Giovani disoccupati: risorse per uscire dalla crisi e diventare indipendenti

Gli ultimi dati diffusi dall’Istat sulla disoccupazione giovanile sono sconsolanti. Anzi, letteralmente, terribili e agghiaccianti. Il numero delle persone con meno di 35 anni che ha perso il lavoro dal 2009 ad oggi supera abbondantemente il milione. Questo si aggiunge ad una già cospicua presenza di giovani già a passeggio sui marciapiede delle nostre città da sommare a quelli che subiscono il lavoro ad intermittenza dovuto ai circa 40 tipi di contratti precari diversi previsti dal nostro ordinamento. La percentuale totale degli under 35 senza lavoro, alla fine di marzo 2012, secondo l’istituto di statistica, supera il 31%. Solo da gennaio a marzo 2012 il numero dei disoccupati è aumentato di oltre 365.000 unità!

La crisi morde forte, è assolutamente necessario fare qualcosa per riprendere in mano la possibilità di dare a questo paese un futuro concreto che non sia fatto di suicidi e denutrizione (come sta succedendo in Grecia).

Esistono alcuni strumenti molto utili diretti ai giovani con meno di 35 che potrebbero dare una mano a liberarsi dalla gravità di questa situazione. Non si tratta di miracoli e neanche di buone amicizie che assumono, senza averne veramente bisogno, dando stipendi molto bassi grazie ad introiti provenienti non dal mercato ma da finanziamenti e bandi pubblici concessi “a vario titolo” un po’ qui e un po’ lì.

I miracoli non esistono, men che meno in periodi di enorme crisi economica. Ma se hai meno di 35 anni, un sogno nel cassetto, una professionalità e delle competenze reali, un progetto da realizzare o se, semplicemente, esplodi di entusiasmo per una qualche attività che può diventare remunerativa lo stato ti offre due possibilità utili e vantaggiose. Vediamole nel dettaglio.

Per gli under 35, professionisti o che vogliano diventare lavoratori autonomi c’è la possibilità di aprire la partita IVA ad un regime veramente vantaggioso! Si tratta del cosiddetto Nuovo regime dei minimi con una fiscalità super semplificata. In sostanza è possibile, aprendo una partita IVA, usufruire di un regime fiscale agevolatissimo fino al compimento del trentacinquesimo anno d’età che prevede il pagamento al 5% dell’aliquota sostitutiva dell’IRPEF l’unico limite è quello del fatturato, ovvero è possibile godere di questo regime così conveniente solo se durante l’anno non si sono superati i 30.000 di fatturazione. E’ una gran cosa se pensate che il regime fiscale standard prevede aliquote che non scendono mai sotto il 29%. Infine, i contribuenti che scelgono il regime super semplificato “sono esonerati dall’obbligo di registrazione e tenuta delle scritture contabili ai fini IRPEF, IRAP e IVA, dalla tenuta del registro dei beni ammortizzabili (sempre che in caso di controllo siano in grado di fornire gli stessi dati), dalle liquidazioni e versamenti periodici dell’IVA, dal versamento dell’acconto IVA e dalla presentazione e versamento dell’IRAP“.

La seconda opzione a disposizione dei giovani sotto i 35 anni è quella dell’ormai tanto discussa e analizzata Srl semplificata (o S.s.r.l.) introdotta nell’ordinamento italiano pochi giorni fa grazie all’approvazione da parte del Parlamento italiano del decreto legge sulle liberalizzazioni proposto dal governo Monti. L’art. 3 della suddetta legge ne regola la costituzione e, sinteticamente, prevede che tutti i cittadini con meno di 35 anni possono mettere in piedi una Ssrl fino al compimento del 35esimo anno d’età dei soci. Qualora uno dei soci superi i 35 anni deve uscire obbligatoriamente dalla società, quando tutti i soci arrivano ai 35 anni la società o decade (muore!) oppure deve essere trasformata in una Srl tradizionale con tutti gli obblighi e gli oneri previsti dalla legge.

I vantaggi concreti della Ssrl per i giovani sono i seguenti:
- nessun onere notarile (normalmente il deposito dello statuto presso un notaio costa 2.000 euro!) per tutta l’esistenza della società semplificata;
- nessuna imposta di bollo per il deposito di atti;
- capitale sociale minimo di 1 euro ma i soci possono versare qualunque somma (per le Srl normali è obbligatorio un capitale sociale di 10.000 euro di cui 2.500 vanno versati immediatamente);
- iscrizione al registro delle imprese con una semplice comunicazione elettronica (email) di inizio attività presso gli uffici di competenza.

Il risparmio immediato, netto ed evidente, oltre che in termini di quantità di adempimenti burocratici cui adempiere, si aggira intorno ai 13.000 euro!

Questa norma è stata approvata il 27 marzo 2012 e prevede che lo statuto standard e il regolamento di formazione della società venga emesso dal Ministero della Giustizia e dello Sviluppo economico entro 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Sperando che i tempi non si allunghino e che tutto vada bene a fine maggio dovrebbe essere possibile, concretamente, mettere in piedi una Società a responsabilità limitata semplificata.

Dunque, oltre a combattere giorno per giorno contro le ingiustizie di questo sistema economico-politico, per non soccombere sotto i colpi della tristezza da disoccupazione, cari coetanei, non facciamoci sfuggire la possibilità di sfruttare queste poche leggi fatte per noi.

Non aspettiamo che altri ci offrano contrattini, lavori e lavoretti. Abbiamo la possibilità di emanciparci dagli sfruttatori moderni diventando autonomi e indipendenti, artigiani di noi stessi!

Ogni giorno che passa abbiamo sempre meno tempo a disposizione. Per cui, chi ha tempo (e i giovani ne hanno più di chiunque altro) non aspetti tempo!

Alessio Neri

Se dio muore è per tre giorni, poi risorge

Eccoci qui a celebrare laicamente l’ennesima festa cristiana del nostro calendario.

Siamo un’associazione laica i cui membri spesso colgono l’occasione delle feste comandate per trascorrere qualche giorno o qualche ora in serenità con parenti, amici e amiche con i quali spesso, per i più disparati motivi, è difficile passare il tempo che si vorrebbe.

La Pasqua del 2012 ha un sapore molto particolare; non nuovo – cudduraci, uova di cioccolato, pastiere e colombe commerciali non mutano le loro rispettive composizioni chimiche – ma con un retrogusto che ha qualcosa di sorprendente.

Impegnati in una difficile e dalle mille insidie opera di auto-organizzazione, un gruppo di ragazze e ragazzi come noi, figli/e del berlusconismo e target perfetti per una crisi finanziaria, la prima del XXI secolo, ci troviamo a fronteggiare notizie bomba come quella della Lega marcia fino al midollo rappresentata dal suo capo/fondatore l’Umberto, che ce l’aveva duro, e amare “conferme” che arrivano dall’Istat riguardo al fatto che più di un milione di under 35 negli ultimi tre anni hanno perso il lavoro senza trovarne un altro. Più o meno lo stesso periodo in cui noi abbiamo messo in piedi e fatto diventare grande un sito di informazione partecipato e un’associazione.

Diversi di noi fanno parte di quel milione.

Dunque, sarà una Pasqua un po’ amara e non solo per noi giovani dall’esistenza precaria e dall’aspirazione giornalistica in fase di autoproduzione. Tra un venerdì santo e una veglia notturna la Lega Nord è sospettata di riciclare qualche soldino della ndrangheta mentre affronta la crisi più grave della sua storia; la seconda repubblica vacilla sotto i colpi legalitari della magistratura che, una volta venuto meno il “coperchio” leghista al ministero dell’interno e pidiellino al ministero della giustizia, finalmente può avere la possibilità di andare fino in fondo contro questa cloaca che è il parlamento italiano. Nel frattempo i comuni del meridione e del settentrione, non fa differenza, vengono sciolti per infiltrazioni mafiose allo stesso ritmo con cui un pettine molto fitto rompe i nodi tra i capelli di una donna dalla chioma fluente ma poco curata.

Reggio Calabria potrebbe essere il prossimo comune ad essere sciolto. Il nostro. Una liberazione per chi da anni denuncia la presenza di mafiosi e facce da mafiosi all’interno di tutte le istituzioni comunali. Una difficoltà in più per quelli che sperano da decenni in una normalizzazione “civilizzatrice”.

Anche al nord sono fatti della nostra stessa pasta criminale oppure sono stati i meridionali con la loro identità così forte a convincere i celtici della convenienza  economica dell’illegalità?

Il fenomeno dell’emigrazione interna dal sud al nord non dà segnali di diminuzione. Stiamo scoprendo attraverso il nostro progetto “Sud Altrove” le cause e le conseguenze, le storie e le esperienze di vita vissuta e certamente non è possibile ridurre tutto all’esportazione della malavita. Anzi, tutt’altro.

Più studiamo e più siamo convinti che l’Italia l’hanno fatta i meridionali e non Garibaldi e Cavour; come la lingua italiana non l’ha fatta Dante ma la TV dal 1955 fino ai primi anni 80 quando Fininvest distrusse la TV di conoscenza per farla diventare TV commerciale porno-soft.

Allo stesso modo, forse, la Pasqua non l’ha inventata Cristo (o chi per lui). La Pasqua l’hanno inventata i poveri cristi che soccombono ogni giorno sotto i colpi delle ingiustizie, della corruzione e del benessere non diffuso. Gli stessi poveri cristi che ogni giorno cercano di trovare la propria resurrezione in un mondo in cui la coperta è sempre più stretta e l’arroganza e la violenza di chi ci sta sotto non fa che crescere nei confronti di chi rimane ai margini.

E’ a questi poveri cristi, ai giovani sempre più precariamente dis-occupati, alle vittime della criminalità, del bigottismo religioso e della sopraffazione politica che rivolgiamo il nostro augurio più grande e sentito di unità, riscossa e, perché no, di resurrezione.

Questa festa la dedichiamo a voi/noi!

Auguri da tutta la redazione!

Lavoro nero e disoccupazione, analisi della situazione calabrese

Irregolarità è una della parole chiave per comprendere il sistema economico e sociale della Calabria. Certo, non è tutto uguale ma non dobbiamo nasconderci dietro l’amore per la nostra terra quando ne valutiamo i mali, qualunque sia il fine ultimo di questa valutazione.

Irregolarità dunque come pilastro cardine di un’economia strutturalmente in dissesto, in cui gli investimenti da fuori regione sono pochissimi e in cui è davvero un’impresa trovare un lavoro onesto e regolare, appunto.

Il 10,8% dell’economia calabrese è coperto dal settore agricolo mentre solo il 17,8% dal settore industriale. Il resto è formato da edilizia, disoccupazione, emigrazione, pochissimi servizi e ancora meno cultura. Facile comprendere che l’irregolarità nel mondo del lavoro in un sistema del genere sia uno dei meccanismi economici principali e in cui, d’altronde è sotto gli occhi di tutti, potenti organizzazioni criminali come la ndrangheta ci sguazzano.

E’ ancora nei ricordi di tutti i calabresi e non l’incendio sociale della rivolta degli africani di Rosarno, le cui condizioni sono cambiate ben poco l’anno successivo come certificato da diverse inchieste giornalistiche di media nazionali e dall’incessante attività di gruppi e associazioni territoriali solidali. Ma senza spingerci verso casi così estremi di irregolarità, le cose non differiscono molto se parliamo con dei nostri amici che lavorano o hanno lavoricchiato in calabria. Il nero non è solo il colore sbiadito di sfondo dell’attuale giunta regionale ma il leit motiv dell’occupazione giovanile calabrese. Per fortuna eccezioni ce ne sono eccome, ma sono talmente poche e concentrate in così poche aree che si fa fatica a considerarle. E’ assolutamente necessario per evitare lo spopolamento della Regione e il proseguire di questa situazione decisamente incresciosa per giovani under35, donne di ogni età e uomini over50, le categorie che subiscono di più la mancanza di lavoro e la conseguente occupazione sommersa.

La commissione regionale – Il 28 dicembre 2000 è stata istituita la Commissione regionale della Calabria per l’emersione del lavoro non regolare che opera “per favorire l’emersione del lavoro non regolare attuando tutte le iniziative utili ai fine di una progressiva regolarizzazione e trasparenza dei rapporti di lavoro e nelle imprese”. Alla commissione, il cui attuale presidente è l’ex segretario regionale della UIL Benedetto Di Iacovo (seguitelo su twitter!) , partecipano: parti sociali, enti previdenziali e di vigilanza, l’Unione delle Camere di Commercio, l’Agenzia regionale delle entrate, la Direzione regionale del lavoro e altri soggetti. I compiti della commissione sono molteplici:
- determinare e proporre politiche regionali di regolarità nel lavoro;
- campagne di sensibilizzazione e realizzazione di progetti mirati;
- analisi e monitoraggio del fenomeno;
- pubblicazione del Rapporto annuale sul sommerso e sull’economia non regolare in Calabria (l’ultimo, l’VII è consultabile online).

I dati statistici – Secondo i dati dell’Istat elaborati dalla Commissione regionale per l’emersione in nostro possesso nel secondo e nel terzo trimestre 2011 (ultimi dati disponibili) la disoccupazione in Calabria avrebbe registrato un forte decremento passando dal 13,8% al 10,7% in soli 6 mesi! Un 3,1% in meno di disoccupati che in valore assoluto, secondo le cifre forniteci direttamente dal Presidente Di Iacovo, vorrebbe dire 17.000 persone in meno senza lavoro. Si parla anche di un aumento totale degli occupati nel periodo in questione di 44.000 unità. Dunque, la Calabria sarebbe in netta controtendenza rispetto alle medie nazionali che vedono aumentare trimestralmente il tasso di disoccupazione; una sorta di “traino” contro la crisi! Le cause che hanno portato a questi risultati sono fondamentalmente due: la lotta al sommerso e il ritorno nel mercato del lavoro di moltissimi disoccupati “scoraggiati” che avevano abbandonato la ricerca del posto.

I dubbi su questi dati sono davvero tanti. Per prima cosa è oggettivamente impossibile stimare il numero di lavoratori irregolari, proprio per la loro stessa natura. Nei documenti si parla infatti di “stime” e queste si sa, sono facilmente modificabili sulla base dei criteri di ricerca scelti, sulle variabili valutate, ecc. Secondo, questi dati non tengono in considerazione il popolo dei Neet (chi non cerca nè lavoro nè formazione) e neanche il dato, forse più significativo, ovvero quello dell’emigrazione, soprattutto giovanile. L’ultimo rapporto Svimez sull’economia del mezzogiorno parla di oltre 14.000 emigrati calabresi nel 2010 (si intendono persone che hanno spostato la loro residenza in altre regioni, dunque non di tutti quelli, che sono la maggior parte, che non cambiano la residenza ma vivono, studiano e lavorano altrove) ai quali si aggiungono nello stesso anno 11.000 pendolari di lungo raggio. E’ impossibile non tenere conto dei dati sull’emigrazione quando si analizzano i dati dell’occupazione calabrese. Ogni valutazione che li esclude rischia di essere incompleta e, dunque, fuorviante.

Emergere conviene – “Per ogni 1000 euro investiti nella lotta al sommerso l’erario ne ricava 2.800″, di questi il 20% rimane nella regione. Ogni lavoratore in nero che diventa regolare porta con se un aumento stimato del reddito reale del 25% con conseguente versamento delle tasse previste dalla legislazione nazionale e delle addizionali IRPEF o IRAP in favore della regione, senza contare la compartecipazione dell’ente locale agli introiti derivanti dall’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA). Dai dati in possesso della Commissione per l’emersione si calcola che dalle 7000 unità di lavoratori diventati “regolari” nel 2009 lo stato abbia aumentato i suoi introiti di circa 80.000.000 di euro l’anno con un income per la Regione Calabria di circa 15.000.000. Si stima, inoltre, che il totale delle risorse recuperabili con l’emersione in Calabria si aggiri intorno ai 2,1 miliardi di euro, 20% dei quali potrebbero rimanere direttamente sul territorio (420.000.000).

Se non bastasse il valore legalitario e civile del lavoro come diritto umano e necessario alla realizzazione individuale e sociale di ognuno, l’abbandono di forme di sfruttamento (a volte anche schiavismo) nascoste è anche una valida voce di entrate nel bilancio dell’ente regionale e, dunque, di tutti i cittadini.

Progetti già in campo – Non sembra che fino ad oggi si sia fatto molto in regione per debellare il male del lavoro nero. La Commissione per l’emersione oltre all’ecomiabile lavoro di ricerca annuale porta avanti alcuni progetti di sensibilizzazione, ultimo dei quali “La legalità cresce sui banchi di scuola” oppure un progetto più operativo come “Lavori Regolari” che mira a costruire una rete di 200 Agenti per l’emersione. E’ abbastanza recente la presentazione del bando per l’apertura delle 200 posizioni formative dedicate ad altrettanti cittadini residenti in Calabria disoccupati da almeno tre anni. Formano i ragazzi per un anno con 15.400 euro lordi annui pro capite per i 12 mesi di formazione e poi vengono agevolate fortemente le aziende che introducano questi giovani nel loro organico e anche i giovani stessi che volessero mettersi in proprio potrebbero godere di un finanziamento (sotto forma di microcredito). I soldi provengono direttamente dall’UE. Gli scopi dell’iniziativa sono sicuramente condivisibili e auspicabili ma le modalità con cui sembra prendere forma destano qualche dubbio. Saranno i prossimi anni a dirci se azioni di questo genere possano essere davvero efficaci e se si, quanto.

Una legge che piace a molti – La Giunta regionale, su proposta della Commissione regionale per l’emersione, ha approvato nel febbraio 2011 una proposta di legge regionale innovativa sul tema. La norma sembra accogliere il placet di buona parte degli attori politici e sociali interessati all’argomento, oltre alla maggioranza politica regionale: la CGIL, il PD che addirittura ad ottobre ha inserito i ritardi nell’approvazione in Consiglio Regionale della legge tra le “10 domande/critiche” poste al presidente della Giunta regionale Scopelliti e dall’IDV attraverso le parole del consigliere regionale Giuseppe Giordano.

Le norme – In estrema sintesi la norma prevede tra le altre cose:
- C.A.E.: la Centrale di Allarme Emersione, tiene traccia di tutte le violazioni in tema di impiego e di sicurezza sul lavoro e impedisce alle aziende recidive di accedere ai bandi regionali e di tutte le istituzioni collegate;
- Misure per la sicurezza sui luoghi di lavoro;
- Maggiore coordinamento nelle politiche ispettive tra Regione e Comuni;
- Controlli più sistematici sulle aziende partecipanti agli appalti;
- Premi a chi prevede nel proprio cantiere programmi di gestione delle problematiche legate alla salute e alla sicurezza nell’esecuzione dei lavori;
- L’istituzione di un Fondo Emersione Calabria per finanziare attività di accompagnamento all’uscita delle imprese dalle condizioni di irregolarità;
- Per il funzionamento ordinario della Commissione sono previsti 300.000 euro annui più non meno di 450.000 per progetti di “CONTRASTO ALL’EMERSIONE” (art. 12, sec. comma). Avete letto bene, progetti di contrasto all’emersione, poi continua l’articolo “finalizzati all’emersione delle imprese e dell’economia sommersa e irregolare”. Credo che dopo la parola contrasto debbano essere scritte le parole “all’economia irregolare”. Un cavillo del genere si presta ad essere usato come salvagente proprio da chi pratica irregolarità.

Il pantano del Consiglio Regionale – A 12 mesi dall’inizio dell’iter consiliare una norma così importante e che potrebbe avere benefici effetti sociali, economici e legalitari ristagna in attesa di essere discussa in aula, come si legge sul sito internet del Consiglio Regionale della Calabria “Da discutere in aula”.

Combattere l’economia sommersa, il lavoro nero, migliorare la sicurezza sul lavoro, generare introiti per lo stato sono azioni di cui abbiamo bisogno come il pane in questa Calabria. La lentezza dei meccanismi di questa politica non risponde come dovrebbe ai bisogni dei suoi concittadini.

Alessio Neri