Carbone a Saline: la popolazione ribadisce il suo no e si aspetta altrettanto dalla Regione Calabria

Qualche settimana fa il governo Monti ha pubblicato la valutazione di impatto ambientale riguardo la fattibilità della centrale a carbone che si vuole costruire a Saline Joniche approvato due anni fa.

Nel documento è possibile valutare alcune lacune delle amministrazioni locali ma vengono anche segnalate ben 59 mancanze, molte delle quali molto gravi, nel progetto presentato.

La società ha gioito sui giornali insieme allo sparuto gruppetto di suoi sostenitori, la popolazione locale invece che piuttosto che i soldi ci mette cuore e passione è più di prima impegnata nelle mobilitazioni di opposizione alla definitiva distruzione della zona ricadente all’interno di una delle aree di maggior interesse culturale, ambientale e turistico di tutta la regione Calabria. Soprattutto in un’ottica di sviluppo futuro.

Per questo motivo abbiamo deciso di intervistare Noemi, una delle più “pasionarie” cittadine che si oppone alla carbonizzazione di Saline Joniche. Una ragazza giovane, come noi, che spera in un futuro più roseo dell’attuale presente e non certo nel cupo e fosco orizzonte che prospetta il progetto di centrale a carbone.

Cosa comporta l’approvazione del VIA da parte del Ministero dell’Ambiente? Quali i prossimi passi che ci dobbiamo aspettare da SEI?
La compatibilità ambientale del progetto SEI decretata dal Governo Monti rappresenta innanzitutto un beffardo e gravissimo ritorno al passato, nel giorno del viaggio verso il futuro. Mentre il ministro Clini  si trovava  a “Rio+20” per rappresentare il nostro Paese nel corso della Conferenza mondiale sullo sviluppo sostenibile, il suo Dicastero pubblicava la VIA dopo quasi due anni dalla sua approvazione da parte della commissione tecnica.
Un passaggio dovuto, ma comunque Imbarazzante!
Un’autorizzazione al successivo esercizio per un progetto folle e incoerente che, tra l’altro, fa fumo da tutte le parti. Ciò che emerge dalla stessa VIA, fin dalla premessa, dovrebbe far rabbrividire anche i  pochissimi che in questi ultimi anni dal SI del Ministero per l’Ambiente si erano sentiti rassicurati. Numerosi organi di informazione hanno dato notizia delle lacune del progetto, nel quale non vi è sufficiente approfondimento delle cause del degrado ambientale locale e delle previsioni sugli effetti dell’esercizio dell’impianto, né un’adeguata valutazione dei danni alla salute e delle conseguenze economiche e sanitarie a carico delle popolazioni che ospitano gli impianti, né viene presa in considerazione la presenza dei centri abitati di Saline Joniche, Sant’Elia, Caracciolino, Masella, Riace e di Annà di Melito Porto Salvo e le conseguenze che il progetto avrebbe su di essi.
La SEI-Repower timidamente esulta nell’estremo tentativo di convincimento circa la bontà del suo progetto, in realtà l’effetto boomerang che il Decreto ha comportato è sotto gli occhi di tutti. I suoi prossimi passi? Di sicuro non alla luce del sole, così come non lo sono mai stati tutti i suoi  incontri  fantasma sul territorio, e non per le roventi temperature di questi giorni. In cinque anni MAI un incontro pubblico, mai un confronto con i cittadini, le associazioni, i movimenti. Solo riunioni a porte chiuse o su invito, spacciate per pubbliche solo il giorno dopo sui giornali . Che cos’altro ci si può aspettare da una multinazionale che è stata “richiamata” dal Governo Grigionese per la sua scorretta informazione, che ha creato ad arte i comitati del SI, che ha scritto per loro i comunicati stampa , che ha pagato loro una vacanza in Svizzera per farli “partecipare”, non si sa ancora per quale reale motivo, ad una manifestazione contraria al progetto?
E’ probabile che a breve leggeremo di qualche réunion, fatta in grande stile con i loro sodali, per “festeggiare” l’approvazione della VIA. Lo faranno alla loro maniera, in gran segreto e in pompa magna. Servirà loro per rassicurare chi li sta sostenendo, per far capire loro che va tutto bene mentre le associazioni, la società civile, gran parte della politica fa quadrato attorno al Coordinamento per esprimere solidarietà e disponibilità a sostenere questa causa che è diventata una questione che riguarda tutta la regione Calabria.

La popolazione del territorio come ha reagito alla notizia dell’approvazione del VIA?
Grande indignazione! Un vero e proprio scatto d’orgoglio. Da tutto il territorio si è levato, ancora una volta, un forte coro di protesta. Sono tantissime le attestazioni di solidarietà arrivate da tutta Italia e anche fuori dai confini nazionali. Questa notizia è servita a compattare il fronte del NO e a far uscire dagli indugi tutti coloro che non avevano ancora realizzato pienamente quanto il pericolo del carbone fosse concreto.
La gente adesso è veramente stanca e chiede a gran voce che l’impegno preso dal Presidente Scopelliti e dalla Giunta regionale all’unanimità, nella seduta consiliare del 15 novembre 2010, di attivarsi per impedire la realizzazione di centrali termoelettriche alimentate a carbone nel territorio calabrese, si concretizzi attraverso la definitiva opposizione al progetto SEI.

Quali le iniziative in corso e quali le prossime che verranno messe in campo per contrastare questo progetto distruttivo?
Andremo avanti ancora più forti di prima. Non ci spaventa niente e nessuno. Faremo valere la volontà della popolazione con l’unico mezzo che abbiamo: il cuore e l’amore per la nostra terra contro i soldi e gli interessi di chi ha mal pensato di arricchirsi, e tra questi molti sciacalli locali, facendo leva sul bisogno di lavoro dei giovani del territorio. Siamo andati persino due volte in Svizzera: la prima, dopo aver percorso 3400 km in pullman, per chiedere a Repower di investire in energia pulita coerentemente con quanto avviene in terra elvetica, manifestando insieme alla popolazione dei grigioni contro l’investimento nel carbone; la seconda, il 9 maggio scorso, per partecipare all’Assemblea Generale dell’azienda a Ilanz,  dopo aver comprato un’azione che ci ha consentito di fare un intervento con il quale abbiamo fatto conoscere le ragioni del NO a tutti i soci presenti.
La nostra mission è sempre stata quella di informare e sensibilizzare la popolazione sulle conseguenze dell’avere il combustibile fossile più inquinante al mondo sul nostro territorio.  Continueremo ad allestire i nostri banchetti  informativi e di raccolta firme in tutta l’area. Organizzeremo eventi e convegni. Ci opporremo a questo folle progetto per il bene comune, unico nostro interesse.

Abbiamo letto gli appelli di molti nei confronti del governatore della Calabria Scopelliti. Cosa può fare in concreto la Regione per opporsi e che non ha ancora fatto?
La Regione ha più volte e con atti ufficiali espresso la propria netta contrarietà al progetto. La Calabria ha un piano energetico che non prevede l’utilizzo del carbone. Alla luce di questo appare paradossale che si parli ancora della costruzione di una centrale a carbone che, andando contro la legge Regionale, può essere definita a pieno titolo illegale.
Al Presidente Scopelliti ed ai membri della giunta chiediamo di emanare una delibera di diniego istituzionale al progetto per chiudere la questione una volta per tutte. Ci aspettiamo che questo avvenga nel prossimo Consiglio e che ci sia una presa di posizione ferma e decisa da parte del Presidente Scopelliti, coerentemente con la linea del NO al carbone che ha caratterizzato la sua amministrazione.

A leggere le motivazioni della SEI presenti sul documento da poco approvato emerge anche una certa inconsistenza di proposte alternative alla costruzione della centrale a carbone. Non credi che anche le amministrazioni locali e tutti gli altri soggetti interessati debbano promuovere con forza e in maniera condivisa una vera alternativa che non sia “l’opzione zero”: lasciare tutto così com’è? Come si muove il fronte del no al carbone in questo senso?
Sarebbe più corretto parlare di proposte alternative allo stato di abbandono e degrado in cui riversa da oltre 40 anni il sito della ex-liquichimica, non alla centrale a carbone.  Anche se le proposte di riqualificazione del sito mancassero, non sarebbe questo un motivo sufficiente per accettare il progetto della SEI-Repower. Basta leggere le ricerche medico-scientifiche o guardare le condizioni di vita delle popolazioni che abitano nei pressi di questi impianti per rendersi conto che i vantaggi portati dal carbone sul territorio sono pressoché nulli,  eclissati dagli enormi e irreversibili danni che la sua combustione causa. Non possiamo permettere di compromettere le grandi possibilità di sviluppo nel settore del turismo che le risorse di questa straordinaria terra offrono, non possiamo permettere di mettere a repentaglio i settori della pesca e dell’ agricoltura, ma soprattutto la salute dei cittadini. 140 posti di lavoro a fronte di decine di migliaia che andrebbero persi. Non è così che risolveremo i problemi occupazionali della nostra terra. Diversi sono i progetti presentati negli anni. La provincia ha da poco indetto un concorso di idee per la riqualificazione del waterfront di Saline che può servire ad acquisire ulteriori proposte da realizzare.
Quello che veramente manca a questa terra, non sono dunque le proposte o gli esempi di sviluppo sostenibile, ma una classe politica capace di valorizzare un territorio che altrove avrebbe fatto la fortuna dei suoi abitanti.,  attraverso il coinvolgimento delle comunità locali.
Il Coordinamento Associazioni Area Grecanica si batte affinché la crescita socio-economica di tutta l’area si basi sul potenziamento e messa in rete delle risorse culturali, ambientali, rurali nel rispetto dell’ unica vera vocazione della nostra terra, che non è quella industriale.

LiberaReggio LAB contrasta con i suoi mezzi (sia fisici che virtuali) la costruzione della centrale a carbone di Saline Joniche. Cosa possiamo fare in concreto? E cosa possono fare tutti i cittadini e le realtà associative per far sentire forte la loro opposizione nei confronti di questa scelta presa contro la volontà popolare?
Ognuno di noi deve fare le sua parte. L’opposizione alla costruzione, come abbiamo sempre sostenuto e ribadito, non ha colore politico, ma parte dal basso, dai semplici cittadini, dalle associazioni, comitati e movimenti. E’ in campo una raccolta firme, che sta procedendo molto bene, per dimostrare, per l’ennesima volta, che la popolazione non vuole lo scempio del carbone. Occorre continuare a fare rete sensibilizzando e informando la gente, sfruttando i potenti mezzi di comunicazione come facebook e twitter, preziosi strumenti che ci hanno permesso di entrare in contatto con gli altri movimenti “no al carbone” italiani ed esteri, con associazioni di medici, con la popolazione dei Grigioni che non finiremo mai di ringraziare.
E’ finito il tempo di “delegare”, ora ogni singola persona ha la responsabilità del futuro della propria terra.

Grazie mille, vi siamo affianco!
Grazie a voi, grazie a chi ci sta sostenendo da lontano, Grazie a tutti i calabresi che, pur vivendo fuori, stanno dando un grande contributo alla lotta, Grazie a chi sta ospitando i banchetti in occasione di eventi e feste, Grazie a tutti quegli artisti che hanno deciso di indossare la nostra maglia durante i loro concerti, dai Kalafro ai Mattanza, a E. Bennato, Mimmo Cavallaro e i Tarantaproject, Arturo Fiesta Circo, e a tutti quei gruppi che porteranno il No al Carbone sui palchi durante tutta l’estate, Grazie a tutti NOI.

Continuate a seguirci su www.nocarbonesaline.it e sulla nostra pagina fb “NO alla centrale a carbone di Saline Joniche (RC)

Firma la petizione online contro la centrale a carbone di Saline Joniche

Antimafia sociale, Giovanni Impastato al CSOA Cartella

Noi ci dobbiamo ribellare, prima che sia troppo tardi prima di abituarci alle loro facce prima di non accorgerci più di niente.”  [Tratta da i Cento Passi]

La campagna a sostegno del Cartella va avanti, lo possiamo proprio dire, come il vento. Una delle ultime iniziative promosse è stata un’ assemblea pubblica che ha visto come protagonisti Giuseppe Marra, volto storico del centro, Giuseppe Giordano consigliere regionale dell’Idv, Elio Teresi dell’associazione Radio Aut e un ospite davvero di tutto rispetto, Giovanni Impastato, il fratello di Peppino Impastato, il giornalista, attivista nonché militante rivoluzionario di Cinisi, che pagò le sue idee con 5 kg di tritolo da cava sui binari della Palermo/Trapani.

Ed è proprio a lui che, caso volle, fosse dedicata l’ultima serata del centro sociale Angelina Cartella prima che venisse dato alle fiamme. Una rappresentazione  teatrale a cura della compagnia “Teatro Delle Condizioni Avverse”, che ha riproposto tutta la storia di Peppino. Le sue battaglie, le sue iniziative, insomma la sua vita con tutti i suoi drammi e le sue conquiste.

All’assemblea si è ribadita l’utilità sociale del centro e il riscatto di cui è stato capace in tutti questi anni, occupandolo e togliendolo dalle mani della criminalità e dallo spaccio dell’eroina, ed ancora, di come il Cartella sia un tipico esempio di democrazia che viene dal basso.

E a proposito di democrazia Impastato sottolinea come il rispetto delle regole, la famosa legalità non deve essere sinonimo di una cieca obbedienza.

Questo è un concetto che lui sottolinea più e più volte nei suoi mille dibattiti ed interventi e lo spiega molto bene. Afferma che: “Se al centro delle leggi non c’è il rispetto dell’uomo, non c’è il rispetto della dignità, allora siamo convinti che quelle leggi non possono essere rispettate, proprio per il bene di questa tanto amata e tanto citata legalità. Le leggi non si possono subire ed il rispetto della dignità umana è il messaggio che abbiamo sempre cercato di dare alle nuove generazioni. Ormai si fa un grande abuso di questo sostantivo e se noi non possiamo più fare a meno di nominarla è necessario specificare che la legalità deve essere sia democratica che  costituzionale. Pure Hitler emanava leggi razziali  e quella non era di certo legalità!” Inoltre afferma che: ”Il messaggio che deve passare alle nuove generazioni è che legalità non vuol dire piegarsi o abbassare la testa ma anzi, citando don Lorenzo Milani, l’obbedienza non è sempre una virtù!”. Conclude sottolineando come la disobbedienza civile può e deve essere un contributo importante per tenere alti i valori della legalità.

Alla fine del convegno Impastato ci ha concesso una piccola intervista.

Nel dicembre scorso la sua pizzeria, quella famosa del film ereditata da suo padre, è stata data alle fiamme. So che è stata accertata la matrice dolosa e so che lei ha affermato che quel luogo, ormai diventato un punto d’incontro per molti artisti, dove lei ha cercato di promuovere la cultura in tutte le sue forme ed espressioni,  evidentemente dava fastidio. Ora come ora quali sono le novità, continuerete sulla strada intrapresa o darete un freno a quelle attività?
Si la matrice è stata d certo dolosa. Ora la pizzeria l’abbiamo riaperta e sicuramente non ci fermeremo con le attività..anzi.

Come ha reagito Cinisi quando sua madre ha deciso di costituirsi parte civile? Mi rendo conto che i tempi non erano di certo come quelli di adesso. Ma soprattutto che cambiamento ha riscontrato in questi trent’anni?
All’inizio ci avevano fatto terra bruciata intorno. Poi c’è stata  la voglia di fare la “casa memoria” e fare si che fosse sempre aperta a tutti. Inoltre la confisca della casa di Badalamenti e la ripresa del casolare dove è stato ammazzato Peppino, che stava diventato un luogo di prostituzione e di malaffare sono state lotte che hanno lasciato il loro segno. Il paese è stato sempre un po’ chiuso nei nostri confronti, persino le stesse associazioni e anche l’ACR di Cinisi non erano mai venute a fare visita a casa memoria. C’è voluto un gemellaggio con l’ACR di Savona a convincerli, che venuti in visita volevano vedere questa famosa casa memoria.

Quanto fa la politica e quanto i politicanti, e quanto soprattutto fa la gente?
Beh non è giusto fare di tutta l’erba un fascio. Ma le gente è senza dubbio mobilitata e sul campo. Ora è la politica che dovrebbe ripulirsi un pò.

Sicuramente le saranno capitati dei momenti di sconforto, pensare che tutto questo non servisse a nulla e che fosse tempo perso.
Beh si..è capitato, ma bisogna fare appello a quel filo di coraggio e non mollare mai.

Prima lei ha detto come anche la Chiesa debba fare la sua parte, come tutti noi del resto. E a proposito di ciò, proprio quest’anno, nell’anniversario di Peppino, la Chiesa non ha voluto dire una messa in suo onore.
Si la messa non è stata fatta, e con la giustificazione che i tempi non sono maturi, ma in compenso c’è stata una bella veglia di preghiera capeggiata da don Ciotti che nel suo intervento di certo non le ha mandate a dire.

Bene grazie mille, è stato davvero un piacere e un onore, non solo per me, ma anche per tutti noi.
Grazie a voi!

Ringraziando nuovamente la squisita disponibilità di Giovanni Impastato e sperando che continui sempre con lo stesso fervore e passione che ci ricorda anche tanto chi non c’è più e che è inutile che io sottolinei nuovamente, desidero lasciarvi con un pensiero: secondo voi questi “tempi” quando saranno maturi?

articolo, foto e video di Claudia Toscano

Gli artigiani del Mediterraneo a Pentedattilo

video Alessio Neri
foto Claudia Toscano

Interviste – Ganja Garden roots e consapevolezza da Bagnara Calabra

I Ganja Garden sono una reggae band calabrese da poco fuori con il primo album omonimo, recensito sempre sulle pagine di Terrearse. Si tratta di una delle nuove realtà che arricchiscono il panorama sonoro dell’estremo sud della penisola, ancora un po’ troppo “invisibile” al pubblico dei musicofili.

Ci abbiamo scambiato due chiacchiere su musica, politica, spiritualità e futuro.

Quando e come nasce il progetto Ganja Garden?
Il gruppo nasce alla fine degli anni novanta, quasi per gioco, interpretando le canzoni di Bob Marley  a “La Saletta” di Bagnara. Da allora giorno dopo giorno la cosa si è fatta sempre più intensa, iniziando a fare le prime apparizioni dal vivo a Bagnara e in provincia di Reggio.

Cosa spinge dei giovani di Bagnara Calabra, in provincia di Reggio Calabria, ad utilizzare la musica reggae come veicolo espressivo?
Il Reggae è una forma musicale che ci ha accompagnato fin dall’adolescenza. Il ritmo in levare della chitarra e il suono del basso attraversano i nostri corpi raggiungendo il cuore e l’anima, trasportandoci in una dimensione mistica, di profondo contatto con il divino e ci aiuta a superare le pesantezze di questo mondo. Inoltre il reggae è una musica di “conoscenza” in cui si riversano tutte le nostre idee sul sistema sociale, profondamente in crisi, sia economica che spirituale; qui il reggae incontra il nostro idioma calabrese che si sposa perfettamente con le metriche di questa musica e ci permette di comunicare tutta la nostra rabbia dal profondo delle nostre radici .

Il reggae ha sempre trattato temi sociali e di denuncia, interpretando le varie realtà in cui si è sviluppato. Ma quanto, la musica, deve essere anche un po’ politica?
Nella nostra musica la politica è presente in quanto cerchiamo di portare all’attenzione della gente delle problematiche sociali della nostra terra e non, senza però patteggiare per un determinato colore politico, anche se le nostre simpatie potrebbero essere palesi. Il nostro esempio di riferimento è il “Rastafari” Hailè Selassie, l’imperatore d’Etiopia, al tempo stesso guida politica e spirituale. Un esempio su tutti dei nostri riferimenti culturali in tal senso è il discorso pronunciato dal Re alle nazioni unite e ripreso nel testo della canzone “War” di Bob Marley.

Secondo voi dunque ha un senso, soprattutto per degli italiani, fare riferimento al credo rasta che, ricordiamo, ha una forte componente panafricana e antioccidentale?
Assolutamente si! In molte occasioni Haile Selassie ha parlato di uguaglianza tra i popoli e le razze. Non esiste nessuna differenza tra un nero e un bianco. L’Africa è la terra madre, i primi ritrovamenti di umani sono stati effettuati in Africa, noi bianchi non siamo altro che neri “scoloriti”, l’uomo bianco ha perso la sua rotta, ma può ritrovarla in qualsiasi momento ritornando alle sue radici.

Rimanendo comunque con i piedi nella terra calabrese, a quanto pare offrire il caffè al bar è proprio un rito, un indicatore di dinamiche sociali…
Eh si, il caffè al bar è un’istituzione dalle nostre parti…noi che viviamo in un paese non molto grande della Calabria, anche se abbastanza tranquillo, viviamo questa usanza con una sorta di amore e odio. Come concetto base non sarebbe una cattiva cosa offrire un caffè ad un amico, anzi molto spesso è un piacere tra amici “veri”. La situazione diventa pesante quando il caffè si accompagna all’espressione “viriti co cafè è pagatu”, uscita fuori dalla bocca di qualche personaggio di peso “notevole” del paese, che mostra riconoscenza e interesse verso la tua persona e la tua famiglia…

Quali opportunità ha un giovane nel sud della Calabria?
Mi viene da piangere a pensare ai bambini che crescono in questa terra maledetta! E’ un circolo vizioso che spero un giorno abbia fine e che da sempre cerco di spezzare, con la mia voglia di andare avanti, la passione per la musica, per i rapporti umani, per la natura ecc. Penso che un giovane in Calabria abbia bisogno di altri esempi a cui fare riferimento! Quando ero piccolo c’era un bambino della mia stessa età, me lo ricordo ancora. Siamo cresciuti lui col petto in fuori io con i dreads in testa. Io oggi sono qui a raccontarti questa storia, lui ha una lapide sopra la sua testa. Ha avuto una grossa opportunità quel bambino!

Quali opportunità ha un musicista nel sud della Calabria?
Le opportunità sono ben poche. Noi cerchiamo tutti i giorni di proporre i nostri progetti alle istituzioni e ai privati, per cercare di portare avanti un discorso di cultura, di valorizzazione dei fenomeni musicali della nostra terra e non solo. Un musicista è visto come un personaggio rimasto bambino che ogni tanto va accontentato con qualche spicciolo per i suoi spettacoli di intrattenimento, nelle piazze e nei locali, senza pensare al grossissimo valore della musica!! Nella Grecia antica e in molte altre culture non occidentali, la musica assume un posto di primo piano negli equilibri sociali. E’ fonte di saggezza, di spiritualità, di educazione e temperanza, qualità che nel mondo moderno ormai contano ben poco e la Calabria sotto questo aspetto è uno dei posti più all’ “avanguardia”!!!

La cosa più bella e la cosa più brutta della vostra terra.
La cosa più bella della nostra terra è la nostra terra! La cosa più brutta della nostra terra è la nostra terra!

Torniamo alla musica: due nomi italiani e due nomi internazionali.
In Italia per me il reggae moderno è rappresentato da Alborosie che sta rinnovando veramente il reggae, non solo a livello italiano ma a livello internazionale. Un’ altra realtà interessante sono  Pugliesi “BoomdaBash”.
A livello internazionale mi piacciono molto Fantan Mojah e Damian Marley, oltre a tutta la storia del reggae che mi fa impazzire ogni giorno. Jah Bless Reggae Music!

Due parole sulla scena musicale della vostra provincia.
Ci sono molti ragazzi che fanno bella musica a Reggio e provincia, li seguo spesso ai loro concerti. I miei preferiti sono: John Merrick, Allmyfrendzaredead, Kalafro, Valentina Sofio, Mordecai non parla, Francesco Stilo, Adriano Modica, i Fields. Gente che mette gioia, rabbia, delirio, introspezione e passione in quello che fa. Tutte emozioni che provo anch’io ascoltandoli.

Una ricetta per uscire dalla crisi…
Ahahahhahah una ricetta? Mi piace molto cucinare! Io farei un bel soffritto di “Puntaloru Bruscenti” (peperoncino) con dinamite e “parole di lotta”. Ci aggiungerei carne di “krapa” razza Gelmini e “Fornero”. La sfumerei con dell’ottimo cherosene rubato ai serbatoi dell’Alitalia. Poi cuocerei a fuoco molto lento il tutto, e mentre rileggo NoLogo di Naomi Klein e ascolto “Run Come Rally” di Yabby You, chiudo il tutto in un bel pacco celere e lo spedisco alle Nazioni Unite.
A parte gli scherzi… le soluzioni ci sono! E sarebbero quelle di rispettare un po’ di più questo Mondo la razza umana!

Progetti per il futuro?
A breve stamperemo le copie del disco che già è disponibile su ITunes.  Inoltre stiamo lavorando al nostro secondo album che conterrà tutti pezzi in Inglese, brani che già suoniamo dal vivo da qualche anno. E poi  varie produzioni che stanno venendo fuori nel nostro continuo lavoro di “Home Ganja Garden Studio”. Stiamo cercando di fare cassa per poter realizzare un videoclip di uno dei nostri pezzi più conosciuti. In questo momento ci troviamo per metà a Bologna e stiamo allargando la nostra famiglia con altri musicisti della città: speriamo bene!

Un Saluto a te e a tutta la redazione di TerreArse! In bocca al lupo per tutto!!

Nicola Casile