Pesci morti sulla riva del Lungomare di Reggio

Ok, dai, andiamo al lido, uno di quelli con la musica e la gente in tiro, sul Lungomare. E’ ferragosto e i nostri ospiti voglioni rilassarsi davanti al mare. Non riusciamo a parlare perché la musica è troppo alta, ma vabé. Andiamo almeno a bagnarci i piedi nell’acqua, è uno spettacolo, c’è lo Stretto e tante, tante luci. Troppe, scopriremo dopo.

Sì perché a guardar bene sulla battigia, dove nel frattempo si è accalcata tanta gente per ballare, è pieno di pesci morti.

Che ci fanno qui? Uno, due, tre, dieci, dodici, venti…non si contano più. Si mimetizzano con la sabbia e le pietre, e le persone ballano, magari pestandoli, e nessuno naturalmente se ne accorge. Eppure sono tanti. Qualcuno riusciamo a rigettarlo in mare prima che muoia. Sono piccolini, forse per taglia o perché “novellame” (cioè appena nati), e muiono davanti alla festa dell’estate, fra danze, cocktail, musica, e, dicevamo…luci.

Sì perché a guardar bene il chioschetto dei cocktail posto a pochi metri dalla riva ha, in cima, un faro di luce bianca accesissimo inspiegabilmente puntato sull’acqua. E’ evidente, come mi suggerisce Peppe che per primo ha notato la cosa, che i pesciolini sono stati attirati in massa da quella luce così forte, giunti a riva vivi sono dunque rimasti sulla battigia a morire.  

Colpa della luce, sembra, dunque. Andiamo allora a dirlo al personale. “Sì lo so, ogni sera è così”, mi rispondono agitando con nonchalance la testa a tempo di musica. Ah. Penso, quindi per tutta l’estate, ogni sera, qui sulla riva è pieno di pesci morti. A occhio e croce, se ogni sera decine, per non dire centinaia, di pesciolini muoiono, moltiplicando le sere in cui per tutta l’estate il lido è attivo (almeno 80 giorni), siamo proprio di fronte a una strage di vite marine. Una strage inutile. Poniamo, per mantenerci sul minimo inverosimile, che ne muoiano 30 a sera: 30 x 80= 2400 pesci morti per una luce inutile puntata sul mare per tutta l’estate. Beh ma scusi è un peccato, perché non spegnerla o ruotarla nel senso opposto? Lorsignori, sempre a ritmo di musica, non trovano di meglio da rispondere che “tanto poi passano a prenderseli”. Noialtri si resta allibiti.

L’episodio parla da sé, e non è necessario aggiungere altro, anche sull’alto valore simbolico della cosa: va da sé che il danno è concreto e va ben oltre simboli o metafore, ma nel lassismo ad agghiacciante sfondo discotecaro dell’episodio si condensa l’ennesimo esempio di una Calabria che davanti ai danni, spesso evitabilissimi, spesso frutto di pura noncuranza, si mette a ballare.

Perché tanto chi se ne fotte dei pesci.

E’ chiaro che quella della luce, come causa, è un’ipotesi molto probabile, non necessariamente l’unica, ma data l’ovvia alta probabilità che quella sia la causa – è noto infatti il potere attrattivo dei pesci delle lampare – e dato che sulle rive non illuminate limitrofe non vi erano pesci spiaggiati, è lecito pensare che spegnere quell’inspiegabile faro sarebbe quanto meno auspicabile.

La gente che frequenta i lidi e noti quella inutile luce faccia qualcosa: se a dirlo sono in tanti, magari a chi gestisce l’interruttore di quella luce passerà la voglia di fottersene a tempo di musica.

Denise Celentano

Reggio tra presente e passato: il Lungomare Falcomatà

Chi visita per la prima volta Reggio Calabria, non può che rimanere colpito positivamente dalle bellezze paesaggistiche, dall’ospitalità dei suoi abitanti e dalle prelibatezze culinarie. Posta geograficamente in una delle aree più suggestive d’Italia, situata all’estremità meridionale della penisola, si estende tra le pendici dell’Aspromonte e lo stretto di Messina. Quello che si può considerare il centro nonché il nucleo cittadino originario è delimitato a nord dal Torrente dell’Annunziata e a sud dal Torrente Calopinace: le cosiddette fiumare. Importante e fiorente colonia magno-greca, sede dell’omonimo Museo Nazionale, Reggio ha subìto nel corso dei secoli violenti terremoti, l’ultimo dei quali nel 1908, che ha causato la perdita di preziosi monumenti e opere d’arte testimonianti la sua storia plurimillenaria. Si presenta con un assetto urbanistico a scacchiera, con salite ripide, lunghe arterie parallele e numerose scalinate che le collegano.

Reggio Calabria è una città da visitare a piedi. Il nostro giro ha inizio dal Lungomare Falcomatà. Assieme scopriremo locali in cui mangiare, bellezze da fotografare e strade da percorrere per godere di un panorama mozzafiato.

Il Lungomare o Via Marina, recentemente riqualificato, rappresenta il fiore all’occhiello di una città metropolitana posta al centro del Mediterraneo. Passeggiata preferita dai giovani nelle calde sere d’estate, si trasforma in percorso da footing nelle prime ore mattutine e in luogo di ritrovo per i bambini nelle assolate giornate domenicali. Il percorso si articola su tre piani generando singolari punti di vista che rimandano alle vedute realistiche della pittura ottocentesca.

Il piano zero, vera e propria estensione della spiaggia, è puntellato da numerosi stabilimenti balneari che a partire dal mese di maggio fino a ottobre inoltrato ritraggono una certa movida cittadina. Musica, concerti, cinema, giocolieri e un panorama unico (a pochi chilometri c’è Messina visibile ad occhio nudo) garantiscono divertimento no-stop.

Percorrendo una delle tante scalinate che costeggiano la linea di costa ci si ritrova qualche metro più in sù dove a fiancheggiare il viale troviamo alberi dalla presenza imponente, sedute in pietra per ripararsi dal sole o leggere un buon libro, lo storico chiosco di Cesare dove è possibile gustare il gelato artigianale più buono di tutta la regione e alcuni tratti di mura in mattoni crudi testimonianza del1’antico nucleo greco.

Ancora qualche metro e ci si ritrova, tramite brevi percorsi disegnati nel verde, nella cosiddetta Via Marina Alta nota per gli edifici in stile liberty e i locali in cui sostare durante la pausa pranzo o incontrarsi con gli amici per un aperitivo d’atmosfera.

Per conoscere altri particolari non perdete il prossimo articolo!!

Teodora Malavenda