Interviste – Ganja Garden roots e consapevolezza da Bagnara Calabra

I Ganja Garden sono una reggae band calabrese da poco fuori con il primo album omonimo, recensito sempre sulle pagine di Terrearse. Si tratta di una delle nuove realtà che arricchiscono il panorama sonoro dell’estremo sud della penisola, ancora un po’ troppo “invisibile” al pubblico dei musicofili.

Ci abbiamo scambiato due chiacchiere su musica, politica, spiritualità e futuro.

Quando e come nasce il progetto Ganja Garden?
Il gruppo nasce alla fine degli anni novanta, quasi per gioco, interpretando le canzoni di Bob Marley  a “La Saletta” di Bagnara. Da allora giorno dopo giorno la cosa si è fatta sempre più intensa, iniziando a fare le prime apparizioni dal vivo a Bagnara e in provincia di Reggio.

Cosa spinge dei giovani di Bagnara Calabra, in provincia di Reggio Calabria, ad utilizzare la musica reggae come veicolo espressivo?
Il Reggae è una forma musicale che ci ha accompagnato fin dall’adolescenza. Il ritmo in levare della chitarra e il suono del basso attraversano i nostri corpi raggiungendo il cuore e l’anima, trasportandoci in una dimensione mistica, di profondo contatto con il divino e ci aiuta a superare le pesantezze di questo mondo. Inoltre il reggae è una musica di “conoscenza” in cui si riversano tutte le nostre idee sul sistema sociale, profondamente in crisi, sia economica che spirituale; qui il reggae incontra il nostro idioma calabrese che si sposa perfettamente con le metriche di questa musica e ci permette di comunicare tutta la nostra rabbia dal profondo delle nostre radici .

Il reggae ha sempre trattato temi sociali e di denuncia, interpretando le varie realtà in cui si è sviluppato. Ma quanto, la musica, deve essere anche un po’ politica?
Nella nostra musica la politica è presente in quanto cerchiamo di portare all’attenzione della gente delle problematiche sociali della nostra terra e non, senza però patteggiare per un determinato colore politico, anche se le nostre simpatie potrebbero essere palesi. Il nostro esempio di riferimento è il “Rastafari” Hailè Selassie, l’imperatore d’Etiopia, al tempo stesso guida politica e spirituale. Un esempio su tutti dei nostri riferimenti culturali in tal senso è il discorso pronunciato dal Re alle nazioni unite e ripreso nel testo della canzone “War” di Bob Marley.

Secondo voi dunque ha un senso, soprattutto per degli italiani, fare riferimento al credo rasta che, ricordiamo, ha una forte componente panafricana e antioccidentale?
Assolutamente si! In molte occasioni Haile Selassie ha parlato di uguaglianza tra i popoli e le razze. Non esiste nessuna differenza tra un nero e un bianco. L’Africa è la terra madre, i primi ritrovamenti di umani sono stati effettuati in Africa, noi bianchi non siamo altro che neri “scoloriti”, l’uomo bianco ha perso la sua rotta, ma può ritrovarla in qualsiasi momento ritornando alle sue radici.

Rimanendo comunque con i piedi nella terra calabrese, a quanto pare offrire il caffè al bar è proprio un rito, un indicatore di dinamiche sociali…
Eh si, il caffè al bar è un’istituzione dalle nostre parti…noi che viviamo in un paese non molto grande della Calabria, anche se abbastanza tranquillo, viviamo questa usanza con una sorta di amore e odio. Come concetto base non sarebbe una cattiva cosa offrire un caffè ad un amico, anzi molto spesso è un piacere tra amici “veri”. La situazione diventa pesante quando il caffè si accompagna all’espressione “viriti co cafè è pagatu”, uscita fuori dalla bocca di qualche personaggio di peso “notevole” del paese, che mostra riconoscenza e interesse verso la tua persona e la tua famiglia…

Quali opportunità ha un giovane nel sud della Calabria?
Mi viene da piangere a pensare ai bambini che crescono in questa terra maledetta! E’ un circolo vizioso che spero un giorno abbia fine e che da sempre cerco di spezzare, con la mia voglia di andare avanti, la passione per la musica, per i rapporti umani, per la natura ecc. Penso che un giovane in Calabria abbia bisogno di altri esempi a cui fare riferimento! Quando ero piccolo c’era un bambino della mia stessa età, me lo ricordo ancora. Siamo cresciuti lui col petto in fuori io con i dreads in testa. Io oggi sono qui a raccontarti questa storia, lui ha una lapide sopra la sua testa. Ha avuto una grossa opportunità quel bambino!

Quali opportunità ha un musicista nel sud della Calabria?
Le opportunità sono ben poche. Noi cerchiamo tutti i giorni di proporre i nostri progetti alle istituzioni e ai privati, per cercare di portare avanti un discorso di cultura, di valorizzazione dei fenomeni musicali della nostra terra e non solo. Un musicista è visto come un personaggio rimasto bambino che ogni tanto va accontentato con qualche spicciolo per i suoi spettacoli di intrattenimento, nelle piazze e nei locali, senza pensare al grossissimo valore della musica!! Nella Grecia antica e in molte altre culture non occidentali, la musica assume un posto di primo piano negli equilibri sociali. E’ fonte di saggezza, di spiritualità, di educazione e temperanza, qualità che nel mondo moderno ormai contano ben poco e la Calabria sotto questo aspetto è uno dei posti più all’ “avanguardia”!!!

La cosa più bella e la cosa più brutta della vostra terra.
La cosa più bella della nostra terra è la nostra terra! La cosa più brutta della nostra terra è la nostra terra!

Torniamo alla musica: due nomi italiani e due nomi internazionali.
In Italia per me il reggae moderno è rappresentato da Alborosie che sta rinnovando veramente il reggae, non solo a livello italiano ma a livello internazionale. Un’ altra realtà interessante sono  Pugliesi “BoomdaBash”.
A livello internazionale mi piacciono molto Fantan Mojah e Damian Marley, oltre a tutta la storia del reggae che mi fa impazzire ogni giorno. Jah Bless Reggae Music!

Due parole sulla scena musicale della vostra provincia.
Ci sono molti ragazzi che fanno bella musica a Reggio e provincia, li seguo spesso ai loro concerti. I miei preferiti sono: John Merrick, Allmyfrendzaredead, Kalafro, Valentina Sofio, Mordecai non parla, Francesco Stilo, Adriano Modica, i Fields. Gente che mette gioia, rabbia, delirio, introspezione e passione in quello che fa. Tutte emozioni che provo anch’io ascoltandoli.

Una ricetta per uscire dalla crisi…
Ahahahhahah una ricetta? Mi piace molto cucinare! Io farei un bel soffritto di “Puntaloru Bruscenti” (peperoncino) con dinamite e “parole di lotta”. Ci aggiungerei carne di “krapa” razza Gelmini e “Fornero”. La sfumerei con dell’ottimo cherosene rubato ai serbatoi dell’Alitalia. Poi cuocerei a fuoco molto lento il tutto, e mentre rileggo NoLogo di Naomi Klein e ascolto “Run Come Rally” di Yabby You, chiudo il tutto in un bel pacco celere e lo spedisco alle Nazioni Unite.
A parte gli scherzi… le soluzioni ci sono! E sarebbero quelle di rispettare un po’ di più questo Mondo la razza umana!

Progetti per il futuro?
A breve stamperemo le copie del disco che già è disponibile su ITunes.  Inoltre stiamo lavorando al nostro secondo album che conterrà tutti pezzi in Inglese, brani che già suoniamo dal vivo da qualche anno. E poi  varie produzioni che stanno venendo fuori nel nostro continuo lavoro di “Home Ganja Garden Studio”. Stiamo cercando di fare cassa per poter realizzare un videoclip di uno dei nostri pezzi più conosciuti. In questo momento ci troviamo per metà a Bologna e stiamo allargando la nostra famiglia con altri musicisti della città: speriamo bene!

Un Saluto a te e a tutta la redazione di TerreArse! In bocca al lupo per tutto!!

Nicola Casile