Con il cappio al collo ti dico ti amo

Immagine dal webEccoci di nuovo Mahmoud…

Siamo tutti di fronte al patibolo, migliaia di persone, speranzose, desiderose di vedere il tuo ultimo respiro e di ascoltare lo scricchiolio delle tue ossa prima di andare a cena.

Qual è la tua colpa Mahmoud? Hai forse ucciso? Stuprato? Hai forse finanche ingannato Dio in persona e i profeti antichi? Cosa hai fatto?

Lo so io qual è la tua colpa… Ascoltami Mahmoud, tra il vociare e il calpestio della folla festosa e in attesa, ascoltami!

Sei colpevole davanti al tribunale di Dio per delle semplici carezze.

Sei colpevole per aver amato il sedicenne Ayaz, accanto a te tra le braccia del boia, più di quanto hai amato te stesso.

Sei colpevole di sodomia, di “Lavat beh Onf”, così ha urlato il giudice proprio ieri e nulla importa se hai meno di 20 anni o se ti vedo piangere dietro a quelle grate d’acciaio.

Tra quelle 228 frustate, prologo bruciante prima dell’incontro con il boia, hai ammesso il tuo grave peccato: amare. Tutto qui. Hai amato.

Mi dici con un filo di voce che non hai colpa, che in fondo non credevi fosse un così grave peccato davanti alla legge del Cielo.

Chiedi a noi comprensione, la cosa giusta, tu che nel mio paese saresti chiamato ricchione, finocchio e culattone ma mai quello che sei veramente, ovvero un martire d’amore.

Immagine dal web

Mi ricorda tanto la tua storia, caro Mahmoud, quella delle impiccagioni silenziose, mi ricordi Simone che aveva 21 anni e una passione infinita per la vita e per il calcio, mi ricordi Antonio 16 anni e suoi grandi occhi azzurri: l’hanno trovato, Mahmoud, attaccato con una corda al lampadario con un pezzo di carta tra le mani viola in cui chiedeva perdono alla madre e alla vita solo per aver amato.

Sono storie strane Mahmoud, storie che ti rompono il cuore che a volte tenti di soffocare nell’indifferenza ma che risalgono ancora più velocemente come conati di vomito nel cuore.

Cosa dici Mahmoud? Quali giudici hanno condannato questi giovani?

Li ho condannati io perché non ho fatto niente, li ho condannati io con il mio silenzio, li ha condannati un paese intero figlio dell’eccelso Rinascimento.

Aspetta Mahmoud dove stai andando? Ho ancora tante cose da dirti!

Mi dici che il boia non può aspettare ché oggi ha tanto lavoro da fare.

Stringe feroce il cappio il boia compiaciuto e incappucciato, in questa mattina di un Luglio lontano siamo a piazza Edalat (della giustizia) a Mashad, nell’Iran occidentale, Mahomud e Ayaz sono pronti a morire. Mahomud e Ayaz continuano a morire mentre, con il cappio al collo, continuano a dirsi: “Tora dost daram. Ti amo”.

Luciano Tribisonda