Siate sentinelle nella notte

famiglia2Pensare diversamente non è una colpa, guardare alla realtà da prospettive differenti non è una colpa, è vero, è giusto, ma non accettare “l’evoluzione”, il cambio, l’oltre che ti spinge a dare altri significati, magari diversi alle cose, non ti permette di capire in quale parte del mondo sei e qual è quella alterità nuova, intatta e bella che bussa alle porte del tuo spirito.

La veglia delle sentinelle in piedi a Piazza Italia, nella nostra Reggio e in altre piazze di Italia ne è un esempio.

Ho assistito in questi giorni a una amabile querelle, a discussioni su ciò che viene difeso e attaccato, a una analisi della parola “famiglia” smembrata a volte del suo significato più autentico e vero che non sempre è figlio della concezione tradizionale.

La famiglia, difesa anche dalla nostra carta costituzionale (Art. 29; Art. 30), è laboratorio di diversità, di differenza, non solo di “naturalità” e tradizione.

La famiglia, nel suo significato più ampio, è sede di responsabilità e libertà che trova linfa mediante la relazione che si istaura tra i suoi membri, non vi è “estraneità”, nella famiglia non esiste lo straniero, ma vi è in sintesi tutto ciò che quell’etica della differenza promulga e difende cosi come diceva Emanuel Levinas, autore a me caro: «l’Estraneo che “non ho né concepito e né partorito”, l’ho già in braccio».

La famiglia è compendio dell’etica della differenza dove la libertà è faccia della stessa moneta insieme alla responsabilità, se davvero la famiglia è bene comune e valore alto deve accettare la differenza, deve accettare il fatto che il dogma “di una libertà che inizia dove finisce quella altrui” in realtà inficia la radice di solidarietà interno alla famiglia.

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Vi è una libertà più ampia sotto la luce del sole, una libertà della quale ormai la famiglia, che si evolve molto più velocemente dei nostri politici o illuminati intellettuali ha piena consapevolezza, una libertà che nasce di fatto dove inizia quella “dell’altro”, la quale è capace di esistere e di respirare quando non viene soffocata da violenze dettate dall’incomprensione e dal timore che quel “che sono io si possa dissolvere in quello che sei tu”, l’omofobia è uno di questi esempi. Vi è una responsabilità comune, un peso quasi insostenibile sulle le nostre spalle inconsapevoli: fino a quando esisterà “l’altro gay,l’altra lesbica,  l’altro transessuale” che non sarà/saranno liberi di vivere dignitosamente, né io e né tu che leggi questo articolo saremo pienamente liberi .

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Si deve dare conto, per buona pace di coloro che attendono in piedi leggendo un libro  rischiarati dalla tenue luce di una candela, di una attesa ancor più radicale e dolorosa, l’attesa delle migliaia di famiglie “fuori legge”; l’attesa di migliaia di persone che hanno timore ad uscire di casa perché bersaglio dei piccoli omuncoli omofobi i quali hanno la strada spianata da una legislazione che non è degna di questo nome e che non tutela nessuno se non il carnefice.

Ognuno può leggere queste mie riflessioni come meglio crede, non vi è violenza nelle parole che dico, parlo secondo coscienza: «La storia dice: violenza. La coscienza ha un soprassalto e dice: Amore» che se anche definito “diverso” dai più è e rimarrà sempre Amore.

Restiamo umani amici miei…restiamo umani…

 Luciano Tribisonda

 

  • Michele Gastaldo

    Caro Luciano Tribisonda, come può esserci la famiglia “laboratorio di diversità, di differenza”, quando la madre di tutte le differenze, quella tra l’uomo e la donna è negata?