Viaggio nella “Philips town” Eindhoven, cittadina giovane e tecnologica

Eindhoven è una cittadina che sembra fatta con la squadretta: un posto geometrico, dove niente sbava dai contorni e tutto è al suo posto. Come ogni città olandese che si rispetti, è interamente attraversata da piste ciclabili che noi in Italia, fatte salve poche eccezioni, ce le sogniamo. Le automobili non mancano, ma tante bici dànno una sensazione di salute, di armonia e libertà. Il tutto stagliato su tanto, curatissimo, verde  - spesso attraversato da simpatici coniglietti in corsa a frotte -: anch’esso senza sbavature, perfettamente incastrato nella geometria dei quartieri. Va da sé che le bici possono godere, nei pressi della stazione centrale, persino di un parcheggio sotterraneo a più piani. Cose dell’altro mondo, eh?

Eindhoven è una città relativamente giovane, dalla forte vocazione tecnologica e industriale. Persino il visitatore meno accorto può notare che la Philips ha avuto un ruolo determinante nel suo sviluppo: statue di Mr Philips e scritte cubitali sulla cima di grattacieli, con tanto di maxiorologio con le lettere p h i l i p s in luogo delle ore (quasi a evocare un tempo urbano scandito dall’azienda), inneggiano a un’impresa cui la città deve molto.

L’High Tech Campus di Eindhoven è uno dei massimi poli europei di ricerca tecnologica, con studiosi provenienti da tutto il mondo – ad occhio, vi si notano parecchi indiani e anche cinesi. E anche italiani –: una palestra per i dipendenti e un lago ricco di ninfe, l’immancabile pista ciclabile stagliata sul proverbiale verde geometrico ne sono il naturale contorno. Il Campus oggi ospita oltre 90 enti diversi; ma si può dire che tutto cominciò nell’’800, con la fondazione della fabbrica di lampadine Philips. It’s a Philips Town, si scherza con Eva, la mia “Cicerona” in terra olandese.

Non è dunque difficile indovinare il perché della spiccata prevalenza di giovani fra quei poco più di  duecentomila abitanti che la cittadina ospita. Certo, per chi abbia ambizioni “discotecare” la città non sembra offrire molto – il che non è affatto detto che sia un difetto. Inoltre la sera arriva tardi, e le giornate lunghe – il tramonto arriva intorno alle 22 in estate – sembrano un po’ compensare quel velo di tristezza che le plumbee nuvole con annessa pioggerella gettano costantemente su Eindhoven: un po’ lo scotto da pagare per una città così vivibile, così a misura d’uomo.

Nelle vie del centro le strade sono ricche di negozi – molti dei quali tali e quali a quelli delle grandi catene che troviamo anche in Italia - e di ristoranti e taverne anche internazionali. I centri culturali più interessanti sono il Van Abbemuseum, che ospita opere di Picasso, Braque, Chagall, Kandinskij, e la Witte Dame, ex sede della fabbrica di lampadine Philips, che oggi ospita il museo della storia della Philips e la biblioteca. Al proposito, va detto che per usufruire di quest’ultima, con mio grande sgomento, era necessario pagare.

La vocazione industriale di Eindhoven, certo, le toglie quell’atmosfera che altre città olandesi, per esempio Amsterdam, vantano: le abitazioni sono tutte moderne e il centro “storico” sembra raccontarci molto poco della storia del posto. Esso è piuttosto paragonabile a un centro commerciale on the road: i negozi ne sono i veri protagonisti; nondimeno il mercato nella zona denominata Piazza, la più commerciale della città. 

D’altronde, i Paesi Bassi sono storicamente un crocevia commerciale, per via degli sbocchi portuali e della vicinanza, fra l’altro, alle dinamiche Fiandre (che rubarono il primato all’Italia nelle tessiture dopo il Medioevo) e alle città anseatiche tedesche. La dimensione storicamente internazionale dei Paesi Bassi, è fra l’altro evidente nel fatto che pressoché tutti gli olandesi conoscono molto bene l’inglese: per fare un esempio, in Germania ciò non è affatto scontato.

Questo ridente spaccato dell’Europa sembra dunque un’isola felice per gli italiani, in specie quelli che ambiscono a lavorare nell’ambito della ricerca scientifica. Marcello, per esempio, dopo un dottorato in fisica in Italia, ha deciso che Eindhoven era la città che faceva per lui: non è stato difficile inserirsi nel team di ricerca di una delle tante compagnie nate nel seno della Philips, e lì dopo circa due anni ha potuto ottenere un contratto a tempo indeterminato. Nel giro di veramente poco tempo, cioè, uno straniero, privo di “conoscenze” nel luogo, ha potuto inserirsi meritocraticamente in uno dei poli tecnologici più importanti d’Europa.

La storia di Marcello è solo un esempio del sistema snello, meritocratico e improntato al turn over della ricerca che in Italia neanche col binocolo. Avremo modo di sentire ulteriori testimonianze di italiani all’estero, per renderci conto, da una prospettiva “comparata”, di come vanno le cose qui da noi (certo, lo sappiamo già, ma guardare fuori può essere istruttivo) in campo lavorativo, non solo nell’ambito della ricerca scientifica.

Ciò che gli italiani possono difficilmente digerire, tuttavia, del Nord Europa, è, di nuovo, il clima: le giornate grigie e piovose che ho visto a Eindhoven in pieno luglio, erano, a detta di chi ci abita, le migliori dell’anno.

Postilla finale sui trasporti pubblici, che funzionano bene, ma sono molto cari: per una sola corsa, ogni autobus chiede 3 euro. Tuttavia, non mi è mai capitato di aspettarne uno per oltre 5 minuti. L’Aeroporto è ben collegato con il centro con la linea di bus urbani. Si può facilmente immaginare lo shock del rientro a Roma, dove ho atteso per ben un’ora e mezza l’autobus che doveva riportarmi a casa, con le immancabili calca di gente & afa a rendere il tutto più memorabile. Non molto diverso è stato lo shock nell’intervallare il mio soggiorno a Eindhoven con un weekend nella caotica Bruxelles, di cui racconteremo a breve: stando in Olanda gli occhi si abituano all’ordine, al verde, al silenzio e alla sobrietà.

Eindhoven è una città che si può visitare in un weekend. Uno fra i suoi vantaggi è inoltre che vi è un ampio spettro di possibilità per gite fuori porta: siamo nel centro dell’Europa, e con poche ore di viaggio ci si può agevolmente spostare in Francia, in Danimarca, in Belgio, in Germania, in Inghilterra; oltre che, sempre nei Paesi Bassi, nelle bellissime città olandesi, come Utrecht, Maastricht, Den Haag (L’Aja per noi italiani), Rotterdam, Amsterdam.

Foto e testo di Denise Celentano