Manifesto

Nostra madre, liberareggio.org, ha partorito un figlio, giovane, ribelle, curioso: terrearse.it. La gestazione è stata lunga, divertente, talora difficile, ma alla fine è nato. Terrearse.it è discolo, un po’ indisciplinato, ma come tutti i bimbi irrequieti è anche curioso, gli piace farsi domande e non arretrare di fronte alle sfide. Vuole saperne di più. Vuole partecipare. Vuole raccontare. La fecondazione è avvenuta quando l’esperienza accumulata in questi tre anni ha inseminato la curiosità e il desiderio di raccontare con nuove formule.

Proveniamo dalle terre arse della malavita, dell’affarismo spinto dei politicanti, del fatalismo di molti meridionali, delle navi dei veleni affondate nello Ionio e degli invisibili delle nostre terre. Le terre sono bruciate, ma De Andrè diceva – dal fango può nascere una rosa, e noi non pensiamo di fargli un torto riadattando i suoi versi alle nostre terre arse, che, ne siamo convinti, possono dare i natali a nuovi fervori. Presente l’araba fenice?

Prima di sapere cosa ci aspetta, sappiamo di certo perché siamo qui.

Perché crediamo che il primo passo per il riscatto consista nell’inaugurare una nuova narrazione; riprendere in mano i fili del racconto e portarlo verso nuovi epiloghi.

Perché crediamo nel potenziale di cambiamento della narrazione in tutte le sue forme.

Perché siamo costantemente in lutto: in lutto per le vittime della ‘ndrangheta, e di tutte le mafie, in lutto per le perdite a migliaia di risorse umane che il Sud non vuole o non sa fermare. E, la psicologia ci insegna, il lutto va elaborato. Se lo facciamo insieme, possiamo trasformarlo alchemicamente in un imprevisto tesoro.

Perché vogliamo uscire dal sistema fagocitante, bulimico delle news a spizzichi e bocconi. Perché vogliamo un magazine che sia lente d’ingrandimento che dal sud deve gettare uno sguardo anche al Nord, anche al Mediterraneo, all’Europa, al mondo.

Perché non ci capacitiamo del fatto che siamo il cuore del Mediterraneo ma a un certo punto della storia, il cuore si è spostato più in su. Lasciando giù qualcosa di prezioso ma che non ha gli strumenti per farlo vedere.

Perché pensiamo sia necessario uscire dalla forma mentis dell’autoflagellazione, della litanìa masochistica e della sfiducia endemica che attanaglia queste nostre terre arse, in primo luogo pensando, focalizzando, raccontando.

Perché ci piace imparare e rimetterci sempre in discussione.

Perché ci piacciono le scommesse della vita: non sai come va a finire, ma tu punti tutto su quello. Se perdi, pazienza, ma averci creduto è già vivere; non crederci in partenza è il vero fallimento.

Molti di noi hanno viaggiato, hanno il piede in due, tre  staffe, per modificazione genetica emigranti. Ma non ci siamo mai buttati alle spalle il nostro Sud, come l’Italia, talvolta, sembra voler fare. Il Sud è una radice che, come mina vagante, porta la sua energia lontano – là dove è apprezzata. Ma contribuire a ridare luogo al fuori luogo è il nostro piccolo grande obiettivo.

Il Sud c’è, e dietro la ricchezza nazionale si nasconde impensabilmente; perché da che mondo è mondo, il PIL non la dice tutta. Dietro il PIL nazionale c’è un magma che ribolle lento, fatto di persone, di storia e di cultura, di fiducia e di piccole grandi libertà che scalciano tra gabbie sempre nuove ma sempre vecchie; noi nel nostro piccolo vogliamo, a colpi di approfondimenti e condivisione, accelerarne l’eruzione.

Siamo diversi, ognuno ha passioni e competenze diverse e crediamo che dal loro incontro possa nascere qualcosa di interessante; e che dall’incontro con chi vorrà seguirci non possiamo che imparare.

Siamo giovani: nel linguaggio della politica un problema, nel nostro linguaggio una insospettata risorsa…che non c’è stage malpagato o contratto a tempo determinato, che non c’è clausola annoiata di una legge finanziaria o campagna elettorale che possa renderle giustizia.

Sarebbe facile lasciarci andare al disfattismo. Dobbiamo invece invertire la rotta: infiacchire ciò che vuole infiacchire i giovani. E poiché ci piacciono le sfide, eccoci qui!