Le 10 cose da non fare ad un colloquio di lavoro secondo gli esperti… e me.

Quello di importante che c’è da sapere sul mio conto, lo troverete googling. O, per i puristi della lingua italiana, quelli che, per intenderci, dicono bisinnis al posto di business, o Blufuf invece di Bluetooth, “cercandomi su un motore di ricerca” ( e mò vagli a spiegare che vuole dire). Insomma, Gugolatemi (questa è per voi cciovini un poco choosy). E se riuscirete a trovarmi, beh vorrà dire che nel frattempo sono diventato famoso. Altrimenti Pazienza!

epic fail lavoroSicuramente qualche info verrà facilmente enucleata ed estrapolata da questo mio pezzo.
Capirete ad esempio, che sono un giovane in cerca di lavoro. Capirete ancora meglio che sono un giovane in cerca di lavoro in quanto laureato. Capirete benissimo che sono un giovane che difficilmente troverà lavoro proprio perché laureato. Da qui il dilemma uroborico che colpisce noi giovani in cerca di lavoro quando leggiamo annunci del tipo: “cercasi giovani laureati con esperienza”

Premessa per i datori di lavoro. A questo punto, uso questa vetrina per spiegare una triste realtà ai cari ed economicamente stabili, datori di lavoro:

  • Se sono giovane, non posso avere l’esperienza;
  • se sono laureato, non posso avere avuto l’esperienza;
  • se ho l’esperienza, non sono sicuramente giovane;
  • se invece ho esperienza e sono laureato, vuol dire che ho 40 anni e che ho cercato lavoro per i precedenti 17 anni.

Semplice, chiaro e (cir)conciso!

Detto questo, passo al clou del discorso (vi state chiedendo “quale discorso”, eh? In effetti, non si capisce bene ma con calma ci arrivo. Sono fatto così! La prendo sempre alla larga). Ho recentemente letto milioni e milioni di pagine che spiegavano con una certa scrupolosità, quali fossero i comportamenti esemplari da tenere durante un colloquio di lavoro. Bene! Sicuramente sapete cosa dovete fare! Bravi! Io non lo sapevo!

Ciò che voglio fare io, invece, è cercare di spiegarvi cosa NON si dovrebbe mai e poi mai fare durante un colloquio di lavoro:

 

  1. Arrivare al colloquio in ritardo. Evitate di enunciare all’esaminatore la puntualità come vostro pregio, mentre siete al telefono con lui, in ritardo al colloquio, facendo seguire al tutto la frase: “ma di questo ne parleremo tra 10 minuti quando arriverò!”.
  2. Arrivare al colloquio impreparati: Ma che bella azienda! Ma che poltroncine comode! Ma che Azienda è questa?
  3. Entrare subito in confidenza con l’esaminatore. Mai fare il simpaticone! Magari facendo qualche battuta sui testimoni di Geova: il capo potrebbe essere uno di loro ( con tutto il rispetto per i Testimoni di Geova).
  4. Parlare male del vostro ex capo. Errore enorme commesso da molti. I capi si conoscono tutti tra di loro. Che tu stia facendo un colloquio a Venaria Reale, dopo aver lasciato il tuo lavoro a Vallo della Lucania, sappi che probabilmente il tuo nuovo capo e il tuo vecchio boss la domenica si incontreranno a Chiusi Chianciano Terme per le loro consuete 18 buche domenicali.
  5. Parlare troppo dei vostri Hobby. Se il capo vi chiede: “Mi dica, quali sono le sue passioni nel tempo libero?” e voi rispondete: “Amo il cinema, il mio film preferito è ‘Come ammazzare il capo ed essere felici’!” Beh! Capite da soli che vi conviene chiuderla lì e uscire con un moonwalk dalla stanza. Se invece la vostra risposta è il ‘Capo dei Capi’, dovreste avere qualche chance in più!
  6. Dimostrare a tutti i costi le vostre skill: Non cercate di apparire. Se siete arrivati primi al corso di bagnino, non entrate nella stanza del colloquio in costume e salvagente sulle note di Baywatch! O se siete stati volontari in Africa, non raccontate l’esperienza con la voce rotta dal pianto, inneggiando all’importanza degli aiuti ai Paesi in via di sviluppo: passerete per un Bono Vox qualunque.
  7. Gonfiare il Curriculum. Ho visto persone paragonarsi a semidei, ho visto astronauti candidarsi come operatori Ecologici, ho visto fisici nucleari esperti nel servizio ai tavoli. Forse sarebbe meglio abbassare un po’ il tiro, altrimenti rischiate di sentirvi dire la frase più odiata del mondo: “Lei è troppo competente per questo posto di lavoro”.
  8. Vestirsi male: Laddove per male intendo, bermuda floreali e infradito per lui, oppure magliettina aderente girotette e leggings a tutta coscia per lei. Qualcuno potrebbe assurgere che la magliettina girotette per lei sarebbe un punto di forza, ma io non sono sessista e aborro queste cose (anche se un paio di tette ogni tanto mi avrebbero fatto comodo).
  9. Evitare lo sguardo dell’esaminatore. È vero! Ho sentito dire che alcuni di loro pietrificano i candidati con una sola occhiata come una moderna versione dell’epica Medusa. Di per sé è sempre più ragionevole, nonché educato, guardare chi vi sta di fronte negli occhi. In caso contrario, rischierete di sembrare o molto strabici o molto stupidi.
  10. Essere agitati. Di per sé non serve a nulla nella vita. Rischiate di rispondere male alle classiche domande banali proposte dagli esaminatori esperti in Human resources del tipo: «Come si vede tra 5 anni? – Penso che morirò prima! Si, si, ne sono sicurooooooooo» (il tutto urlando e lanciandovi dalla finestra in frantumi).

E Proprio con queste domande banali che voglio concludere questo mio intervento. Cari datori di lavoro di cui sopra, esaminatori, ed esperti del settore Human resources, ma come vi viene in mente di fare codeste domande del Piffero: Perché dovremmo assumerla? Cosa può dare lei all’azienda? Ecc. ecc. Qual è l’utilità di simili torture questionarie? O forse sarebbe meglio chiedersi: esiste un’utilità alle suddette domande?

MELO7 a

Underwear economy, quando le mutande segnano il passo verso una nuova economia

Recentemente avete acquistato delle mutande nuove? Mi riferisco soprattutto agli uomini non metrosexual (uomini fissati con la cura del corpo, dell’estetica e dello shopping). Se lo avete fatto, beh, è un segno che forse l’economia del nostro paese – e quella famigerata congiuntura internazionale di cui si vocifera sempre quando non si sa che pesci prendere – è in ripresa.

Si tratta del Men’s Underwear index, teorizzato nel 2009 dal “Chairman” della Federal Reserve Bank (la Banca Centrale degli USA), Alan Greenspan. Secondo la teoria delle mutande, l’andamento dell’economia può essere intuita e descritta proprio dalla vendita dei suddetti oggetti di biancheria intima maschile. Come può inserirsi questa teoria nel nostro paese dove “rimanere in mutande” è un concetto economico che delinea grave crisi?

Per prima cosa, è possibile rimanere in mutande con un certo stile. Ce lo certifica repubblica.it, basta avere quelle giuste. Ma siamo seri.

Un imprenditore, per esempio, ha deciso di mettersi completamente a nudo – altro che mutande! – per denunciare, a sua detta, la condizione veramente difficile degli imprenditori italiani (medio-piccoli s’intende), ricordate? Più che protesta l’essersi fatto fotografare nudo è stata una gran bella mossa di marketing indiretto e non convenzionale per piazzare sul mercato il nome dell’imprenditore in questione.

Tornando al tema mutande, sono invece sempre di più quelli che lavorano da remoto attraverso il telelavoro o per palesi motivazioni economiche non possono permettersi altro che lavorare da casa. E’ questo il caso principe che può definire il concetto di “underwear economy”: lavoratori e professionisti che ancora non sono del tutto rovinati ma che pur di lavorare decidono di rimanere a casa, tendenzialmente in mutande, soprattutto durante un’estate così lunga e così calda come quella appena trascorsa.

Si tratta di un segno inequivocabile di crisi economica ma denota anche un certo spirito di resistenza formale e informale ad un sistema economico che ha fallito nel fornire a tutti una forma di sostentamento sociale basato sull’attività lavorativa.

Rimanere in mutande a casa e sviluppare “underwear businesses” è l’ultima frontiera della crisi, quella in cui si comunica via skype per risparmiare sul telefono, si prende l’autobus senza biglietto per risparmiare sulla benzina dell’automobile e si mangia quel che si trova in frigorifero perchè il “buono pasto” è un concetto di archeologia del lavoro per i lavoratori non pubblici.

Ma non bisogna essere pessimisti e non lasciarsi influenzare dalla vulgata comune che vede crisi in ogni angolo. Per cui se siete dei ‘membri’ dell’economia in mutande, o underwear economy, non disperatevi. Nel rimanere a casa in mutande c’è qualcosa di assolutamente positivo come potete vedere dalla discussione sviluppata su questo forum.

Ecco un passaggio molto significativo:

“mangi quello che ti pare, resti in mutande.
Ti svegli e lavori…
ti puoi riposare 10 min sul divano o sul letto…”

Alessio Neri

Giovani emigrati calabresi: mandati via da una terra che amano

Di seguito il comunicato stampa inviato ai principali organi di stampa della Calabria

GIOVANI EMIGRATI CALABRESI:
MANDATI VIA DA UNA TERRA CHE AMANO

anteprima dei risultati di una ricerca qualitativa sul fenomeno dell’emigrazione giovanile calabrese

Se le cose non cambiano l’eterna emorralgia di giovani che emigrano dalla provincia di Reggio in particolare e dalla Calabria in generale continuerà e sarà sempre più difficile creare le condizioni affinchè questo flusso di migranti possa invertire la rotta.

Secondo il sondaggio in via di realizzazione ad opera dell’associazione LiberaReggio LAB attraverso il magazine online Terrearse.it il quadro dell’emigrazione giovanile calabrese è a dir poco sconsolante. Su un campione di oltre 150 intervistati il 61% prima di emigrare ha cercato di non farlo cercando quello che gli interessava nel suo territorio ma con esito negativo, a questa percentuale va aggiunta quella di coloro che si sono dati un tempo massimo nella ricerca, scaduto il quale hanno deciso di partire, e che sono il 13%. Di contro, il 30% dei giovani emigrati calabresi spera di poter ritornare in maniera stabile e incondizionata mentre il 25% tornerebbe solo se potesse fare ciò che fa nella terra che lo ha accolto e il 16% afferma di tornare solo quando la Calabria cambierà.

Il 43% dei giovani emigrati calabresi, linfa vitale del nostro territorio che si disperde inesorabilmente, si trova a vivere in luoghi dove la popolazione percepisce la Calabria come “una Regione con dei problemi, tra cui la mancanza di lavoro e la presenza della ‘ndrangheta” e il 25% vive in luoghi dove considerano la nostra regione come “una Regione arretrata, dove non si ha voglia di lavorare e dove comanda la ‘ndrangheta”.

La ricerca continuerà fino alla fine del mese di giugno, è possibile contribuire online rispondendo al questionario predisposto al link: Sei un calabrese emigrato? Rispondi al questionario (http://terrearse.it/dossier/sud-altrove-3/sei-un-calabrese-emigrato-rispondi-al-questionario/). Da queste prime risultanze è possibile palpare con mano l’insoddisfazione e la delusione che provano i giovani reggini e calabresi nei confronti della loro terra e dell’immagine di questa fuori dai suoi confini regionali che stride fortemente con la reputazione e l’immagine che ogni singono calabrese emigrato si è riuscito a costruire, spesso attraverso meriti e competenze.

Quelli appena elencati sono alcuni dei dati di una ricerca più corposa che fa parte di un vasto progetto di studio, analisi e divulgazione delle tematiche legate al triste fenomeno dell’emigrazione giovanile calabrese verso il nord Italia. Il progetto dal titolo “Sud Altrove”, in fase di realizzazione, è realizzato dall’ass. LiberaReggio LAB ed è stato sostenuto e finanziato con fondi dell’Unione Europea per il programma “Youth in action” attraverso l’Agenzia Nazionale per i Giovani.

Giovani disoccupati: risorse per uscire dalla crisi e diventare indipendenti

Gli ultimi dati diffusi dall’Istat sulla disoccupazione giovanile sono sconsolanti. Anzi, letteralmente, terribili e agghiaccianti. Il numero delle persone con meno di 35 anni che ha perso il lavoro dal 2009 ad oggi supera abbondantemente il milione. Questo si aggiunge ad una già cospicua presenza di giovani già a passeggio sui marciapiede delle nostre città da sommare a quelli che subiscono il lavoro ad intermittenza dovuto ai circa 40 tipi di contratti precari diversi previsti dal nostro ordinamento. La percentuale totale degli under 35 senza lavoro, alla fine di marzo 2012, secondo l’istituto di statistica, supera il 31%. Solo da gennaio a marzo 2012 il numero dei disoccupati è aumentato di oltre 365.000 unità!

La crisi morde forte, è assolutamente necessario fare qualcosa per riprendere in mano la possibilità di dare a questo paese un futuro concreto che non sia fatto di suicidi e denutrizione (come sta succedendo in Grecia).

Esistono alcuni strumenti molto utili diretti ai giovani con meno di 35 che potrebbero dare una mano a liberarsi dalla gravità di questa situazione. Non si tratta di miracoli e neanche di buone amicizie che assumono, senza averne veramente bisogno, dando stipendi molto bassi grazie ad introiti provenienti non dal mercato ma da finanziamenti e bandi pubblici concessi “a vario titolo” un po’ qui e un po’ lì.

I miracoli non esistono, men che meno in periodi di enorme crisi economica. Ma se hai meno di 35 anni, un sogno nel cassetto, una professionalità e delle competenze reali, un progetto da realizzare o se, semplicemente, esplodi di entusiasmo per una qualche attività che può diventare remunerativa lo stato ti offre due possibilità utili e vantaggiose. Vediamole nel dettaglio.

Per gli under 35, professionisti o che vogliano diventare lavoratori autonomi c’è la possibilità di aprire la partita IVA ad un regime veramente vantaggioso! Si tratta del cosiddetto Nuovo regime dei minimi con una fiscalità super semplificata. In sostanza è possibile, aprendo una partita IVA, usufruire di un regime fiscale agevolatissimo fino al compimento del trentacinquesimo anno d’età che prevede il pagamento al 5% dell’aliquota sostitutiva dell’IRPEF l’unico limite è quello del fatturato, ovvero è possibile godere di questo regime così conveniente solo se durante l’anno non si sono superati i 30.000 di fatturazione. E’ una gran cosa se pensate che il regime fiscale standard prevede aliquote che non scendono mai sotto il 29%. Infine, i contribuenti che scelgono il regime super semplificato “sono esonerati dall’obbligo di registrazione e tenuta delle scritture contabili ai fini IRPEF, IRAP e IVA, dalla tenuta del registro dei beni ammortizzabili (sempre che in caso di controllo siano in grado di fornire gli stessi dati), dalle liquidazioni e versamenti periodici dell’IVA, dal versamento dell’acconto IVA e dalla presentazione e versamento dell’IRAP“.

La seconda opzione a disposizione dei giovani sotto i 35 anni è quella dell’ormai tanto discussa e analizzata Srl semplificata (o S.s.r.l.) introdotta nell’ordinamento italiano pochi giorni fa grazie all’approvazione da parte del Parlamento italiano del decreto legge sulle liberalizzazioni proposto dal governo Monti. L’art. 3 della suddetta legge ne regola la costituzione e, sinteticamente, prevede che tutti i cittadini con meno di 35 anni possono mettere in piedi una Ssrl fino al compimento del 35esimo anno d’età dei soci. Qualora uno dei soci superi i 35 anni deve uscire obbligatoriamente dalla società, quando tutti i soci arrivano ai 35 anni la società o decade (muore!) oppure deve essere trasformata in una Srl tradizionale con tutti gli obblighi e gli oneri previsti dalla legge.

I vantaggi concreti della Ssrl per i giovani sono i seguenti:
- nessun onere notarile (normalmente il deposito dello statuto presso un notaio costa 2.000 euro!) per tutta l’esistenza della società semplificata;
- nessuna imposta di bollo per il deposito di atti;
- capitale sociale minimo di 1 euro ma i soci possono versare qualunque somma (per le Srl normali è obbligatorio un capitale sociale di 10.000 euro di cui 2.500 vanno versati immediatamente);
- iscrizione al registro delle imprese con una semplice comunicazione elettronica (email) di inizio attività presso gli uffici di competenza.

Il risparmio immediato, netto ed evidente, oltre che in termini di quantità di adempimenti burocratici cui adempiere, si aggira intorno ai 13.000 euro!

Questa norma è stata approvata il 27 marzo 2012 e prevede che lo statuto standard e il regolamento di formazione della società venga emesso dal Ministero della Giustizia e dello Sviluppo economico entro 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Sperando che i tempi non si allunghino e che tutto vada bene a fine maggio dovrebbe essere possibile, concretamente, mettere in piedi una Società a responsabilità limitata semplificata.

Dunque, oltre a combattere giorno per giorno contro le ingiustizie di questo sistema economico-politico, per non soccombere sotto i colpi della tristezza da disoccupazione, cari coetanei, non facciamoci sfuggire la possibilità di sfruttare queste poche leggi fatte per noi.

Non aspettiamo che altri ci offrano contrattini, lavori e lavoretti. Abbiamo la possibilità di emanciparci dagli sfruttatori moderni diventando autonomi e indipendenti, artigiani di noi stessi!

Ogni giorno che passa abbiamo sempre meno tempo a disposizione. Per cui, chi ha tempo (e i giovani ne hanno più di chiunque altro) non aspetti tempo!

Alessio Neri