Recensioni – Ganja Garden: Ganja garden, 2012

Prima prova in studio per i GanjaGarden, reggae band calabrese (per la precisione di Bagnara Calabra) attiva già da qualche anno dapprima con un repertorio di cover, e successivamente con brani inediti.

Si tratta di roots reggae classico, con innesti di elettronica ed echi dub e con l’ausilio di una voce “rraggiata” e un mood che, a primo ascolto, potrebbe ricordare vagamente i primi Burning Spear o Pablo Moses.

L’italiano si alterna al dialetto stretto che, nel ricreare atmosfere, metriche e assonanze in stile ’70, si presta molto meglio per dei testi che, pur non discostandosi da una certa “reggae-standardizzazione”, raccontano storie strettamente “real”. “Veniti chi vi offru nu cafè o bar”, immagine emblematica e ampiamente condivisa in un certo immaginario sud-calabro, rende in pieno il senso di una musica giamaicana che si adatta con efficacia a circostanze del tutto peculiari.

Ritmi che si svolgono strettamente in battere e levare, con percussioni nyabinghi e bubbling vari, vanno a comporre un quadro sonoro moderno, che omaggia la migliore tradizione del genere di riferimento ma che non cede alla ultime mode e tendenze.

Quasi tutte le nove canzoni sono massicce, concrete, genuine e molto soul, a testimonianza che nell’estremo sud dello stivale qualcosa si muove, e per farsi notare non deve necessariamente ricorrere all’autocelebrazione, all’autotune e al bashment.

Tracklist

  1. Laiuieu
  2. Bruscia babilonia
  3. No cumpari
  4. Non ndi potimu cchiù
  5. Oh god
  6. Noi siamo liberi
  7. Notte di fermata
  8. Sentiti u reggae
  9. Ciangi e sona