Nasce la Rete MagmaCalabria

Si è svolto i primi tre giorni di Agosto il primo meeting delle associazioni meridionali attive, organizzato dalle associazioni Famaropa e TerreArse Lab con il patrocinio del comune di Polia (VV), che ha visto la partecipazione di svariate associazioni provenienti da tutta la Calabria. Dopo le bizze metereologiche del primo giorno, già dalla sera sono iniziati i lavori di presentazione del progetto e del programma della tre giorni.

L’accogliente area campeggio in località Gigliara di Polia, all’interno del Parco Naturale delle Serre, ha fatto da splendida cornice all’evento, insieme ad una bellissima escursione alla felce preistorica nel torrente Milo.

Le associazioni hanno sposato fin da subito l’obiettivo del M.a.g.m.a. – Meeting Associazioni Giovanili Meridionali Attive e, senza perdersi in inutili convenevoli, luoghi comuni e inconcludenti disquisizioni sulle ataviche problematiche che colpiscono la nostra martoriata regione, si è passati alla propositività, all’azione, alla voglia reale e concreta di cooperazione per migliorare la nostra terra.

foto magma

Ph. Luigi Smiraglio

“La condivisione dei saperi causa cambiamento sociale”: questo è stato il motto che è venuto fuori: evitare l’individualismo e l’egocentrismo per creare e far nascere una massa critica di persone ed associazioni informate che operino sul territorio.

Hanno partecipato associazioni eterogenee tra loro, come La Piazza di Cleto (CS), gli HackLab di Cosenza e Catanzaro, l’associazione Roots Calabria Foundation (VV), i ragazzi di Praticamente di Cittanova e tante altre associazioni. Molti gli spunti e le idee venuti fuori e raccolti alla conclusione dei lavori in un manifesto, che sarà pubblicato tra qualche settimana su un’apposita piattaforma creata ad hoc per questa nuova rete. Una carta dei valori, ricca di ideali e progetti per il futuro, che serviranno per ampliare sempre più questa rete e per continuare, uno step alla volta, a migliorarsi e creare maggiori opportunità e battersi affinché le associazioni siano di maggior supporto e compartecipi alle politiche socio-culturali della nostra Calabria.

Per far parte di questa rete e o richiedere informazioni si può inviare una e-mail all’indirizzo magma.calabria@gmail.com

 

Le 10 cose da non fare ad un colloquio di lavoro secondo gli esperti… e me.

Quello di importante che c’è da sapere sul mio conto, lo troverete googling. O, per i puristi della lingua italiana, quelli che, per intenderci, dicono bisinnis al posto di business, o Blufuf invece di Bluetooth, “cercandomi su un motore di ricerca” ( e mò vagli a spiegare che vuole dire). Insomma, Gugolatemi (questa è per voi cciovini un poco choosy). E se riuscirete a trovarmi, beh vorrà dire che nel frattempo sono diventato famoso. Altrimenti Pazienza!

epic fail lavoroSicuramente qualche info verrà facilmente enucleata ed estrapolata da questo mio pezzo.
Capirete ad esempio, che sono un giovane in cerca di lavoro. Capirete ancora meglio che sono un giovane in cerca di lavoro in quanto laureato. Capirete benissimo che sono un giovane che difficilmente troverà lavoro proprio perché laureato. Da qui il dilemma uroborico che colpisce noi giovani in cerca di lavoro quando leggiamo annunci del tipo: “cercasi giovani laureati con esperienza”

Premessa per i datori di lavoro. A questo punto, uso questa vetrina per spiegare una triste realtà ai cari ed economicamente stabili, datori di lavoro:

  • Se sono giovane, non posso avere l’esperienza;
  • se sono laureato, non posso avere avuto l’esperienza;
  • se ho l’esperienza, non sono sicuramente giovane;
  • se invece ho esperienza e sono laureato, vuol dire che ho 40 anni e che ho cercato lavoro per i precedenti 17 anni.

Semplice, chiaro e (cir)conciso!

Detto questo, passo al clou del discorso (vi state chiedendo “quale discorso”, eh? In effetti, non si capisce bene ma con calma ci arrivo. Sono fatto così! La prendo sempre alla larga). Ho recentemente letto milioni e milioni di pagine che spiegavano con una certa scrupolosità, quali fossero i comportamenti esemplari da tenere durante un colloquio di lavoro. Bene! Sicuramente sapete cosa dovete fare! Bravi! Io non lo sapevo!

Ciò che voglio fare io, invece, è cercare di spiegarvi cosa NON si dovrebbe mai e poi mai fare durante un colloquio di lavoro:

 

  1. Arrivare al colloquio in ritardo. Evitate di enunciare all’esaminatore la puntualità come vostro pregio, mentre siete al telefono con lui, in ritardo al colloquio, facendo seguire al tutto la frase: “ma di questo ne parleremo tra 10 minuti quando arriverò!”.
  2. Arrivare al colloquio impreparati: Ma che bella azienda! Ma che poltroncine comode! Ma che Azienda è questa?
  3. Entrare subito in confidenza con l’esaminatore. Mai fare il simpaticone! Magari facendo qualche battuta sui testimoni di Geova: il capo potrebbe essere uno di loro ( con tutto il rispetto per i Testimoni di Geova).
  4. Parlare male del vostro ex capo. Errore enorme commesso da molti. I capi si conoscono tutti tra di loro. Che tu stia facendo un colloquio a Venaria Reale, dopo aver lasciato il tuo lavoro a Vallo della Lucania, sappi che probabilmente il tuo nuovo capo e il tuo vecchio boss la domenica si incontreranno a Chiusi Chianciano Terme per le loro consuete 18 buche domenicali.
  5. Parlare troppo dei vostri Hobby. Se il capo vi chiede: “Mi dica, quali sono le sue passioni nel tempo libero?” e voi rispondete: “Amo il cinema, il mio film preferito è ‘Come ammazzare il capo ed essere felici’!” Beh! Capite da soli che vi conviene chiuderla lì e uscire con un moonwalk dalla stanza. Se invece la vostra risposta è il ‘Capo dei Capi’, dovreste avere qualche chance in più!
  6. Dimostrare a tutti i costi le vostre skill: Non cercate di apparire. Se siete arrivati primi al corso di bagnino, non entrate nella stanza del colloquio in costume e salvagente sulle note di Baywatch! O se siete stati volontari in Africa, non raccontate l’esperienza con la voce rotta dal pianto, inneggiando all’importanza degli aiuti ai Paesi in via di sviluppo: passerete per un Bono Vox qualunque.
  7. Gonfiare il Curriculum. Ho visto persone paragonarsi a semidei, ho visto astronauti candidarsi come operatori Ecologici, ho visto fisici nucleari esperti nel servizio ai tavoli. Forse sarebbe meglio abbassare un po’ il tiro, altrimenti rischiate di sentirvi dire la frase più odiata del mondo: “Lei è troppo competente per questo posto di lavoro”.
  8. Vestirsi male: Laddove per male intendo, bermuda floreali e infradito per lui, oppure magliettina aderente girotette e leggings a tutta coscia per lei. Qualcuno potrebbe assurgere che la magliettina girotette per lei sarebbe un punto di forza, ma io non sono sessista e aborro queste cose (anche se un paio di tette ogni tanto mi avrebbero fatto comodo).
  9. Evitare lo sguardo dell’esaminatore. È vero! Ho sentito dire che alcuni di loro pietrificano i candidati con una sola occhiata come una moderna versione dell’epica Medusa. Di per sé è sempre più ragionevole, nonché educato, guardare chi vi sta di fronte negli occhi. In caso contrario, rischierete di sembrare o molto strabici o molto stupidi.
  10. Essere agitati. Di per sé non serve a nulla nella vita. Rischiate di rispondere male alle classiche domande banali proposte dagli esaminatori esperti in Human resources del tipo: «Come si vede tra 5 anni? – Penso che morirò prima! Si, si, ne sono sicurooooooooo» (il tutto urlando e lanciandovi dalla finestra in frantumi).

E Proprio con queste domande banali che voglio concludere questo mio intervento. Cari datori di lavoro di cui sopra, esaminatori, ed esperti del settore Human resources, ma come vi viene in mente di fare codeste domande del Piffero: Perché dovremmo assumerla? Cosa può dare lei all’azienda? Ecc. ecc. Qual è l’utilità di simili torture questionarie? O forse sarebbe meglio chiedersi: esiste un’utilità alle suddette domande?

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Raccontaci l’emigrazione giovanile dal Sud: partecipa all’iniziativa “Emigrare è…” del progetto Sud Altrove

Poiché l’aspetto partecipativo e narrativo-testimoniale caratterizza il progetto Sud Altrove (vedi pagina fb) in modo fondamentale, LiberaReggioLAB intende, nell’ambito dello stesso progetto, coinvolgere in senso creativo i giovani nella narrazione dell’esperienza dell’emigrazione (vissuta o pensata) in tutti i suoi possibili e anche imprevedibili aspetti.

Nel corso di questi mesi abbiamo constatato che sono moltissimi/e i/le giovani che vivono la realtà emigratoria con una forte tensione emotiva, talora positiva, talora negativa, spesso come un conflitto tra il senso di colpa e la voglia di farcela, ma anche come liberazione e voglia di lasciarsi la propria dannata terra alle spalle, talvolta ancora con lacerante nostalgia e desiderio di tornare; una tensione che in ogni caso non trova spazio nei numeri e nelle percentuali nei quali – pur fondamentali – sembra oggi esclusivamente ridotto il discorso sull’emigrazione.

Offrire uno spaccato di quel che i giovani protagonisti diretti o indiretti dell’esperienza provano e pensano, senza che a parlare per loro sia, come al solito, qualcun altro, è l’obiettivo dell’iniziativa “Emigrare è…”, oltre che – fra l’altro – del progetto Sud Altrove nel suo complesso.

Come preannunciato, tra pochi mesi pubblicheremo un libro che darà voce all’emigrazione giovanile conosciuta nel percorso di Sud Altrove, che ci piacerebbe arricchire di uno spazio in cui, creativamente, i/le giovani possano esprimere l’esperienza dell’emigrazione, da qualsiasi punto di vista, in piena libertà. Non è necessario essere effettivamente emigrati/e per partecipare: anche chi da casa sua non si è mai mosso/a può avere da dire qualcosa di interessante, poiché siamo convinti/e che l’emigrazione sia un fenomeno che riguarda tutti, anche chi resta.

A partire da oggi fino al 20 ottobre 2012 sarà possibile inviare all’indirizzo email red.terrearse@gmail.com contributi personali liberi e inediti di vario tipo, nell’ambito di tre sezioni:

-      Sezione 1: completare liberamente la frase “Emigrare è…” (massimo 170 caratteri in tutto, spazi inclusi)

-      Sezione 2: fotografie, vignette, disegni

-      Sezione 3: brevi poesie inedite (massimo 30 versi), anche dialettali; oppure racconti, saggi, e altri contributi testuali (massimo una cartella, interlinea 1,5, carattere Arial 12,5).

L’associazione LiberaReggioLAB pubblicherà i contributi più significativi sul libro; i relativi autori e autrici prescelti/e saranno avvisati/e tramite mail. Una singola persona potrà partecipare a una, due o tutte le tre sezioni, tuttavia per ciascuna di esse non potrà inviare più di un contributo, indicando in calce alla mail le proprie generalità (nome e cognome, data e luogo di nascita, eventuale città in cui si è attualmente emigrati/e).

Sarà inoltre necessario allegare la seguente dicitura ai contributi, il cui utilizzo sarà destinato esclusivamente alla pubblicazione sul libro: “Autorizzo il trattamento dei dati personali ai sensi del D. lgs. 196/03 e la pubblicazione dei miei contributi con citazione dell’autore”.

La selezione avverrà a insindacabile giudizio dell’associazione.

Denise Celentano

 

Questa iniziativa fa parte del progetto “Sud Altrove” realizzato dall’associazione LiberaReggio Lab e cofinanziato dall’Unione Europea tramite l’Agenzia Nazionale per i Giovani all’interno del programma Youth in Action. La responsabilità esclusiva dei contenuti è in capo all’associazione LiberaReggio Lab. La ANG non è responsabile dell’uso che ne verrà fatta e delle informazioni contenute.

Reggio Calabria la città delle competenze disprezzate

Reggio Calabria non è una città per giovani.

Se scriviamo su questo giornale è anche per questo. E per lo stesso motivo siamo impegnati nel racconto del fenomeno migratorio giovanile reggino, calabrese e meridionale in generale con il progetto Sud Altrove. Ed è sempre la stessa consapevolezza che ci porta a immaginare un’offerta culturale che possa offrire alternative all’attuale modello di sviluppo cittadino. Lo facciamo, o meglio proviamo a farlo, attraverso il progetto/evento ‘U Web.

Certo è che dal nostro piccolo non è possibile fermare questo bagno di sangue sociale che sta vivendo la città.

E’ a conoscenza di tutti la crisi che Reggio sta vivendo. Quella economica e sociale è drammatica ed ancora alle sue prime manifestazioni con la liquidazione dell’azienda municipalizzata Multiservizi, nella quale il comune era in società (dovranno certificarlo i magistrati) con la cosca Tegano di Archi, e la chiusura di una delle aziende più importanti di tutta la città, la GDM che lascia a casa i lavoratori di circa 600 famiglie.

La crisi culturale cittadina invece vive uno stadio ben avanzato in cui l’apatia e l’indifferenza sono all’ordine del giorno e l’incompetenza è un requisito necessario per fare carriera.

A certificarlo è la storia proprio della GDM, che funge anche da fattispecie tipo di un modello di sviluppo imperniato sulla convinzione di onnipotenza dei datori di lavoro della città e non solo.

Ma andiamo nel dettaglio.

E’ Antonino Monteleone, tramite le colonne de ildispaccio.it, che descrive quanto messo nero su bianco dal Tribunale di Milano nell’ambito della procedura fallimentare della GDM spa, come sappiamo enorme realtà cittadina operante nel settore della grande distribuzione e nella gestione di 16 punti vendita (supermercati) in tutto il territorio regionale con netta prevalenza nella città di Reggio.

La procedura è guidata dal Commissario Giudiziale Giovanni Massoli che si chiede come fosse possibile per un’azienda che ha avuto più di 200 milioni di fatturato annuo e ha toccato i 1000 dipendenti non avere in organico neanche un manager di professione: qualcuno che si sarebbe accorto sin dal 2006 che le cose per l’azienda stavano incominciando ad andare male potendosi concedere tutto il tempo necessario per organizzare una ripresa per il gruppo, magari un nuovo progetto di sviluppo aziendale.

Sinceramente, mi chiedo come il crack non sia arrivato prima, la superficialità con cui viene trattata la competenza e la forza lavoro di chi possiede reali competenze meriterebbe destini ben peggiori in città, perchè l’emigrazione di bravi giovani non è una punizione che può bastare.

Nel caso specifico forse ci sarà la galera, ma intanto la città continua a vivere in un tessuto economico in cui, come per la GDM, “delicate funzioni amministrative ‘apicali’ erano affidate a personalità che pur dotate di ‘intraprendenza e spirito di sacrificio’ non sono state ‘né adeguatamente compensate, né minimamente supportate’“.

Insomma, caro lavoratore preparato sappi che per te a Reggio non c’è posto, fatto salvo qualche cara amicizia che potrebbe aiutarti ad esprimere le tue capacità. Per non parlare di quando le tue skills sono irrinunciabili per qualcuno che le richiede con talmente tanta sufficienza da poter ritenere di non pagarti per giornate, settimane o addirittura mesi di lavoro perchè secondo il suo dio – il dio dell’ignoranza e della superbia s’intende – il lavoro che ti viene richiesto è una cosa di “mezza giornata” o da 50 euro e via.

Emigrare? Distruggere tutto? Denunciare? Accontentarsi? Passeggiare? A te, cittadino onesto, il compito di decidere cosa fare delle tue capacità.

Alessio Neri

Reggio Calabria 2.0, le foto del primo barcamp reggino

foto di Alessio Neri

Reggio Calabria2.0? Come ridurre il “Digital Divide” nella provincia di Reggio Calabria

“Reggiocalabria2.0? come ridurre il “Digital Divide” nella provincia di Reggio Calabria scenario, prospettive e idee” – 29 giugno 2012 ore 18.00, Sala Convegni Confindustria Reggio Calabria

In un momento storico ricco di cambiamenti, esistono diverse opportunità che devono essere colte, una di queste è data da quell’incredibile ecosistema creato dalla “digitalizzazione”.

In Italia, in Calabria e nella provincia di Reggio Calabria, è fondamentale che questo “fattore” venga seriamente preso in considerazione e che si intervenga in maniera

strutturale e programmata. L’infrastrutturazione immateriale ha una valenza pari e in alcuni casi anche superiore a quella data dalle infrastrutture materiali. Gran parte del mondo lo ha capito da tempo e negli ultimi 20 anni intere nazioni hanno migliorato sensibilmente il loro status grazie ad importanti investimenti in questo ambito.

Entrare nell’era digitale non è più una prospettiva, ma è una necessità, ogni ritardo si ripercuote sensibilmente sul PIL ma anche sull’aspetto sociale di una intera nazione.

Consapevole di questo grande gap, anche solo “informativo”, che vi è su questo argomento, il Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Reggio Calabria ha deciso di dare vita ad una serie di incontri di sensibilizzazione sul tema del Digital Divide (Divario Digitale) e sulle possibili soluzioni per ridurlo, ma anche su idee e progetti che grazie al digitale nascono e creano occupazione anche in un momento storico come quello che stiamo attraversando.

Nasce così l’idea del barcamp (un non convegno) intitolato ““reggiocalabria2.0?” come ridurre il “Digital Divide” nella provincia di Reggio Calabria scenario, prospettive e idee”, che si terrà presso la sala convegni di Confindustria Reggio Calabria, il prossimo 29 Giugno alle ore 18.00.

Il format è diverso dal tradizionale convegno, infatti ogni relatore porterà il proprio contributo, presentando una esperienza o un progetto in 5 minuti e i presenti in sala potranno interagire con il relatore per altri 2 minuti. Questa prima iniziativa rientra in un progetto di sensibilizzazione che vedrà nei prossimi mesi altre iniziative, tese a stimolare tra i cittadini e gli imprenditori della provincia di Reggio Calabria il dibattito sulle grandi opportunità che sono insite nell’economia digitale.

Il pantano dello stato blocca il futuro delle giovani generazioni

Il governo ha fatto un investimento a fondo perduto” sui giovani. Questo è quanto si legge nell’introduzione al primo “Dossier Giovani” redatto dalla Presidenza del Consiglio nel febbraio di quest’anno. Parliamo del governo Monti, è chiaro; il precedente governo non aveva alcun interesse nei confronti delle giovani generazioni. Peccato, però, che questi “investimenti” normativi ed economici più che a fondo perduto, ad oggi, sono perduti e basta.

Ormai è chiaro a tutti che chi ha meno di 35 anni in questo paese sta pagando cara l’irresponsabilità di generazioni precedenti che hanno speso ben oltre le loro possibilità (coadiuvate da partiti e sindacati complici e compiacenti). Oggi, in tempi in cui la finanza comanda la politica, tutti quei debiti contratti nei decenni scorsi li stanno “pagando” a caro prezzo i giovani. Il prezzo da pagare è talmente alto che – a parte qualche comunista dagli occhi bendati e/o seguace acritico di politicanti di sinistra che hanno ben pochi argomenti a riguardo – i giovani non si preoccupano più della pensione e non solidarizzano con coloro i quali devono lavorare qualche anno in più prima di raggiungere il fatidico momento per “sfondare il divano” (citazione fantozziana). Tutto sommato si tratta di qualche anno in più di stipendio al massimo della retribuzione con tredicesima e quattordicesima, ferie e malattie pagate, ore di permesso cui nessuno si può opporre ecc. Discorso a parte sarebbe da fare per i lavori fisicamente “corrosivi” ma sono state chiuse talmente tante fabbriche e talmente tanti cantieri che i discorsi che riguardano questi comparti entrano nel novero della legislazione per disoccupati più che per lavori usuranti.

L’attuale governo ha puntato molto sul miglioramento della condizione giovanile e nel febbraio scorso ha pubblicato anche un dossier che elenca e spiega tutti i provvedimenti presi in favore dei “giovani” senza tenere conto, ad esempio, della riforma sul lavoro che è arrivata successivamente e che, non me ne vogliano i comunisti, ha un occhio decisamente di riguardo nei confronti delle condizioni più critiche vissute dai giovani lavoratori e aspiranti tali di questo paese.

Il governo, bisogna dirlo, con qualche carta ci ha provato a migliorare la situazione. Il vero problema è che quando i provvedimenti escono dal Consiglio dei Ministri devono affrontare due scogli/barriere che non riservano alcun interesse nei confronti del bene comune e delle conseguenze dei provvedimenti da adottare. Sto Parlando del Parlamento italiano e della burocrazia (c’è chi la fa bella chiamandola Pubblica Amministrazione). Il primo è una cloaca frutto di una legge elettorale terribile e di un gruppo dirigente politico nazionale e regionale che dovrebbe essere spazzato via senza mezzi termini; il secondo è ancora patria di chi timbra il cartellino ad inizio e fine giornata ma, come descrive magistralmente Rocco Barbaro nei suoi spettacoli comici, tra un timbro e l’altro “non sa cosa deve fare…”.

Un esempio altamente simbolico? L’imprenditoria giovanile.

Sintetizzando la questione, il governo con i suoi provvedimenti sta provando a creare una sorta di “sistema” integrato di politiche che possano favorire lo spirito d’iniziativa giovanile dato che ad oggi solo il 5% delle imprese del nostro paese è guidato da persone con meno di 35 anni e perchè, soprattutto nei settori innovativi e di ricerca, abbiamo come sistema paese una quantità esagerata di competenze, menti e risorse sprecate, emigrate o pronte a farlo.

Dunque, il governo si è inventato le società a responsabilità limitata semplificate per i minori di 35 anni. Il governo ha previsto una quantità considerevole di sgravi fiscali per i giovani imprenditori all’inizio della loro attività. Il governo ha previsto un buon numero di agevolazioni per l’assunzione di giovani sotto i 35 anni nelle imprese (rivolte soprattutto all’assunzione di giovani qualificati). Il governo ha previsto un percorso più “corretto” per i giovani che vogliano intraprendere percorsi professionali come quello dell’avvocato o dell’architetto. La struttura normativa sembra abbastanza buona, a maggior ragione se integrata con una riforma del lavoro che prevede numerose agevolazioni per l’assunzione a tempo indeterminato a seguito di un processo/contratto di apprendistato e incentivi per le assunzioni al sud che sono, come sempre nella storia, ben più alti (il 50% circa) di quelli previsti per il resto del paese.

Eppure il baratro è sempre più vicino e non si allontana per niente. L’emigrazione verso l’estero non accenna a diminuire. Perchè se il governo ha fatto tutte queste cose per creare le condizioni le cose non cambiano? I fattori da considerare, per lo meno i principali, fanno parte di quel portfolio di strutture (o storture) di cui l’Italia può fieramente vergognarsi di fronte al mondo intero.

Primo, esistono dei poteri talmente forti che sono in grado di impedire la volontà del governo. Confindustria che minaccia di non assumere più dato che adesso gli viene imposto per legge che i contratti a progetto si devono pagare in maniera dignitosa e che gli stagisti non possono lavorare gratis al di fuori del periodo universitario (cosa che avviene in tutti i paesi “civili” non solo anglosassoni) o che i lavoratori con contratto di apprendistato hanno il diritto di essere formati con un investimento a carico dell’azienda. Da aggiungere c’è anche l’ostilità nei confronti dell’abolizione del famigerato “Collegato lavoro” di berlusconiana memoria che impedisce al lavoratore che vede violato il suo contratto di fare ricorso contro il datore di lavoro oltre i 60 giorni dalla fine naturale del contratto stesso.

Possiamo parlare anche del mondo delle professioni in cui i professionisti affermati ostacolano in tutti i modi il fatto che i tirocinanti debbano essere retribuiti o che il periodo di tirocinio deve avere inizio (per almeno 6 mesi!) mentre ancora l’aspirante professionista non è laureato. E cosa dire del fatto che le partite IVA se hanno un solo committente (che copre almeno il 75% degli introiti del professionista) devono essere assunte come dipendenti e finalmente fermare questa farsa della libera professione che fa tanto bene al capo e tanto male al “dipendente”?

Tutti questi interessi coercitivamente conservatori, volti al mantenimento dello status quo che ha portato noi under35 ad essere una delle generazioni più sfigate dell’Italia repubblicana, vanno a premere in Parlamento e nelle maglie degli apparati burocratici che bloccano, allentano, stravolgono i provvedimenti del governo che non sarà il più solidale ed equo della storia senza dubbio, ma che qualche idea positiva per i giovani l’ha tirata fuori.

Dunque, ci troviamo in una situazione per cui lo stato viola le sue stesse leggi che gli impongono di rilasciare lo statuto standard per le Società Semplificate a Responsabilità Limitata e di cui ancora non si ha traccia ben oltre il limite previsto dalla legge che le istituisce. La stessa situazione urta “la sensibilità” del ministro per lo sviluppo economico che dichiara di non poter mettere in pratica il suo decreto sulla crescita, rivolto soprattutto alla facilitazione dell’imprenditoria giovanile e all’assunzione di giovani qualificati (con un dottorato per gli under35 e con la laurea magistrale per gli under30) perchè non ci sono coperture economiche sufficienti.

La sostanza? Tutto è bloccato. Per i giovani, per le famiglie di questi giovani e per il paese tutto.

O il sistema paese si dà una mossa, o l’Italia diventerà l’ospizio d’Europa dove chi è stato fortunato (ma anche meritevole, sia chiaro) si gode la pensione (non quelle minime che continueranno a vivere nel disagio fino alla fine dei loro giorni), la sua tredicesima e la sua quattordicesima. Tutti gli altri se ne andranno.

Alessio Neri

Giovani disoccupati: risorse per uscire dalla crisi e diventare indipendenti

Gli ultimi dati diffusi dall’Istat sulla disoccupazione giovanile sono sconsolanti. Anzi, letteralmente, terribili e agghiaccianti. Il numero delle persone con meno di 35 anni che ha perso il lavoro dal 2009 ad oggi supera abbondantemente il milione. Questo si aggiunge ad una già cospicua presenza di giovani già a passeggio sui marciapiede delle nostre città da sommare a quelli che subiscono il lavoro ad intermittenza dovuto ai circa 40 tipi di contratti precari diversi previsti dal nostro ordinamento. La percentuale totale degli under 35 senza lavoro, alla fine di marzo 2012, secondo l’istituto di statistica, supera il 31%. Solo da gennaio a marzo 2012 il numero dei disoccupati è aumentato di oltre 365.000 unità!

La crisi morde forte, è assolutamente necessario fare qualcosa per riprendere in mano la possibilità di dare a questo paese un futuro concreto che non sia fatto di suicidi e denutrizione (come sta succedendo in Grecia).

Esistono alcuni strumenti molto utili diretti ai giovani con meno di 35 che potrebbero dare una mano a liberarsi dalla gravità di questa situazione. Non si tratta di miracoli e neanche di buone amicizie che assumono, senza averne veramente bisogno, dando stipendi molto bassi grazie ad introiti provenienti non dal mercato ma da finanziamenti e bandi pubblici concessi “a vario titolo” un po’ qui e un po’ lì.

I miracoli non esistono, men che meno in periodi di enorme crisi economica. Ma se hai meno di 35 anni, un sogno nel cassetto, una professionalità e delle competenze reali, un progetto da realizzare o se, semplicemente, esplodi di entusiasmo per una qualche attività che può diventare remunerativa lo stato ti offre due possibilità utili e vantaggiose. Vediamole nel dettaglio.

Per gli under 35, professionisti o che vogliano diventare lavoratori autonomi c’è la possibilità di aprire la partita IVA ad un regime veramente vantaggioso! Si tratta del cosiddetto Nuovo regime dei minimi con una fiscalità super semplificata. In sostanza è possibile, aprendo una partita IVA, usufruire di un regime fiscale agevolatissimo fino al compimento del trentacinquesimo anno d’età che prevede il pagamento al 5% dell’aliquota sostitutiva dell’IRPEF l’unico limite è quello del fatturato, ovvero è possibile godere di questo regime così conveniente solo se durante l’anno non si sono superati i 30.000 di fatturazione. E’ una gran cosa se pensate che il regime fiscale standard prevede aliquote che non scendono mai sotto il 29%. Infine, i contribuenti che scelgono il regime super semplificato “sono esonerati dall’obbligo di registrazione e tenuta delle scritture contabili ai fini IRPEF, IRAP e IVA, dalla tenuta del registro dei beni ammortizzabili (sempre che in caso di controllo siano in grado di fornire gli stessi dati), dalle liquidazioni e versamenti periodici dell’IVA, dal versamento dell’acconto IVA e dalla presentazione e versamento dell’IRAP“.

La seconda opzione a disposizione dei giovani sotto i 35 anni è quella dell’ormai tanto discussa e analizzata Srl semplificata (o S.s.r.l.) introdotta nell’ordinamento italiano pochi giorni fa grazie all’approvazione da parte del Parlamento italiano del decreto legge sulle liberalizzazioni proposto dal governo Monti. L’art. 3 della suddetta legge ne regola la costituzione e, sinteticamente, prevede che tutti i cittadini con meno di 35 anni possono mettere in piedi una Ssrl fino al compimento del 35esimo anno d’età dei soci. Qualora uno dei soci superi i 35 anni deve uscire obbligatoriamente dalla società, quando tutti i soci arrivano ai 35 anni la società o decade (muore!) oppure deve essere trasformata in una Srl tradizionale con tutti gli obblighi e gli oneri previsti dalla legge.

I vantaggi concreti della Ssrl per i giovani sono i seguenti:
- nessun onere notarile (normalmente il deposito dello statuto presso un notaio costa 2.000 euro!) per tutta l’esistenza della società semplificata;
- nessuna imposta di bollo per il deposito di atti;
- capitale sociale minimo di 1 euro ma i soci possono versare qualunque somma (per le Srl normali è obbligatorio un capitale sociale di 10.000 euro di cui 2.500 vanno versati immediatamente);
- iscrizione al registro delle imprese con una semplice comunicazione elettronica (email) di inizio attività presso gli uffici di competenza.

Il risparmio immediato, netto ed evidente, oltre che in termini di quantità di adempimenti burocratici cui adempiere, si aggira intorno ai 13.000 euro!

Questa norma è stata approvata il 27 marzo 2012 e prevede che lo statuto standard e il regolamento di formazione della società venga emesso dal Ministero della Giustizia e dello Sviluppo economico entro 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Sperando che i tempi non si allunghino e che tutto vada bene a fine maggio dovrebbe essere possibile, concretamente, mettere in piedi una Società a responsabilità limitata semplificata.

Dunque, oltre a combattere giorno per giorno contro le ingiustizie di questo sistema economico-politico, per non soccombere sotto i colpi della tristezza da disoccupazione, cari coetanei, non facciamoci sfuggire la possibilità di sfruttare queste poche leggi fatte per noi.

Non aspettiamo che altri ci offrano contrattini, lavori e lavoretti. Abbiamo la possibilità di emanciparci dagli sfruttatori moderni diventando autonomi e indipendenti, artigiani di noi stessi!

Ogni giorno che passa abbiamo sempre meno tempo a disposizione. Per cui, chi ha tempo (e i giovani ne hanno più di chiunque altro) non aspetti tempo!

Alessio Neri