione dovrebbe essere costruttiva e mantenere la battaglia politica entro limiti ragionevoli. Gli elettori, da parte loro, dovrebbero contribuire alla stabilità, accettando la divisione dei compiti tra chi elegge e che è eletto, e non dovrebbero ritirare troppo facilmente la loro fiducia fra un’elezione e l’altra, riconoscendo che l’azione politica spetta solo all’eletto.

Forse siamo in una fase di recupero della sovranità popolare? L’unica via di recupero, visto lo stato di degrado a cui è giunto il sistema politico, quindi potrebbe giustificare l’accettazione di una momentanea leadership imposta? (Governo Monti) Non sarebbe auspicabile anche un sistema di selezione e di filtro dei partiti politici che si ergono a difensori del popolo e portavoce delle sue esigenze? E al contempo perché non iniziare ad educare concretamente il popolo italiano ai suoi diritti e doveri? (più della metà della popolazione non ha mai letto la costituzione[2]) Il popolo non governa e non sceglie i propri governanti, ma li accetta al posto di altri, anche perché disconosce il concetto di sovranità perché volutamente lo si è voluto omettere, aggiungo io!

Eliana Lauretta

[1] M. Stoppino, Democrazia e classe politica

[2] Da un recente sondaggio risulta che il 51% dei cittadini italiani non ha mai letto la Costituzione; che soltanto l’11% della popolazione ha letto la  Carta costituzionale e ne ricorda per sommi capi il contenuto; il 21,9 % l’ha soltanto sfogliata e ne ricorda vagamente i concetti (fonte: rivista Nova Juris Interpretatio, quaderno 1/2008)

  • maria labate

    CIAO Ely , concordo con te con quello che DOVREBBE essere la politica e con la teoria di cui cogliamo in pieno l’ideologia. il problema  è come dici, la formazione della classe politica, o troppo tecnica o troppo ignorante, ti porto indietro con la memoria al tempo in cui qualche legislatura fa venne eletta una deputata  dal nome artistico di CICCIOLINA, non so se la ricordi ..una pornostar che rappresentava in quella occasione il popolo italiano, senza nulla togliere alle pari oppurtunità, asssolutamente vergognoso. ora si mira a esclusivamente alla sistemazione propria e della propria  famiglia parenti  e compari, manca l’ideologia per costruire il paese e la res publica. troppi soldi nelle mani di troppe poche persone, la casta politica. Fin quando sarà permesso di non rispondere, per l’immunità parlamentare anche se necessaria nello svolgimento delle funzioni, lor signori continueranno a fare danni e a pagare sempre il povero popolo di pecoroni, che non riescono a sbarcare il lunario troppa gente con troppi pochi soldi in tasca. Poi dal punto di vista delle strategie economiche da adottare , a parte pochi prof,universitari al govern, c è di che piangere….altro che sedia imbottita…..studi , tirocinio, e gavetta a gratis o a quattro soldi…solo sul campo si impara il mestiere…..facciamogli fare i corsi per diventare parlamentari..chissa’ che non si riesca a formare una classe dirigente …diligente!
    un abbraccio e buon lavoro

  • Anna

    brava Eliana complimenti!!!!