Progetto Sud Altrove

Benché si continui ad associare la figura del migrante meridionale alla valigia di cartone in un Novecento in bianco e nero, l’emigrazione dal Sud è ancora attuale e consistente. Il documentario Sud Altrove propone una trama di voci in cui storia individuale e fenomeno sociale si fondono insieme, restituendo lo spaccato di un Sud perennemente sospeso tra un qui e un altrove: in mezzo, una grande domanda che va alla politica, alla cultura, alle persone; perché l’emigrazione è un nodo in cui si addensano tutte le contraddizioni del Sud.

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LE MOTIVAZIONI E IL CONTESTO DEL PROGETTO

Sud Altrove è un progetto che nasce da una – apparentemente – banale domanda: ma com’è che se ne vanno tutti di qui? Ogni meridionale prima o poi fa i conti con questa domanda. Perché, come ci insegna Vito Teti, l’emigrazione è una questione che riguarda tutti, anche chi resta.

E’ naturale, ormai. Non c’è bisogno di discuterne oltre. “Si sa”.

Ecco, il progetto “Sud Altrove” realizzato dall’associazione LiberaReggioLAB nasce proprio dalla messa in discussione di questo atteggiamento nei confronti dell’emigrazione dal Sud, dai più pensata come realtà ovvia, su cui non è necessario discutere oltre. E si propone di raccontarlo, con particolare attenzione alla realtà calabrese e all’attuale emigrazione giovanile interna all’Italia, nella consapevolezza che raccontare è un’operazione che ha una carica politica: solleva un problema, dà voce agli sguardi su di esso, valorizza le testimonianze personali intese come crocevia di problemi collettivi, contribuisce, insomma, alla riflessione e alla consapevolezza. Quindi, eventualmente, all’azione.

L’emigrazione è un enorme problema ancora aperto. Un po’ causa e un po’ effetto della condizione in cui a tutt’oggi versa il Sud. Perché se le cosiddette risorse umane giovani che avrebbero il potere – in senso lato – di migliorare il Sud se ne vanno, chi resta ha meno possibilità di fare rete con loro per invertire quest’ordine perverso di malaffare, burocratismo, flemma politica, fatalismo, in cui si è risolta ad essere la Calabria peggiore.

Che non è tutta la Calabria, naturalmente: ce n’è una migliore. Che resta, ma anche, che se ne va. Il che non deve lasciare indifferenti.

Come segnala la Svimez, oggi il fenomeno interessa particolarmente i cosiddetti “cervelli”: giovani sovraqualificati che non trovano sbocchi nella propria terra; ciò che fa del Mezzogiorno “un caso unico in Europa”, sicché “l’Italia continua a presentarsi come un paese spaccato in due sul fronte migratorio: a un Centro-Nord che attira e smista flussi al suo interno, corrisponde un Sud che espelle giovani e manodopera senza rimpiazzarla”.

Date le statistiche, che, come conferma Luca Bianchi nel suo libro Ma il cielo è sempre più su? [L. Bianchi, G. Provenzano, Castelvecchi 2010], testimoniano di una nuova, forte impennata emigratoria dal Sud ripresa a partire dagli anni ’90, il problema sembra indebitamente trascurato. Se si parla di emigrazione, infatti, è per lo più in termini di brain drain genericamente italiano verso l’estero, oggetto di un più o meno costante dibattito nei media e nell’opinione pubblica. Eppure, l’emigrazione meridionale ha caratteri specifici, poiché secolare e di massa (si pensi che in dieci anni se ne sono andate dal Sud 700 mila persone), e a tutt’oggi, nel terzo millennio, sembra non volersi arrestare.

CHE COS’E’ IL PROGETTO “SUD ALTROVE”

Per raccontare l’emigrazione giovanile attuale dal Sud abbiamo scelto uno dei canali di comunicazione più potenti e efficaci che questo complicato millennio ci offre: il video, nella forma del documentario.

L’Agenzia Nazionale dei Giovani ha creduto in noi: ha cofinanziato il progetto redatto da Denise Celentano, con la collaborazione di Alessio Neri e dell’associazione LiberaReggioLAB che ha iniziato a realizzarlo già a partire da marzo 2012.

Così avvalendoci di creatività, organizzazione, studio, curiosità siamo andati a chiedere alle persone che abbiamo ritenuto avessero da dire qualcosa di interessante sull’emigrazione – in primo luogo i/le giovani che l’hanno vissuta, ma anche esperti, associazioni, giornalisti – cosa ne pensavano. Abbiamo scelto Michele Tarzia, del movimento MILC, un giovane appassionato di cinema che ha scelto di restare, per aiutarci nelle riprese, realizzate anche da Alessio Neri, e per il montaggio. Con l’obiettivo di Claudia Toscano abbiamo scattato delle foto rappresentative del progetto e con l’attrice Alessandra Pavoni lo abbiamo arricchito in senso creativo e autoironico. Abbiamo scoperto tante persone interessanti, ci siamo cimentati con un’attività nuova e stimolante, abbiamo imparato tante cose nuove. E vogliamo comunicarle. Da questo desiderio di comunicazione e di libero scambio nasce la scelta di realizzare il documentario sotto Licenza Creative Commons.

RICERCA

Ma il progetto non si esaurisce qui. Esso è iniziato con una fase di ricerca, in cui alcuni di noi si sono cimentati nell’approfondimento di argomenti connessi all’emigrazione giovanile dal Sud, spesso confrontandosi con altre persone che l’hanno direttamente vissuta, ovvero studiando le leggi, la storia, i numeri, approfondendo articoli e testi, visitando luoghi. In una parola: imparando.

Abbiamo preso le mosse dal censimento informale sull’emigrazione calabrese, che ci ha permesso di raccogliere parecchie testimonianze, a dimostrazione dell’interesse che suscita il problema. Abbiamo dunque proseguito l’iniziativa del censimento informale attraverso un più articolato questionario realizzato da Nicola Casile, a cui ad oggi hanno partecipato 200 persone.

Quindi ci siamo messi a studiare. Con Nicola Casile abbiamo focalizzato le origini dell’emigrazione calabrese, anche attraverso una breve introduzione storica al fenomeno, gettando inoltre, con Letizia Cuzzola, uno sguardo al vecchio fenomeno dei “treni della felicità” dei bambini del Sud mandati al Nord negli anni ’50. Confrontandoci anche, come detto, con le più recenti statistiche. Con Alessio Neri siamo dunque andati a visitare il Museo dell’emigrazione di Roma, ricco di documenti storici interessanti, e realizzato una piccola photogallery. Abbiamo riflettuto inoltre sul fatto che nessuno dei protagonisti del fenomeno si senta davvero “migrante. La storia, la riflessione, ma anche le leggi nazionali e regionali dell’emigrazione, e le iniziative per promuovere il cosiddetto “controesodo” individuate da Alessio Neri. Ancora, Letizia Cuzzola ha realizzato una ricerca bibliografica (parte I; parte II) e, da appassionata di cinema, filmografica sull’emigrazione meridionale (parte I; parte II).

Nella fase di ricerca abbiamo anche iniziato a fare domande alle persone: così a Domenico Naccari, della comunità calabrese di Roma, e alla giornalista Raffaella Cosentino, un’emigrata che dall’”altrove” in cui si trova non si è mai dimenticata della Calabria. Durante il lavoro abbiamo anche avuto modo di incontrare due giovani di Castrovillari che hanno deciso di realizzare un progetto sullo stesso problema, così trovandoci a realizzare uno degli obiettivi chiave del progetto: conoscere le altre realtà che se ne occupano, mettere in rete, in tutti i sensi, le iniziative.

Sarebbe difficile adesso, in piena fase progettuale, rendere la misura di quanto ci sta dando, in termini formativi e umani oltre che culturali, questo progetto. Per ora diremo che una delle cose che abbiamo imparato è che non è necessario vivere fisicamente in un luogo per fare qualcosa per esso. Tantissimi sono i calabresi e le calabresi che da fuori fanno qualcosa di importante per la loro terra. E’ anche vero che si tratta di risorse che, comunque, la Calabria perde: in termini economici, in termini di possibilità, di giovani, di idee, dicevamo, di cambiamento.

Abbiamo allo stesso modo imparato che una importante percentuale di persone che non emigrano, spesso avrebbero voluto farlo ma non ne hanno avuto la possibilità. E che, infine, quel che si cerca in questo altrove non è solo un posto di lavoro: è anche un posto culturale, una possibilità emancipativa a tutto tondo, che soddisfi aspettative personali che in Calabria sembrano impossibili da soddisfare, non solo legate alla mera sopravvivenza economica.

IL DOCUMENTARIO: FASE ITINERANTE

A partire da quest’autunno, porteremo il documentario in tutt’Italia, cominciando, naturalmente, dalla nostra terra, per poi spostarci progressivamente a Nord, nell’intenzione di coinvolgere gli emigrati stessi e, perché no, chi non conosce quest’esperienza perché nato e vissuto al Nord. Gli emigrati, a differenza del passato, in cui nelle varie città formavano comunità, sono sparsi per l’Italia e per l’estero: non si uniscono, non fanno rete, molto spesso non la fanno con la loro terra d’origine, come ci ha detto Vito Teti, uno dei tanti intervistati per il documentario – così di fatto indebolendo quel legame culturale e identitario con la terra d’origine.

Ci piacerebbe che quando porteremo in giro il documentario, le istituzioni, le realtà associative legate direttamente o indirettamente al problema, vogliano fare rete con noi per una specie di effetto moltiplicatore del progetto.

La prima proiezione del documentario è avvenuta il 28 dicembre a Reggio Calabria (presso il R@ndom Music Club), città che conosce bene cosa significa fare le valigie. Circa un centinaio di persone hanno seguito con interesse il video, e ne è seguito un interessante dibattito: proprio quello che ci proponevamo.

IL LIBRO

Il progetto si concluderà con la realizzazione di un libro sull’esperienza. Protagonista sarà la questione dell’attuale emigrazione giovanile dal sud, raccontata a più voci: noi siamo soltanto degli occasionali interlocutori – prestiamo il nostro microfono per fare arrivare queste voci più lontano di quanto potrebbero da sole. Oltre al documentario, porteremo con noi dunque anche il libro, che distribuiremo a scuole, università, associazioni, istituzioni, alle persone, in special modo nelle occasioni di incontro pubblico che organizzeremo da Sud a Nord.

IDEE E PROGETTI CORRELATI

Intanto, poiché la partecipazione è l’anima che muove l’intero progetto – anzi, più esattamente, l’insieme delle attività dell’associazione LiberaReggioLAB – abbiamo lanciato l’iniziativa “Emigrare è…”, a cui è stato possibile partecipare con foto, vignette, disegni o poesie. Qui i dettagli sull’iniziativa.

Ma LiberaReggioLAB è un’associazione che, pur piccola e squattrinata, non sta mai ferma. Intimamente connesso alla preoccupazione per un Sud in perenne emorragia di giovani, è il progetto U’ Web dell’associazione, ideato da Alessio Neri e Salvatore Salvaguardia, sul web come strumento di cambiamento sociale. E’ possibile trovare tutte le informazioni sul progetto a questo link: http://uwebproject.wordpress.com.

Denise Celentano

 

 

 

 

Il progetto “Sud Altrove” è realizzato dall’associazione LiberaReggio Lab e cofinanziato dall’Unione Europea tramite l’Agenzia Nazionale per i Giovani all’interno del programma Youth in Action. La responsabilità esclusiva dei contenuti è in capo all’associazione LiberaReggio Lab. La ANG non è responsabile dell’uso che ne verrà fatto e delle informazioni contenute.