Ci sono libri… – La ruggine degli aghi

Raffaele Ragone è un uomo di scienza, quindi lontano dall’immaginario collettivo di poeta, ma con La ruggine degli aghi, Manni editore, dimostra una estrema sensibilità poetica per ciò che accade dentro e fuori l’Anima. La ruggine degli aghi è un percorso emotivo e mnemonico, che si apre con un ricordo dell’autore ben preciso: il Giro della Campania, probabilmente nel 1956, con Fausto Coppi e la spensieratezza dell’infanzia. È un percorso non privo di dolore, il ricordo si riaccende e diventa necessità di scrittura con la morte della moglie Anna Maria, a cui è ovviamente dedicata questa prima opera di Ragone.

Nella prima parte della raccolta, come in una collezione di racconti, l’autore ci regala la serenità delle estati trascorse in Grecia, dove la semplicità di un pasto frugale sono la ricchezza della libertà poiché non sapevamo allora/ d’essere ergastolani/ graziati dalla guerra/ che ci cercava in volo/ oltre la cresta del Faito. Dalla Grecia il pensiero torna alla città natale, al gioco, all’odore del mare, alle vie delle Spese, Milano e Ventaglieri che diventano luogo della crescita inquieta e al contempo della felicità inconsapevole, che diventa consapevole nel momento in cui ci si trova di fronte al dolore della perdita.

L’amore per la moglie trapela a tasselli, si inserisce in un mosaico di emozioni, quasi impercettibili al momento della posa grazie alla ferma delicatezza con cui l’autore li colloca fra un ricordo e l’altro come a costruire un fil rouge che ci fa intendere come l’amore per la moglie sia presenza costante prima e dopo la sua morte.

Man mano che la raccolta si compone il linguaggio raggiunge toni sempre più alti di lirismo come a sublimare un sentimento capace di guidare una intera esistenza.

Raffaele Ragone ha voglia di raccontarsi non per narcisismo, come molti colleghi, ma per rivivere, riassaporare i momenti di felicità trascorsi con la donna amata; è ben consapevole della fortuna che lo ha baciato nell’aver avuto a fianco una donna che è stata davvero compagna di una vita. E l’amore e il ricordo ci cullano in questo breve viaggio che può essere la lettura del libro o la vita stessa.

Di noi, a me tocca,

prima che si tessa l’ordito,

il rammendo degli stracci,

che nella felice occasione

pure furono i panni della festa.

E tra le dita incalza

la ruggine degli aghi

di logoro filo

aggrovigliati spaghi.

Metafore, R. Ragone

Letizia Cuzzola

Insonnie. Filosofiche, poetiche, aforistiche.

“Coltivo l’odio per l’azione come un fiore di serra. Mi compiaccio con me stesso della mia dissidenza con la vita”
Fernando Pessoa

Salvatore Massimo Fazio non è uno che manda a dire quel che pensa, è un personaggio sopra le righe e che delle righe sa farne buon uso. Davide Matrisciano ci introduce alla lettura di questo originale testo scrivendo: Elettrovisioni, ecco cosa provoca Fazio nelle pagine di questo libro, ovvero libidinose affermazioni sature di veemenza visiva, un fiume purpureo che transita e trabocca, bagnando le zone circostanti.

Fazio si definisce da sé un pessimista felice, di certo è uno dei pochi che dell’insonnia cronica ha fatto tesoro trasformandola in un susseguirsi di pagine tutt’altro che una soporifere. Insonnie è, come suggerito dal titolo stesso, costruito su tre pilastri: insonnie speculative, poetiche ed aforistiche; una triade che dà al testo autonomia e organicità al tempo stesso. Insonnie è un ritmo, un moto di ribellione, una sinfonia letteraria contro l’incapacità di abbandonarsi alle braccia di Morfeo e, a volte, dal della vita stessa. Insonnie è lo specchio del suo autore: surreale a tratti, vibrante, fuori dalle regole, dagli schemi Fazio, visto il suo background formativo, dovrebbe essere fedele alle regole, difensore strenuo delle istituzioni madri dell’istruzione e della formazione, ma al contrario irrompe e ribadisce in Insonnie tutta la sua repulsione per ogni istituzione/ titolo accademico, arrivando a dichiarare che se potesse rinuncerebbe persino ai titoli conseguiti all’asilo se questo ne avesse rilasciati…  In questo ricorda forse Heinrich Böll nel suo sostenere che non è a scuola che impariamo la vita, ma lungo la strada di scuola.

Massimo ci regala undici anni di deliri, pensieri, incazzature, piaceri, senza tralasciare uno sguardo alla musica, forza capace di portarci indietro al dolore che ci ha plasmato, la musica come entità divina capace di incidere sulla vita di ognuno. Non c’è possibilità di salvezza da questa vita, accompagnata sempre più volente o nolente dalla musica, dal ricordo che essa conserva in sé e lascia riaffiorare con le sue note. La sopravvivenza è un gioco di accordi. Non importa se questo ricordo sia positivo o negativo: la musica ce lo renderà come un era- non è più che ci farà vedere la vita con tutta la sua inafferabilità e diffidenza.

L’insonnia è causa e conseguenza di questa perenne inquietudine, contraddizione che rende questo centinaio di pagine un diario atipico di un disturbo classico un piacere alla lettura.

Insonnie è, mi si passi il termine, delizioso per il suo cinismo, la sua misantropia gioviale e conviviale. Insonnie è uno dei pochi libri che regalerei ad un pubblico selezionato che ne sappia apprezzare tutte le sfumature ed i riferimenti filosofici e a tutti gli altri perché scoprano il piacere di approfondire ogni virgola.

Vorrei morire di musica, per punirmi di aver talvolta dubitato della sovranità dei suoi malefici.
Emil Cioran

Letizia Cuzzola

Presentazione del libro “Giovanni e Caterina”. L’amore sopra ogni cosa.

La presentazione di un libro è sempre un evento, per lo più a scopo commerciale, che affascina ed incuriosisce. E’ difficile riuscirsi ad emozionarsi ad una presentazione di un libro, ma quando questo avviene,  il libro stesso acquista un fascino sensazionale prima ancora che esso venga letto.

Questo è quello che è “successo “ alla presentazione del libro  “Giovanni e Caterina”, scritto dall’autore  Giovanni Morabito, Sabato 26 Maggio presso la sala Giuditta Levato del Consiglio Regionale della Calabria. Promotore, nonché editore del Libro, è stata l’associazione culturale “Domenico Aliquò”, saldamente diretta dal Cavalier Filippo Maria Aliquò, da anni impegnato nella promozione costante delle tipicità culturali calabresi a livello sia regionale che nazionale.

Alla presentazione hanno preso parte, oltre al già citato autore del libro, Giovanni Morabito, anche il Professor Francesco De Piscopo, docente di letteratura comparata presso l’Università Federico II di Napoli, il presidente dell’ente parco dott. Leo Autelitano e  l’on. Alessandro Nicolò, vice presidente del Consiglio Regionale della Calabria.  Il tutto introdotto e coordinato dal Presidente dell’associazione Culturale “Domenico Aliquò” , appunto il Cavalier Filippo Maria Aliquò.

Dopo i consueti saluti istituzionali,  il presidente Filippo Aliquò  ha voluto ricordare l’importanza della cultura e degli eventi culturali in genere, spiegando, con vari aneddoti il perché della pubblicazione di questo libro. A seguire tutti i relatori convenuti hanno preso la parola, ognuno dando il proprio apporto culturale nell’enucleare le fattezze di questo romanzo, traente origine dalla vita vissuta dell’autore, incuriosendo fortemente il pubblico partecipante.

Dopo la simpatica descrizione fornita dal Cav. Aliquò nei confronti dell’autore, “ UN uomo che ha vissuto 7 vite”, sono intervenuti in successione, il dott. Leo Autelitano approfondendo il ruolo vitale che l’associazione “Domenico Aliquò” detiene nei confronti della cultura dell’intera Calabria e l’On Alessandrò Nicolò, vice presidente del Consiglio Regionale della Calabria, il quale si è congratulato con il Cav. Aliquò per le iniziative intraprese dalla sua associazione in tutta Italia e in seguito anche con l’autore per le emozioni e i sentimenti che il libro trasmette.

 Di particolare interesse è stato l’intervento del professor De Piscopo che, con abile arte oratoria, è riuscito ad attirare la totale attenzione del pubblico e con una breve ma esaustiva lezione storico–letteraria, sviluppatasi tra la serietà che la cultura merita e pretende, e il folklore che spesso l’accompagna, ha degnamente introdotto l’intricata trama del libro lasciando però spazio alla curiosità e all’immaginazione. Particolarmente toccante è stato il momento in cui il  Professo De Piscopo si è prodigato nella lettura di una emozionante poesia che il Protagonista del libro, nonché autore dello stesso, ha scritto per l’amore della sua vita, la sua defunta moglie. In quel momento tra la commozione dello scrittore Giovanni Morabito, e quella generale del pubblico partecipante si è toccato il punto di massima emozione della presentazione.

E si sa che quando si toccano le corde del cuore, indissolubilmente legate alle emozioni dell’anima, ogni evento culturale assume rende la cultura stessa molto più piacevole e affascinante.

Per uscire dal momento toccante e dare la possibilità al provato autore di riprendersi e poter concludere la presentazione con qualche parola è stata intramezzata una breve premiazione. Sono infatti stati realizzati, dalla bravissima artista reggina Aurelia Nania, dei piatti commemorativi dell’evento recanti il disegno della copertina del libro in questione, i quali sono stati regalati a tutti i relatori e in particolar modo allo Chef di fama internazionale Filippo Cogliandro, sia per i suoi meriti in campo culinario ma soprattutto per il suo coraggio dimostrato nell’aver sfidato la mafia, rifiutandosi di pagare il pizzo e diventando così un esempio da seguire, in una terra come la Calabria molto spesso soffocata dalla malavita organizzata.

Infine, a conclusione del turbinio di emozioni susseguitesi durante la presentazione, è arrivato l’intervento dell’autore e protagonista del Libro, Giovanni Morabito che con poche ma efficienti parole è riuscito a descrivere il sentimento più grande al mondo come poche persone al mondo sono riusciti a fare: l’amore.

l’amore deve essere vero, e per essere vero deve essere nutrito ogni giorno… Anche quando la morte con la  sua falce recide la vita delle persone, non riesce ad intaccare  l’amore, perché l’amore vero è eterno”.

In queste parole è racchiusa l’essenza dell’amore vero. Lo stesso amore che hanno provato Giovanni e Caterina e che gli ha permesso di andare avanti e vivere felici nonostante un oceano di difficoltà che li ha tormentati ma che, in alcun modo, è riuscito a scalfire i loro sentimenti reciproci.  Una storia fondata sull’amore e magistralmente descritta in un libro da leggere e rileggere ogni qual volta se ne abbia la possibilità o meglio, ogni qualvolta si voglia ricordare il significato della parola amore.

Andare ad una presentazione di un libro o in generale ad un evento culturale è sempre un esperienza gratificante e importante per accrescere le proprie conoscenze. Tornare a casa  emozionato e con la consapevolezza di aver capito un po’ di più il significato della parola amore… non ha prezzo!

Carmelo Spanti

Gli ambidestri domineranno il mondo

“Fra tutte le persone, le meno insopportabili sono quelle che odiano gli uomini. Non bisogna mai fuggire un misantropo” Emil Cioran, Esercizi di ammirazione, 1986

Isidoro lo vedi subito che non è tipo da scrivere favole per bambini, ma che ha la faccia del giallista e il tarlo dello scrittore che lo sta divorando.

Gli ambidestri domineranno il mondo (Aracne Editrice, Roma 2011) è il suo secondo libro e racconta con un ritmo sincopato e mai noioso due storie parallele che si guardano ma mai incrociano.

L’Olanda è tenuta sotto scacco da un assassino seriale che inizia a colpire nei giorni dell’entusiasmo patriottico. È fine aprile quando il killer miete le sue prime due vittime che presentano quella che potrebbe dirsi la firma dell’autore: un peculiare taglio intorno all’occhio. Sono giorni di festa e come tali devono proseguire senza lasciare spazio ad una guerra diplomatica che diventa sempre meno fredda. Sono i giorni in cui la Grecia, dopo aver invaso la Turchia, si annette Cipro. Gli omicidi si susseguono senza tregua fra le pagine che scorrono veloci e inesorabili: l’assassino è al centro ormai delle cronache nazionali e sta minando lo stato nervoso non solo di chi è impegnato a dargli la caccia, ma anche e soprattutto quello degli olandesi in preda al panico. Come spesso accade nel nostro millennio, lo Stato è presente, preferisce però alimentare il panico nella popolazione per distoglierla dalla Storia che sta riscrivendo le sue pagine al contempo della Cronaca. Fa la sua apparizione il Ministero dell’Informazione che guida, strumentalizza, concede notizie e paura.

Il killer è ormai seriale. E seriale non vuol dire scontato. La sua firma cambia prospettiva: un giorno il taglio è intorno all’occhio destro, il giorno dopo è nel sinistro. La storia si dipana fra eserciti iraniani e incursioni russe, antidepressivi e sigarette. Dubbi e certezze. L’Ispettore Dirk, è al centro di questi dubbi e queste certezze. Deve riportare l’ordine e la sicurezza fra gli olandesi quasi scoraggiati. Il tempo concesso a Dirk per dare un volto ed un nome all’assassino ambidestro, tre giorni, stanno per scadere. E Dirk e le sue Pall Mall blu raggiungeranno il traguardo, svelando un’inquietante verità… Nel frattempo una nuova verità si affaccia sui cieli di Teheran…

Vorrei anticiparvi il nome del serial killer, Malvarosa lo fa, senza che il lettore se ne renda conto se non nell’ultima pagina. E qui sta la sua forza. L’autore coinvolge il lettore, il suo spirito d’osservazione fin dalle primissime pagine, ma lo fa con una tale grazia, da lettore accanito suppongo, da non forzarlo, da non togliergli il gusto dell’indagine fino all’ultima pagina. È evidente come ogni singolo dettaglio non sia lasciato al caso e che ci sia un estremo rispetto per il gusto della lettura e della sorpresa, elementi forse troppo spesso tralasciati dalla letteratura contemporanea. Il pregio di Isidoro è una scrittura fluida, un linguaggio al passo con i tempi, un gusto per la parola che va oltre la paura di non incontrare i desideri del lettore e che li sprona ad entrare nella semantica stessa.

Il testo è interessante anche per un pubblico solito ad altre letture. Ancor più interessante è che questo che all’apparenza potrebbe sembrare figlio di un autore nordico, sia in realtà il frutto del lavoro di un reggino. L’appartenenza al Sud porta ad assimilare il territorio al genere letterario. Isidoro scardina questo luogo comune e dà vita ad una b-side story dai toni avvincenti.

Attendiamo fiduciosi il suo prossimo lavoro, certi che non ci deluderà.

 Letizia Cuzzola