Underwear economy, quando le mutande segnano il passo verso una nuova economia

Recentemente avete acquistato delle mutande nuove? Mi riferisco soprattutto agli uomini non metrosexual (uomini fissati con la cura del corpo, dell’estetica e dello shopping). Se lo avete fatto, beh, è un segno che forse l’economia del nostro paese – e quella famigerata congiuntura internazionale di cui si vocifera sempre quando non si sa che pesci prendere – è in ripresa.

Si tratta del Men’s Underwear index, teorizzato nel 2009 dal “Chairman” della Federal Reserve Bank (la Banca Centrale degli USA), Alan Greenspan. Secondo la teoria delle mutande, l’andamento dell’economia può essere intuita e descritta proprio dalla vendita dei suddetti oggetti di biancheria intima maschile. Come può inserirsi questa teoria nel nostro paese dove “rimanere in mutande” è un concetto economico che delinea grave crisi?

Per prima cosa, è possibile rimanere in mutande con un certo stile. Ce lo certifica repubblica.it, basta avere quelle giuste. Ma siamo seri.

Un imprenditore, per esempio, ha deciso di mettersi completamente a nudo – altro che mutande! – per denunciare, a sua detta, la condizione veramente difficile degli imprenditori italiani (medio-piccoli s’intende), ricordate? Più che protesta l’essersi fatto fotografare nudo è stata una gran bella mossa di marketing indiretto e non convenzionale per piazzare sul mercato il nome dell’imprenditore in questione.

Tornando al tema mutande, sono invece sempre di più quelli che lavorano da remoto attraverso il telelavoro o per palesi motivazioni economiche non possono permettersi altro che lavorare da casa. E’ questo il caso principe che può definire il concetto di “underwear economy”: lavoratori e professionisti che ancora non sono del tutto rovinati ma che pur di lavorare decidono di rimanere a casa, tendenzialmente in mutande, soprattutto durante un’estate così lunga e così calda come quella appena trascorsa.

Si tratta di un segno inequivocabile di crisi economica ma denota anche un certo spirito di resistenza formale e informale ad un sistema economico che ha fallito nel fornire a tutti una forma di sostentamento sociale basato sull’attività lavorativa.

Rimanere in mutande a casa e sviluppare “underwear businesses” è l’ultima frontiera della crisi, quella in cui si comunica via skype per risparmiare sul telefono, si prende l’autobus senza biglietto per risparmiare sulla benzina dell’automobile e si mangia quel che si trova in frigorifero perchè il “buono pasto” è un concetto di archeologia del lavoro per i lavoratori non pubblici.

Ma non bisogna essere pessimisti e non lasciarsi influenzare dalla vulgata comune che vede crisi in ogni angolo. Per cui se siete dei ‘membri’ dell’economia in mutande, o underwear economy, non disperatevi. Nel rimanere a casa in mutande c’è qualcosa di assolutamente positivo come potete vedere dalla discussione sviluppata su questo forum.

Ecco un passaggio molto significativo:

“mangi quello che ti pare, resti in mutande.
Ti svegli e lavori…
ti puoi riposare 10 min sul divano o sul letto…”

Alessio Neri