Sit in del Cartella a Palazzo San Giorgio. Prima apertura del sindaco

Il sit in di ieri pomeriggio davanti a Palazzo San Giorgio, per chiedere al sindaco risposte sul futuro del Cartella, pare abbia dato buoni frutti. Già il 19 giugno scorso, i militanti del CSOA Cartella avevano chiesto formalmente al Primo cittadino un incontro, richiesta peraltro diffusa a mezzo conferenza stampa. Nessuna risposta da allora, sicché di fronte allo ”stucchevole rimpallo di responsabilità tra la magistratura inquirente, che dichiara di aspettare un pronunciamento da parte dell’Amministrazione comunale per poter procedere al dissequestro, e i dirigenti della stessa Amministrazione, che dicono di non aver ricevuto alcuna richiesta da parte della magistratura”, per sbloccare la situazione si è scelta la via più diretta, andando, per così dire, a “bussare” alla porta del Comune di Reggio Calabria per incontrare personalmente il Primo cittadino.

I militanti del Cartella hanno apprezzato in primo luogo che Arena abbia finalmente preso posizione sulla risposta da dare all’attentato di maggio scorso. La risposta è stata che la struttura di Via Quarnaro a Gallico debba tornare ai ragazzi e alle ragazze che per 10 anni l’hanno vivificata con iniziative sociali. Benché molto tarda, la presa di posizione del sindaco è importante poiché pare che dia una implicita legittimazione alla realtà Cartella, finora ignorata dalle istituzioni cittadine. Il primo passo per arrivare al dissequestro e alla restituzione dell’area alle sue attività sociali, sarà comunque procedere alla messa in sicurezza della struttura. I militanti del Centro hanno sottolineato che vigileranno sulla realizzazione degli impegni assunti in sede di incontro.

Testo di Denise Celentano
Foto di Giorgio Furfaro

Antimafia sociale, Giovanni Impastato al CSOA Cartella

Noi ci dobbiamo ribellare, prima che sia troppo tardi prima di abituarci alle loro facce prima di non accorgerci più di niente.”  [Tratta da i Cento Passi]

La campagna a sostegno del Cartella va avanti, lo possiamo proprio dire, come il vento. Una delle ultime iniziative promosse è stata un’ assemblea pubblica che ha visto come protagonisti Giuseppe Marra, volto storico del centro, Giuseppe Giordano consigliere regionale dell’Idv, Elio Teresi dell’associazione Radio Aut e un ospite davvero di tutto rispetto, Giovanni Impastato, il fratello di Peppino Impastato, il giornalista, attivista nonché militante rivoluzionario di Cinisi, che pagò le sue idee con 5 kg di tritolo da cava sui binari della Palermo/Trapani.

Ed è proprio a lui che, caso volle, fosse dedicata l’ultima serata del centro sociale Angelina Cartella prima che venisse dato alle fiamme. Una rappresentazione  teatrale a cura della compagnia “Teatro Delle Condizioni Avverse”, che ha riproposto tutta la storia di Peppino. Le sue battaglie, le sue iniziative, insomma la sua vita con tutti i suoi drammi e le sue conquiste.

All’assemblea si è ribadita l’utilità sociale del centro e il riscatto di cui è stato capace in tutti questi anni, occupandolo e togliendolo dalle mani della criminalità e dallo spaccio dell’eroina, ed ancora, di come il Cartella sia un tipico esempio di democrazia che viene dal basso.

E a proposito di democrazia Impastato sottolinea come il rispetto delle regole, la famosa legalità non deve essere sinonimo di una cieca obbedienza.

Questo è un concetto che lui sottolinea più e più volte nei suoi mille dibattiti ed interventi e lo spiega molto bene. Afferma che: “Se al centro delle leggi non c’è il rispetto dell’uomo, non c’è il rispetto della dignità, allora siamo convinti che quelle leggi non possono essere rispettate, proprio per il bene di questa tanto amata e tanto citata legalità. Le leggi non si possono subire ed il rispetto della dignità umana è il messaggio che abbiamo sempre cercato di dare alle nuove generazioni. Ormai si fa un grande abuso di questo sostantivo e se noi non possiamo più fare a meno di nominarla è necessario specificare che la legalità deve essere sia democratica che  costituzionale. Pure Hitler emanava leggi razziali  e quella non era di certo legalità!” Inoltre afferma che: ”Il messaggio che deve passare alle nuove generazioni è che legalità non vuol dire piegarsi o abbassare la testa ma anzi, citando don Lorenzo Milani, l’obbedienza non è sempre una virtù!”. Conclude sottolineando come la disobbedienza civile può e deve essere un contributo importante per tenere alti i valori della legalità.

Alla fine del convegno Impastato ci ha concesso una piccola intervista.

Nel dicembre scorso la sua pizzeria, quella famosa del film ereditata da suo padre, è stata data alle fiamme. So che è stata accertata la matrice dolosa e so che lei ha affermato che quel luogo, ormai diventato un punto d’incontro per molti artisti, dove lei ha cercato di promuovere la cultura in tutte le sue forme ed espressioni,  evidentemente dava fastidio. Ora come ora quali sono le novità, continuerete sulla strada intrapresa o darete un freno a quelle attività?
Si la matrice è stata d certo dolosa. Ora la pizzeria l’abbiamo riaperta e sicuramente non ci fermeremo con le attività..anzi.

Come ha reagito Cinisi quando sua madre ha deciso di costituirsi parte civile? Mi rendo conto che i tempi non erano di certo come quelli di adesso. Ma soprattutto che cambiamento ha riscontrato in questi trent’anni?
All’inizio ci avevano fatto terra bruciata intorno. Poi c’è stata  la voglia di fare la “casa memoria” e fare si che fosse sempre aperta a tutti. Inoltre la confisca della casa di Badalamenti e la ripresa del casolare dove è stato ammazzato Peppino, che stava diventato un luogo di prostituzione e di malaffare sono state lotte che hanno lasciato il loro segno. Il paese è stato sempre un po’ chiuso nei nostri confronti, persino le stesse associazioni e anche l’ACR di Cinisi non erano mai venute a fare visita a casa memoria. C’è voluto un gemellaggio con l’ACR di Savona a convincerli, che venuti in visita volevano vedere questa famosa casa memoria.

Quanto fa la politica e quanto i politicanti, e quanto soprattutto fa la gente?
Beh non è giusto fare di tutta l’erba un fascio. Ma le gente è senza dubbio mobilitata e sul campo. Ora è la politica che dovrebbe ripulirsi un pò.

Sicuramente le saranno capitati dei momenti di sconforto, pensare che tutto questo non servisse a nulla e che fosse tempo perso.
Beh si..è capitato, ma bisogna fare appello a quel filo di coraggio e non mollare mai.

Prima lei ha detto come anche la Chiesa debba fare la sua parte, come tutti noi del resto. E a proposito di ciò, proprio quest’anno, nell’anniversario di Peppino, la Chiesa non ha voluto dire una messa in suo onore.
Si la messa non è stata fatta, e con la giustificazione che i tempi non sono maturi, ma in compenso c’è stata una bella veglia di preghiera capeggiata da don Ciotti che nel suo intervento di certo non le ha mandate a dire.

Bene grazie mille, è stato davvero un piacere e un onore, non solo per me, ma anche per tutti noi.
Grazie a voi!

Ringraziando nuovamente la squisita disponibilità di Giovanni Impastato e sperando che continui sempre con lo stesso fervore e passione che ci ricorda anche tanto chi non c’è più e che è inutile che io sottolinei nuovamente, desidero lasciarvi con un pensiero: secondo voi questi “tempi” quando saranno maturi?

articolo, foto e video di Claudia Toscano

Anche Genova si mobilita per il CSOA Cartella

Giovedì sera, nel centro storico della città di Genova, il Circolo Giardini Luzzati ha organizzato un “aperitivo calabrese a base di ‘nduja, melanzane, zucchine, soppressata e antifascismo”, dimostrando la vicinanza dei genovesi e dei reggini emigrati al CSOA Cartella devastato dai “soliti ignoti”, sulle note della Piccola orchestra della posta vecchia, band genovese che propone i suoni popolari del Sud.

Significativa è stata la partecipazione dei genovesi, che, come racconta Maria Vittoria Marra, giovane emigrata in terra ligure, “hanno dimostrato la curiosità di sapere cosa fa il Centro, cosa gli è successo e cosa rappresenta per noi e la voglia di collaborare”. Una vicinanza non solo simbolica ma anche finalizzata a sostenere economicamente il Cartella: nella serata  è stato infatti raccolto un gruzzolo che sarà destinato al Centro reggino per sostenerne la ricostruzione. Ma quella dei giardini Luzzati è solo una fra le iniziative realizzate dai centri sociali genovesi per il Cartella: se anche il CSOA Terra di Nessuno ha inviato un contributo economico, nei prossimi giorni il LSOA Buridda realizzerà appositamente una serata. Tante iniziative si devono anche alla solerzia di molti emigrati reggini che non hanno dimenticato la loro terra, ma che anche da lontano si impegnano per valorizzarne la parte migliore, quella che alza la testa.

La lotta contro i tentativi di neutralizzare pratiche sociali libere e solidali di cui l’esperienza del Cartella è esempio, è transgeografica e interessa tutti. Di fronte a questi ulteriori incoraggiamenti, rinnovata è dunque la consapevolezza che il Centro reggino non è solo: la realizzazione di reti solidali di questo genere è anzi fondamentale antidoto contro la “mentalità del fiammifero” (o, se si preferisce, “della tanica di benzina”) che troppo spesso in Calabria detta legge. Ci sono cose che non si possono bruciare, e dalla manifestazione del 26 maggio alle continue dimostrazioni di vicinanza al Cartella provenienti da tutt’Italia, è ormai chiaro che la “mentalità del fiammifero” ha non solo in se stessa i germi della sua estinzione, ma anche nel concetto – per fortuna ancora vivo - di solidarietà spontanea e disinteressata.

Denise Celentano
foto di Paola Podestà, Maria Vittoria Marra

Gallico invasa, le foto del corteo in solidarietà con il Cartella

foto di Claudia Toscano

Dopo l’attentato al Csoa cartella: tra legalità e legittimazione

All’incontro che si è tenuto dopo l’attentato incendiario al Centro Sociale Cartella la partecipazione è stata grande ed inaspettata. Centinaia di persone di varia estrazione, alcune rappresentanti di partiti, associazioni o movimenti, altre a titolo di semplici cittadini, sono accorse sul posto in segno di solidarietà.

Molti dei presenti non erano mai stati al Cartella, ed altri non ci venivano più da tempo, in seguito a divergenze politiche o di altro genere. Non sono mancati alcuni esponenti politici locali che, pur non essendosi dimostrati nel tempo in linea con le lotte e le rivendicazioni portate avanti dal Cartella, hanno comunque ritenuto opportuna la loro presenza in una simile occasione. Questa grande e significativa affluenza, al netto di una quota minima di semplice “presenzialismo”, necessita di una giusta interpretazione soprattutto se si pensa che non era affatto necessario, per molti, essere li in quel momento.

In economia esistono dei metodi per stimare il valore di cose che non hanno un prezzo di mercato come le aree naturali o i beni paesaggistici: si tratta del “valore di esistenza”. È quel valore che le persone attribuiscono a qualcosa indipendentemente dal fatto che loro stesse possano beneficiarne direttamente nell’arco della vita. È il valore che viene riconosciuto ad esempio alle foreste, o ai paesaggi, o a determinati ecosistemi che, è riconosciuto, rivestono un importanza tale da dover continuare ad esistere in quella forma. In un certo senso è lo stesso ragionamento che si potrebbe applicare ad una realtà come un centro sociale, in questo caso il Cartella. Decine di cittadini non vi si erano mai recati prima, pur riconoscendone il valore sociale e politico. Ed anche chi non c’era personalmente ha comunque denunciato con fermezza l’accaduto, augurandosi una rapida ripresa delle attività. Attestati di solidarietà sono arrivati persino da gruppi e movimenti con una visione politica del tutto opposta a quella che può avere una realtà antagonista come un centro sociale. Tutto ciò ci invita ad abbandonare il campo della superficialità per fare una prima riflessione: il centro sociale Cartella ha un valore, ed è un valore riconosciuto.

La notizia dell’attacco al Cartella in poche ore ha fatto il giro del web, superando la dimensione locale ed interessando la stampa nazionale ed  anche alcuni telegiornali. Decine di articoli si sono susseguiti in rete e qualunque fosse l’idea o l’estrazione degli autori, è comunque stato unanime il riconoscimento del Cartella quale laboratorio di idee e presidio di rottura e di provocazione. Da tutta Italia realtà antagoniste e movimenti vari si sono immediatamente dichiarati “vicini” al Cartella, come vicini fisicamente sono stati tutti coloro che negli ultimi dieci anni hanno condiviso con il Cartella lotte e sfide importanti, soprattutto sul territorio e per il territorio. Ma alcuni interventi durante l’incontro ed alcuni articoli apparsi in certi quotidiani locali hanno posto l’attenzione su un aspetto importante e se vogliamo delicato: quello della legalità. Si è sussurrata (in quanto mai espressa chiaramente) l’ipotesi di una ufficializzazione del Cartella che potrebbe avvenire solo attraverso l’abbandono dell’occupazione a favore di pratiche più legali, appunto. Un aggiustamento burocratico, in poche parole. In questo modo – secondo alcuni – il ruolo e le attività del centro sociale godrebbero di un più facile riconoscimento e di una maggiore tutela, soprattutto in situazioni difficili come appunto un attentato incendiario. Come a voler dire “se foste legali, ad esempio, la politica potrebbe pronunciarsi ed aiutarvi senza trovarsi in imbarazzo”. E qui occorre fare un’altra importante riflessione: un centro sociale, in quanto realtà antagonista che promuove aggregazione e cultura in contrapposizione al sistema vigente, cosa deve alla politica? E se fosse “legale” o burocraticamente apposto, sarebbe meno esposto ad aggressioni di questo tipo? Ed avrebbe lo stesso significato? Probabilmente la risposta è sia nei termini che nei concetti. Il Cartella ha portato avanti per anni importanti lotte contro l’illegalità e contro le mafie, e lo ha fatto con un importante consenso ed avvalendosi di un non trascurabile seguito. Nel corso degli anni ha dunque ottenuto una “legittimazione” da parte della gente e questo rappresenta in pieno il senso di un’esperienza nata proprio per proporre una nuova visione, alternativa a quella pre-esistente con la quale si pone in netto contrasto. Il centro sociale Cartella è legittimato, ed è proprio un episodio spiacevole come un attacco duro e meditato ad esserne chiara testimonianza. E non è neppure assoluta la classificazione in “correnti di pensiero” secondo la quale o si è dalla parte del Cartella e delle idee che promuove, o gli si è lontani anni luce. Lo dimostra l’evidenza di uno spazio di città che è stato sottratto dal degrado e restituito alle famiglie del quartiere che ci portano i bambini senza necessariamente intraprendere la via della militanza politica. Occorre ricordare inoltre che era stato proprio il Comune, sede e garanzia di legalità, a costruire con danaro pubblico e poi abbandonare quella struttura.  Ma probabilmente l’ufficialità degli aspetti legali e burocratici, quella che hanno ad esempio alcuni gruppi neo-fascisti ai quali potrebbero essere attribuite le rivendicazioni dell’attentato, ha rappresentato un problema così importante da non consentire ai rappresentati del Comune e della Provincia di essere presenti. “Tutto sommato – si potrebbe pensare – una ragazzata notturna contro un centro sociale occupato non merita attenzione o comunque non va denunciata pubblicamente”.

Comunque sia, indipendentemente dalle opinioni personali e dalle appartenenze politiche, l’esistenza di un centro sociale si rivela necessaria, soprattutto in una città come Reggio Calabria dove la pluralità di idee e di interpretazioni è sempre stata molto limitata. Ed è importante comprendere come il valore di una simile esperienza si misuri attraverso la sua legittimazione, maturata negli anni, senza l’aiuto della politica o delle istituzioni.

Lunga vita al cartella.

Nicola Casile

Dopo l’attentato incendiario il Centro Sociale Cartella non abbassa la testa

Grande partecipazione all’incontro svoltosi al Centro Sociale Cartella di Reggio Calabria a poche ore dall’attentato incendiario che lo ha colpito nella notte del 15 maggio. Attentato di cui si è occupata anche la stampa nazionale.

Rappresentanti di partiti politici, associazioni e movimenti ma anche artisti, musicisti e persone comuni sono accorse per portare immediata solidarietà e per dare un segnale forte e chiaro: il Cartella non abbassa la testa.

Al microfono di un impianto audio rimediato all’ultimo minuto (tutte le attrezzature sono state perse nel rogo) si sono succedute numerose voci che, ognuna a proprio modo, hanno confermato la loro vicinanza e la loro disponibilità per una rapida ricostruzione.

“Ora e sempre resistenza! Daremo una grande festa quando il Cartella riemergerà dalle sue ceneri come la Fenice”. È questo l’accorato auspicio di Pino Siclari del Pcl. “Questa è un’area che può sollevare interessi economici di vario tipo”, ha ricordato Siclari, invitando ad una riflessione su altri episodi analoghi che si sono verificati negli ultimi giorni in Italia, l’ultimo dei quali a Milano.

 “Ciò che è necessario è dare la giusta risonanza e la giusta visibilità a questo episodio, per mettere in chiaro il fatto che il Cartella e tutta la gente che ne ha condiviso negli anni l’attività non hanno intenzione di assoggettarsi alle regole di prepotenza e di indifferenza che imperano in città” ha detto Nando Primerano, attivista del Cartella, ricordando anche che “negli ultimi periodi alcune sigle neofasciste hanno fatto riunioni e incontri per mettersi in luce ed ottenere nuovi consensi e visibilità portando avanti rivendicazioni riguardanti gli spazi sociali”.

Ed è sul tema degli spazi sociali che ha insistito anche Elisa Gambello, esponente della Cigl: “non possono essere concessi spazi sociali a gruppi che si ispirano al fascismo. Occorre fare chiarezza poiché i “si” e i “no” riguardo alle varie questioni sociali e territoriali non sono tutti uguali, e ci sono spazi sociali inclusivi ed altri che si basano sulla discriminazione e sull’intolleranza”.

È stata condivisa da tutti l’idea di un presidio attivo e costante capace di rendere il Centro Cartella uno spazio vissuto e sempre in attività, ed è proprio a tal proposito che alcune associazioni, tra cui l’Arcigay, hanno deciso di svolgere proprio al Cartella alcune iniziative già in programma.

Tra i vari interventi anche quello di Francesco Talia dell’Associazione banda Falò, anch’essa vittima di vari attentati incendiari nel corso degli ultimi anni: “Ci accomunano tristi episodi di cui siamo stati vittima proprio per ciò che rappresentiamo, ossia una visione alternativa, una proposta nuova di socialità e di partecipazione”.

Ma al di là delle apparenze e delle svastiche disegnate sulle pareti, è stato Pasquale Speranza, da anni attivo all’interno del Cartella, a proporre una riflessione attenta su quello che potrebbe essere il ruolo della ‘ndrangheta nella vicenda: “Non possiamo pensare che un attentato di tali dimensioni non abbia una parte di regia della ‘ndrangheta data la gestione quasi integrale che essa ha di questo territorio. Non si può fare una cosa simile senza che la ‘ndrangheta lo voglia o lo permetta”.

Durante l’incontro si è convenuto sulla necessità di una sottoscrizione capace di far fronte alle spese immediate che saranno necessarie per un rapido ripristino delle attività. Ed è proprio l’attività sociale e politica la migliore risposta da dare agli autori dell’attentato ed ai loro mandanti, proprio per ribadire forte e chiaro che “il Cartella non abbassa la testa!”.

Nicola Casile
foto di Claudia Toscano 

Solidarietà al CSOA Cartella colpito dalle fiamme e dall’ignoranza

Neanche un mese fa il Centro Sociale Occupato Autogestito Angelina Cartella di Reggio Calabria ha festeggiato i suoi 10 anni di vita e di attivismo. Pochi giorni dopo, il 1 maggio, al Cartella è stato il momento di stringersi attorno al mondo del lavoro distrutto e devastato (più di quanto non lo fosse mai stato prima!) dal 20ennio di politica televisivo-mafiosa. Il 9 maggio nello stesso luogo si ricordava Peppino Impastato, comunista di Cinisi (PA) fatto saltare in aria da mafiosi. Persone con la stessa mentalità di coloro che stanotte hanno dato fuoco al Centro Sociale Cartella. Uno dei pochi e autentici presidi culturali e sociali della città di Reggio Calabria, se non di tutta la provincia!

Non è la prima volta che succedono atti intimidatori di questo genere. Il CSOA non è protetto da muraglioni, reti, filo spinato e neanche da un fitto sistema di telecamere a circuito chiuso come alcune occupazioni “non conformi” in Italia. Il “Cartella” è aperto e amico della cittadinanza. Il CSOA non prende i milioni dalle amministrazioni comunali, non ospita sottosegretari che inneggiano ad un latitante miliardario, impedisce lo spaccio di droga nei suoi spazi ma in compenso è da anni attenzionato da criminali e fascitelli che lo imbrattano con simboli ridicoli e lo danneggiano con la forza bruta tipica di chi non ha un briciolo di cervello per capire che quella benzina è meglio che se la beva. Eppure erano decine di migliaia i manifestanti portati dal CSOA in riva allo stretto per manifestare contro il Ponte, come centinaia di persone seguono e partecipano alle iniziative politiche, sociali e culturali che il collettivo (aperto alla partecipazione dei cittadini) che autogestisce il centro organizza da anni in tutta la città.

Un luogo e uno strumento di aggregazione dove si parla, si canta, si apprende, si scopre, si impara, ci si rilassa, si sta in buona compagnia, si scoprono prodotti tipici biologici locali e cantanti con un futuro artistico incerto ma con testi degni delle migliori emozioni, cittadini non italiani che si ribellano nelle campagne e che frequentano il centro per imparare l’italiano, web radio che diffondono cultura musicale fuori dagli schemi mainstream. Insomma, il CSOA Cartella è un punto fondamentale per tutti coloro che in città e in provincia credono in un’idea solidale di città e di rapporti sociali.

Uno spazio abbandonato dagli amministratori di questa città condannata all’ignoranza dai suoi stessi cittadini che è stato riscoperto e fatto rinascere da un collettivo di cittadini impegnati e da una quantità inquantificabile di cittadini simpatizzanti che credono assolutamente necessaria la presenza di un punto di solidarietà sociale e di diffusione e di difesa di cultura e attivismo che funziona (e bene anche!) al di fuori dagli schemi classici del “favore”, degli “amici degli amici, dell’amico assessore (che speriamo vengano spazzati via dai commissari del ministero dell’interno) e del sostenitore sottosegretario o deputato. Fuori dagli schemi del boss del quartiere e del boss del bar più figo della città.

Le facce di quelli che hanno messo fuoco al centro sociale Cartella non le conosciamo ma sappiamo che assomigliano a quelle che distruggono la vita di tanti cittadini onesti che provano a campare del proprio lavoro in città; assomigliano agli stessi che distruggono il territorio con sversamento di scarichi abusivi e incendi dolosi sulle montagne; sono le stesse facce che sfruttano i giovani reggini con la logica dell’amico e del lavoro come “favore”; le stesse facce di quelli che costringono i giovani reggini ad emigrare a causa del loro clientelismo criminale; le stesse facce di coloro che rubano i fondi che dovrebbero essere destinati al recupero del territorio, alla solidarietà sociale e allo sviluppo della cultura.

Gente che mette a ferro e fuoco la terra che altri amano. Sarebbe ora di spazzarli via con un lanciafiamme, di annientarli con una bomba sotto il culo! Ma, come diceva Faber in una sua famosa canzone, di “respirare la stessa aria di un secondino non mi va” e quindi “il potere” non lo scagliamo dalle mani come i vili che agiscono di notte, lo organizziamo secondo logiche paritarie, orizzontali e di autogestione partecipativa. Le nostre facce le conoscete tutti, anche se fate finta di no. Sono quelle di chi ama veramente questa dannata città e non ha intenzione di farsi intimidire. Se ci cercate ci troverete, sorridenti, per strada alla luce del sole. Non abbiamo bisogno di nasconderci, noi!

L’associazione LiberaReggio LAB esprime tutta la sua solidarietà al CSOA Cartella, a chi sogna un futuro migliore e a chi lo vuole costruire con la pratica dell’autogestione!

- la notizia e le foto di Stefano Perri su Strill.it
- la notizia e le foto su Il Dispaccio 

Alessio Neri

24-25 aprile 2012: il Centro Sociale Cartella compie dieci anni

Il 24 e il 25 aprile il Centro Sociale Cartella di Reggio Calabria è stato protagonista di una due giorni di arte, politica, musica e socialità. Un festa di compleanno per i suoi primi dieci anni attraverso la quale si è voluto fare il bilancio di un’esperienza intensa e significativa.

Nato ufficialmente il 25 aprile 2002, il Centro è stato il primo vero esperimento di centro sociale a Reggio Calabria. Per l’inaugurazione fu scelta la più simbolica e significative delle date possibili: la festa di liberazione.

Ed in un certo senso si trattò proprio di “liberazione”, se è vero che quel parco comunale fu liberato dall’abbandono, dal degrado e dall’incuria per essere restituito alla città, al quartiere e ai suoi cittadini.

Il recupero fisico di quella struttura, ad opera di un manipolo di testardi idealisti, fu un’esperienza avvincente ma soprattutto pioneristica, all’interno di una realtà cittadina che si mostrava già in gran ritardo nell’offerta di spazi sociali e culturali alternativi o, più precisamente, antagonisti.

L’inaugurazione fu un evento molto partecipato ed attirò l’attenzione della politica locale, in parte perplessa, in parte simpatizzante, in parte contraria all’esperimento. I primi giorni di attività del Centro riuscirono ad aggregare tutte quelle persone che – se nei mesi precedenti si erano mostrate diffidenti o poco convinte riguardo all’idea – una volta che l’idea si concretizzò non esitarono a sentirsene parte integrante. E risale ad una di quelle prime intense serate la memorabile diretta-intervista con Radio Touring, condotta dallo psichedelico agitatore Ciccio Svelo.

Da allora il Centro Sociale Cartella divenne un importante punto di riferimento per una non trascurabile fetta della popolazione reggina, ponendosi da subito come interlocutore politico locale nell’ambito di tutte le discussioni riguardanti i temi dei diritti, del territorio e dell’ambiente.

Anno dopo anno il centro ottenne attenzioni e consensi, il più importante dei quali è stato senza dubbio quello degli abitanti del quartiere che ne hanno riconosciuto il valore ed il ruolo, che in un certo senso riesce ad andare oltre una semplice identità politica e di pensiero.

Dieci anni dopo, il Centro Sociale Cartella continua la sua attività e segna un punto importante della sua storia (e della storia della città).

In prima linea in tutte le lotte contro la devastazione del territorio, contro lo smantellamento dei diritti e a favore dell’integrazione e della solidarietà, negli anni ha anche promosso musica, teatro e cinema, rivolgendosi a quel sostanzioso target di giovani e meno giovani che non si riconoscono nell’offerta generalista che la città offre. In fondo, forse, la funzione di uno spazio sociale è anche quella di contrastare l’appiattimento ideale, culturale e politico valorizzando le differenze e le diversità che sono, a nostro avviso, unico propulsore di crescita sociale.

Auguri al CSOA Cartella.

Nicola Casile

la foto è tratta dal profilo FB del CSOA