Dio benedica le donne normali

Le ballerine sono antisesso. La salopette è antisesso. I pantaloni larghi sono antisesso. Vivo un’esistenza antisesso e non ne ero consapevole. Però è quello che mi si fa notare più spesso: “Se vesti comodo non sei sexy”, “Con quei colori chi ti si piglia?”, come se fossi una farfalla alla ricerca di un gallo cedrone. Le peggiori nemiche delle donne sono le donne, quelle che sanno sempre tutto, quelle che sono single per scelta mentre tu sei zitella per sfiga. Sarà antisesso anche quello che scriverò di seguito ma dall’alto della signorilità che mi ha sempre contraddistinto la risposta sarà: “sticazzi”.

Appartengo alla categoria delle zitelle per sfiga, quelle che non si sanno vendere per cui non trovano acquirenti, neanche fra quelli che cercano un usato garantito, niente. In me c’è la signora perfetta, desperate housewife e lo scaricatore di porto, anime che mi permettono di decidere in perfetta autonomia e indipendenza morale ed emotiva che a me dell’uomo che mi si accolla solo perché ho due tette e un culo (modello base) non me ne sbatte una minchia. Mi spiego: minigonne copripatata, scarpe da cubista (ho un 35, al massimo aspiro a non dover fare buon viso a cattivo gioco a un paio di scarpe di Hello Kitty o Saylor Moon) e magliettine che per respirare devi girare col polmone d’acciaio a tracolla non fanno per me:

Voglio un uomo che mi ami non quando vado dal parrucchiere e ne esco come le modelle di Vogue ma quando al mattino mi alzo con una pagoda di ricci, esplosi nella notte come una padella di popcorn a cui non hai messo il coperchio;

Voglio un uomo che mi ami non quando sono vestita e truccata come Belen Rodriguez, ma quando entro da un’anta dell’armadio ed esco dall’altra come una figurina dell’album “I Minions incontrano i Pokemon”;

Voglio un uomo che se metto su qualche chilo mi risponda: “Se avessi voluto abbracciare ossa, avrei comprato una caddhàra per le frittole”;

Voglio un uomo che mi guardi negli occhi e non in altre palle, che sempre due sono e magari pure espressive, ma non ci riusciamo a capire;

Voglio un uomo che mi trovi sexy non se indosso il completo rubato dal guardaroba di Catwoman ma se ho addosso una sua maglietta;

Voglio un uomo che vada oltre il modello base e mi ami per i miei optional, per quei difetti che mi hanno resa quel che sono… ché i pregi li sappiamo fingere tutti;

Voglio un uomo che non mi porti a cena fuori nel miglior ristorante ma che arrivi con due cucchiai e una vaschetta di gelato in cui affondarli insieme, seduti sul marciapiede del peggiore bar di Caracas;

Voglio un uomo che apprezzi il mio sorriso anche quando dentro sto ripetendo in sequela tutti i Santi del calendario di Frate Indovino;

Voglio un uomo che mi ami se dico “Vaffanculo” ma col cuore e non se dico “Appropinqua gentilmente le tue terga al di là della porta per evitare che faccia di te carne trita per il ragù della domenica” con il Devoto Oli in mano;

Voglio un uomo che si lamenti del panda abbraccioso che è in me e che mentre lo fa mi stringa ancor più forte e non un uomo che mi stringa forte per evitare ch’io cada dalle zeppe;

Voglio un uomo con cui litigare e scoppiare a ridersi in faccia subito dopo, non un uomo che non abbia neanche voglia di litigare con me per paura di farmi colare il trucco;

Voglio un uomo che mi ami la mattina appena alzata con il trucco sfatto della sera prima e il pigiama di pile e mi dica che sono bella pure se somiglio a sua nonna Abelarda;

Voglio un uomo che trovi sexy i miei neuroni, un uomo che sia tale va… ché di coglioni che trovano sexy una femmina modello base ne è pieno il mondo.

Letizia Cuzzola