Dopo l’attentato al Csoa cartella: tra legalità e legittimazione

All’incontro che si è tenuto dopo l’attentato incendiario al Centro Sociale Cartella la partecipazione è stata grande ed inaspettata. Centinaia di persone di varia estrazione, alcune rappresentanti di partiti, associazioni o movimenti, altre a titolo di semplici cittadini, sono accorse sul posto in segno di solidarietà.

Molti dei presenti non erano mai stati al Cartella, ed altri non ci venivano più da tempo, in seguito a divergenze politiche o di altro genere. Non sono mancati alcuni esponenti politici locali che, pur non essendosi dimostrati nel tempo in linea con le lotte e le rivendicazioni portate avanti dal Cartella, hanno comunque ritenuto opportuna la loro presenza in una simile occasione. Questa grande e significativa affluenza, al netto di una quota minima di semplice “presenzialismo”, necessita di una giusta interpretazione soprattutto se si pensa che non era affatto necessario, per molti, essere li in quel momento.

In economia esistono dei metodi per stimare il valore di cose che non hanno un prezzo di mercato come le aree naturali o i beni paesaggistici: si tratta del “valore di esistenza”. È quel valore che le persone attribuiscono a qualcosa indipendentemente dal fatto che loro stesse possano beneficiarne direttamente nell’arco della vita. È il valore che viene riconosciuto ad esempio alle foreste, o ai paesaggi, o a determinati ecosistemi che, è riconosciuto, rivestono un importanza tale da dover continuare ad esistere in quella forma. In un certo senso è lo stesso ragionamento che si potrebbe applicare ad una realtà come un centro sociale, in questo caso il Cartella. Decine di cittadini non vi si erano mai recati prima, pur riconoscendone il valore sociale e politico. Ed anche chi non c’era personalmente ha comunque denunciato con fermezza l’accaduto, augurandosi una rapida ripresa delle attività. Attestati di solidarietà sono arrivati persino da gruppi e movimenti con una visione politica del tutto opposta a quella che può avere una realtà antagonista come un centro sociale. Tutto ciò ci invita ad abbandonare il campo della superficialità per fare una prima riflessione: il centro sociale Cartella ha un valore, ed è un valore riconosciuto.

La notizia dell’attacco al Cartella in poche ore ha fatto il giro del web, superando la dimensione locale ed interessando la stampa nazionale ed  anche alcuni telegiornali. Decine di articoli si sono susseguiti in rete e qualunque fosse l’idea o l’estrazione degli autori, è comunque stato unanime il riconoscimento del Cartella quale laboratorio di idee e presidio di rottura e di provocazione. Da tutta Italia realtà antagoniste e movimenti vari si sono immediatamente dichiarati “vicini” al Cartella, come vicini fisicamente sono stati tutti coloro che negli ultimi dieci anni hanno condiviso con il Cartella lotte e sfide importanti, soprattutto sul territorio e per il territorio. Ma alcuni interventi durante l’incontro ed alcuni articoli apparsi in certi quotidiani locali hanno posto l’attenzione su un aspetto importante e se vogliamo delicato: quello della legalità. Si è sussurrata (in quanto mai espressa chiaramente) l’ipotesi di una ufficializzazione del Cartella che potrebbe avvenire solo attraverso l’abbandono dell’occupazione a favore di pratiche più legali, appunto. Un aggiustamento burocratico, in poche parole. In questo modo – secondo alcuni – il ruolo e le attività del centro sociale godrebbero di un più facile riconoscimento e di una maggiore tutela, soprattutto in situazioni difficili come appunto un attentato incendiario. Come a voler dire “se foste legali, ad esempio, la politica potrebbe pronunciarsi ed aiutarvi senza trovarsi in imbarazzo”. E qui occorre fare un’altra importante riflessione: un centro sociale, in quanto realtà antagonista che promuove aggregazione e cultura in contrapposizione al sistema vigente, cosa deve alla politica? E se fosse “legale” o burocraticamente apposto, sarebbe meno esposto ad aggressioni di questo tipo? Ed avrebbe lo stesso significato? Probabilmente la risposta è sia nei termini che nei concetti. Il Cartella ha portato avanti per anni importanti lotte contro l’illegalità e contro le mafie, e lo ha fatto con un importante consenso ed avvalendosi di un non trascurabile seguito. Nel corso degli anni ha dunque ottenuto una “legittimazione” da parte della gente e questo rappresenta in pieno il senso di un’esperienza nata proprio per proporre una nuova visione, alternativa a quella pre-esistente con la quale si pone in netto contrasto. Il centro sociale Cartella è legittimato, ed è proprio un episodio spiacevole come un attacco duro e meditato ad esserne chiara testimonianza. E non è neppure assoluta la classificazione in “correnti di pensiero” secondo la quale o si è dalla parte del Cartella e delle idee che promuove, o gli si è lontani anni luce. Lo dimostra l’evidenza di uno spazio di città che è stato sottratto dal degrado e restituito alle famiglie del quartiere che ci portano i bambini senza necessariamente intraprendere la via della militanza politica. Occorre ricordare inoltre che era stato proprio il Comune, sede e garanzia di legalità, a costruire con danaro pubblico e poi abbandonare quella struttura.  Ma probabilmente l’ufficialità degli aspetti legali e burocratici, quella che hanno ad esempio alcuni gruppi neo-fascisti ai quali potrebbero essere attribuite le rivendicazioni dell’attentato, ha rappresentato un problema così importante da non consentire ai rappresentati del Comune e della Provincia di essere presenti. “Tutto sommato – si potrebbe pensare – una ragazzata notturna contro un centro sociale occupato non merita attenzione o comunque non va denunciata pubblicamente”.

Comunque sia, indipendentemente dalle opinioni personali e dalle appartenenze politiche, l’esistenza di un centro sociale si rivela necessaria, soprattutto in una città come Reggio Calabria dove la pluralità di idee e di interpretazioni è sempre stata molto limitata. Ed è importante comprendere come il valore di una simile esperienza si misuri attraverso la sua legittimazione, maturata negli anni, senza l’aiuto della politica o delle istituzioni.

Lunga vita al cartella.

Nicola Casile