La #Calabria dice no alla violenza

La violenza è un mostro dagli occhi annebbiati dall’ira o dalla gelosia, dalle orecchie sorde e dalle labbra serrate, da una voce che si fa sentire solo per gettare fango sulla vittima di turno.

È la mano di un padre che cade sul volto di una figlia non per carezzarla ma per lasciarle il segno di un amore che non ha o non sa esprimere.

È la mano di un marito che crede che la moglie sia un oggetto di sua proprietà al pari di un piatto o un bicchiere e che cade a percuotere e strattonare.

Violenza è un collega d’ufficio che per complessi d’inferiorità denigra e vessa la nuova arrivata che ha fatto carriera grazie ad anni di sacrifici e non perché ha ceduto alle avance di un uomo infido come lui.

Violenza è quell’amore malato che crede di poter soddisfare le proprie voglie e desideri senza tener conto dell’altro, che lacera il corpo per annientare l’anima. È la morbosità di un innamorato respinto che crede di potersi impossessare della nostra vita seguendoci, spiandoci, scandendo le ore della nostra giornata con la paura.

Violenza sono le bugie che diciamo: sono caduta dalle scale, non so come mi sia potuta far male, no, non mi ha picchiato, lui mi ama…, ha sfogato la sua rabbia su di me ma non lo farà mai sui nostri figli.

Bugie sono le giustificazioni che ci diamo: è successo solo una volta, non lo farà più; ho sbagliato io, l’ho provocato e lui ha solo reagito. Lui mi ama.

No, signore mie, lui non ama noi, ama il potere che può esercitare sul nostro corpo e la nostra mente, ama monopolizzare i nostri pensieri con la paura. Un uomo violento non cambierà mai, non illudiamoci: solo il buon vino migliora con gli anni: un compagno che abusa di noi potrà solo alzare il tiro delle sue vessazioni, è un uomo insicuro che ha bisogno di sfide sempre più grandi da superare e la sua sfida è la nostra sopportazione del dolore, la nostra vita da svuotare, ridurre a nulla per sentire la sua sempre più piena e completa.

Ma c’è la vergogna, la vergogna di dover ammettere di aver dato fiducia e amore a un orco, la vergogna di aver permesso a qualcuno di deturparci l’anima e il corpo e di averlo fatto, spesso, davanti ai nostri figli. C’è il senso di fallimento per non esserci protette abbastanza da quella voglia di essere amate che ci porta ad accontentarci di un uomo di cui non siamo follemente innamorate ma che ci illude di poter avere una vita tranquilla, di “sistemarci”, passatemi il termine.

Non è mai troppo tardi per riprendere in mano le nostre vite, ricucirle, rattopparle. Denudarci da tutta quella vergogna di cui abbiamo detto e vestirci con nuovi abiti, magari troppo stretti, magari troppo larghi ma in cui ci sentiremo di nuovo a nostro agio.

Denunciate, non aspettate di non avere più la voce o la forza per farlo. Fatelo per voi stesse e per chi VOI amate davvero.

Quando vi chiederanno un’ultima possibilità, un ultimo appuntamento ricordate che spesso lo è davvero e che non farete ritorno a casa. O almeno non lo farete sulle vostre gambe.

Ricordate anche che il colore dell’amore è rosso passione e non viola tumefatto.

Ricordate che gli unici uomini che possono metterci le mani al collo o tirarci i capelli sono il gioielliere e il parrucchiere.

Ricordate che nessuno e sottolineo nessuno ha il diritto di rubarci l’anima, il corpo, la dignità, la vita.

 Letizia Cuzzola