A Reggio il primo “slot mob” della Calabria, tra lotta al gioco d’azzardo e finanza etica

Gianni Votano (Microdànisma) e Amelia Tallini (Economia di Comunione) premiano il Signor Strati (titolare del bar)

Ogni tanto un primato che ci rende orgogliosi: Reggio Calabria è stata la prima città della Calabria, grazie a Banca Etica, Economia di Comunione, Microdànisma, Comunità P.P. Gesuiti, Fisac CGIL, Mana Chuma Teatro, Fondazione Horcynus Orca e Associazione Culturale A RUA, dove si è svolto il primo slot mob della Calabria.

Ma cosa è lo slot mob? È un flash mob dove tante persone si organizzano e si danno appuntamento per consumare insieme presso un bar che ha scelto di non ospitare le slot machine.

Perché farlo? Mentre proliferano in ogni angolo delle nostre città e in tantissimi bar le famose slot machine, cresce anche il numero delle persone che si ammalano di gioco d’azzardo, una vera e propria dipendenza paragonabile a quella dalle droghe o dall’alcool. Una malattia che annienta le persone, non solo economicamente, spingendole verso l’indebitamento e l’usura, ma anche psicologicamente e socialmente, distruggendo le loro vite, le loro famiglie e le loro relazioni. Si riempiono i centri di cura delle ASL, si arricchiscono le multinazionali del gioco d’azzardo e si crea un terreno fertile per l’azione della criminalità organizzata. Da qui nasce lo slot mob, un’iniziativa nazionale che ha già coinvolto decine di città.

Con Gianni Votano, rappresentante di Microdànisma, abbiamo scambiato due chiacchiere per capire meglio quali percorsi si stanno costruendo a Reggio Calabria.

Tante persone hanno preso parte allo slot mob

Com’è andato il primo slot mob a Reggio Calabria? «Credo benissimo, circa 120 persone, nonostante l’ora mattiniera, hanno partecipato all’iniziativa, consumando e premiando il Bar Strati (in via del Torrione, 98) che ha ospitato l’iniziativa proprio perché ha scelto di non ospitare le slot machine; il titolare ci ha confermato che tanti cittadini che non erano clienti, anche nei giorni successivi, sono entrati per ringraziarlo e consumare un bibita o un caffè. Il signor Strati ha mostrato grande interesse e disponibilità, forse per la sensibilità, dato che è tra i pochi titolari ad aderire al circuito pizzo free ReggioLiberaReggio. Insieme ad Amelia Stellino, responsabile di Economia di Comunione ed alle altre realtà coinvolte, pensiamo di fare altri esperimenti simili. Il 23 Marzo si è svolto il secondo Slot Mob in Calabria, a Lamezia, e anch’esso ha ottenuto risultati lusinghieri».

In molti sono spesso scettici riguardo il consumo critico. Tu come rispondi loro?

un gruppo di studenti del Liceo Volta partecipa allo slot mob

un gruppo di studenti del Liceo Volta partecipa allo slot mob

«Ognuno con le proprie scelte di consumo può effettuare micro cambiamenti che determinano macro cambiamenti. Ad esempio: negli USA, tanti piccoli risparmiatori stanno riposizionando i loro risparmi, disinvestendo dalle grandi banche che hanno generato la crisi e depositando presso le Credit Unions (piccole banche etiche); questo ha fatto si che alcune banche modificassero alcuni comportamenti speculativi, “costretti” dai risparmiatori consapevoli a cambiare, almeno in parte, le loro politiche. Se si crea forte dissenso intorno al gioco d’azzardo, le istituzioni politiche saranno costrette ad intervenire. Occorre porre dei gesti concreti e sistematici: scegliere i gruppi di acquisto solidale, il commercio equo, i prodotti provenienti dai beni confiscati alle mafie, acquistare presso i commercianti coraggiosi che decidono di aderire a circuiti di legalità e giustizia. Così facendo gli operatori economici saranno fortemente incentivati a scegliere questi percorsi».

Cosa significa “finanza etica” e cos’altro avete in cantiere come Microdànisma?

«La finanza etica è tale se presenta almeno quattro caratteristiche: 1. considera l’accesso al credito un diritto umano che deve essere sancito e difeso (spesso le banche tradizionali non concedono credito perché il soggetto richiedente non ha le garanzie reddituali e patrimoniali considerate necessarie); 2. considera al centro dell’istruttoria economica e sociale la persona e il suo progetto e non il denaro che possiede; 3. è trasparente (i risparmi depositati sono tracciabili e fornisce informazioni su dove va a finire il denaro investito); 4. non finanzia attività che ledono l’Ambiente o i Diritti Umani. La finanza etica non è beneficenza né filantropismo. Con Microdànisma, oltre al microcredito imprenditoriale e d’emergenza in collaborazione con Banca Popolare Etica, abbiamo avviato uno sportello d’ascolto per le vittime d’usura: Stiamo per avviare dei gruppi di responsabilità e confronto con tutte le persone che in questi anni hanno beneficiato della nostra consulenza per creare una rete dove la relazione umana sia il fulcro».

A che punto è il percorso che potrebbe portare ad avere la prima MAG della Calabria?

«Le MAG (mutue di autogestione del denaro) sono delle società cooperative finanziarie che aderiscono ai principi della finanza etica e solidale. Raccolgono denaro in un territorio specifico e lo investono in quel territorio, realizzando una forma di “finanza partecipativa e di prossimità” orientata a concedere credito a quelle persone a rischio incaglio o segnalate alle centrali rischi e che sono in genere “non bancabili”. In Calabria questo target di persone sta diventando la maggioranza della popolazione; per questo tre province calabresi (Vibo, Reggio, Catanzaro) sono ai primi posti nella diffusione dell’usura. Per la realizzazione del progetto è stata creata la Rete “Verso la MAG delle Calabrie”, con una donazione minima di 25 euro più 5 per le spese di gestione si può contribuire a costituire il primo progetto di autogestione del denaro a Sud di Roma. Questa iniziativa una volta realizzata germinerà ed altri progetti MAG nasceranno nel Mezzogiorno».

Laura Cirella

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Vuoi contattare Microdànisma? Scrivi a microdanisma@libero.it o chiama ai numeri 320 7465934 – 366 6818828

Vuoi seguire lo slot mob? https://www.facebook.com/Slotmob

Pallanuoto a Reggio Calabria: quale futuro?

Giorno primo Aprile si è svolta l’amichevole tra Waterpolo Nettuno Palmi e la Waterpolo Reggio Calabria composta da tutti i giocatori che negli ultimi 15 anni hanno rappresentato la pallanuoto reggina. È stato anche un momento di ritrovo tra amici e compagni con l’intento di ricostruire quanto si è perso in questi anni.

1_nLa situazione attuale. Non tutti forse sanno che, a Reggio Calabria, sin dagli anni 60/70 si è praticato uno degli sport più agonistici che ci sia e a cui non si è mai dato spazio adeguato, forse perché sottovalutato, forse perché non abbastanza sponsorizzato in una città che di fatto si presterebbe moltissimo. A Reggio Calabria ci sono al momento degli impianti come il Parco Caserta, la piscina Comunale e l’Apan, che potrebbero consentire la pratica di questo sport secondo le norme previste dalla federazione che fanno riferimento alla grandezza del campo di gioco. Al momento sia il Parco Caserta che la piscina Comunale sono chiuse. Senza entrare nel merito delle motivazioni, ci chiediamo il perché in questa città, ad esser penalizzati debbano essere sempre i cittadini, nel caso specifico noi pallanuotisti reggini, i corsisti che amano nuotare, i ragazzi disabili o l’adolescente che ha intenzione di intraprendere uno sport diverso dal solito, quindi la pallanuoto od il nuoto.

Non avendo più una “dimora fissa”, siamo in continua emigrazione, costretti a “mendicare” uno spazio acqua nel quale poter riprendere ad allenarci coltivando la nostra passione e divertendoci giocando. Da parte della politica ci siamo sentiti e ci sentiamo abbandonati, tutto tace in un silenzio che per noi rappresenta un chiasso enorme ed allo stesso tempo una sconfitta.

2Non ci arrendiamo. Nonostante tutto, Waterpolo Nettuno Palmi e la Waterpolo Reggio Calabria hanno deciso di partecipare al primo torneo ASI di pallanuoto, organizzato da Cristiana Costa e che a breve avrà inizio. La nostra intenzione è quella di riportare questo sport nella nostra città ripartendo proprio da questo torneo.

Pertanto, non avendo uno spazio acqua dove poterci allenare, ci rivolgiamo al Presidente Regionale CONI Mimmo Pratticò, ai commissari ed a tutta la classe politica affinché si prendano provvedimenti riguardo la riapertura delle due strutture chiuse ed all’assegnazione di uno spazio acqua presso una delle strutture attive che possa consentirci in maniera dignitosa di allenarci durante la settimana e disputare degli incontri. Sicuri di poter confidare in una vostra risposta ai nostri disagi ed alle nostre esigenze, attendiamo riscontri.

 Gli atleti della Waterpolo Reggio Calabria

Artinstagram: fotografie in ‘cantina’

Dal 12 al 14 marzo sarà possibile visitare presso la bottiglieria “La cantina” nei pressi di Piazza Duomo, la mostra fotografica Artinstagram: una raccolta di foto giunte alle organizzatrici da più parti d’Italia e che rendono protagonista la libertà d’espressione offrendo uno spazio insolito a giovani ‘dallo scatto facile’.

Come ci è stato detto da Ada Gangemi, ideatrice del concorso che ha dato vita alla mostra, l’idea è nata da una precedente esposizione e dalla passione per la fotografia che hanno fatto sì che venisse ampliato il bacino d’utenza coinvolgendo più personalità possibili. Le foto ricevute sono alcune centinaia e le selezionate sessantasei, Ada è raggiante mentre ci racconta come nella scelta delle foto abbia inciso un’estrema volontà di ricercare la bellezza e la passione per l’arte fotografica, mitigate da una necessaria dose di oggettività .

Il tema è stato libero fin dal principio proprio per poter dare la possibilità di partecipare senza preclusioni e visto che l’iniziale idea di dedicare la mostra alla città non ha riscosso successo. Ada prosegue dicendoci, infatti, che le prime foto ricevute che immortalavano la città rispecchiavano il degrado della stessa e non la sua bellezza, come se ce ne fossimo ormai dimenticati… la libertà è espressa anche dalla scelta di una location non istituzionale ma per antonomasia luogo di condivisione e convivialità come “La cantina”, dove ad accoglierci è stato il sincero sorriso di Cecilia Pricoco, che ha accompagnato Ada nell’organizzazione di Artinstagram fin dall’ideazione.

Instagram è ormai una mania, permette di raggiungere un’utenza ampissima e potrebbe sembrare banale ma non lo è, piuttosto dimostra come il web riesca a sfornare anche prodotti di valore per la realtà. Artinstagram è una sorta di esperimento che però sembra esser riuscito al di là delle aspettative, ponendo magari le basi per la creazione di un circuito di condivisione che riesca a far superare l’egocentrismo che troppo spesso tarpa le ali a momenti di confronto culturale.

 articolo e foto Letizia Cuzzola

Aliscafo arenato a causa della nebbia. Photogallery

L’aliscafo Federica M. s’incaglia nel porto di Reggio Calabria proprio di fronte la Capitaneria Di Porto a causa delle “Lupa”, che altro non è che un fenomeno atmosferico che genera nebbia. Evento che si presenta quando alcuni elementi come l’aria calda e umida a contatto con una superficie fredda s’incontrano, dando luogo, appunto alla nebbia. Nessun ferito tra i 157 passeggeri a bordo, e l’imbarcazione è stata tratta in salvo tra la curiosità di decine di presenti solo dopo ore grazie ad una nave traino.

foto Claudia Toscano

Eva Mon Amour – lo specchio, l’aspirina e una serata da rifare!

Increscioso episodio accaduto a Reggio nell’ambito della musica live, italiana e rigorosamente d’autore.

Durante la serata inaugurale dell’attuale Sunset Boulevard, per tanti ex discoteca Top Club di Mosorrofa, avevano da poco cominciato a suonare gli Eva Mon Amour, una band composta da tre musicisti dell’entroterra laziale che si sono guadagnati in questi anni una credibilità e una posizione di prestigio a livello nazionale, quando ad un tratto, dopo appena tre canzoni, il chitarrista Corrado Maria De Santis viene avvicinato da uno degli organizzatori della serata che gli comunicava di eseguire l’ultimo brano perchè ormai si era andati troppo oltre l’orario previsto, dato che dopo il concerto era prevista una serata disco. Il cantante, Emanuele Colandrea chiude il concerto sotto gli occhi increduli dei presenti. Disapprovazione, disappunto, rabbia, sbigottimento e stupore, sono solo alcune delle parole che posso utilizzare per dare un’idea dell’atmosfera.

Avvicinati immediatamente gli organizzatori per ottenere delle spiegazioni, mi viene detto che non avrebbero potuto fare altrimenti, dato che i tavoli precedentemente prenotati, e a  quanto pare lautamente pagati per il doposerata cominciavano a riempirsi e gli ospiti incalzavano per la fine del concerto e l’inizio della loro serata a ritmo di tunz tunz.

Un concerto cominciato troppo tardi, vuoi per un service arrivato incompleto e in ritardo, vuoi per la gente che non è mai puntuale, vuoi che si è dovuto anche aspettare che gli apripista del concerto i “The Syndrome” concludessero la loro esibizione, si è cominciato intorno all’una di notte con un ritardo sulla tabella di marcia di circa tre ore. Ma tutto ciò giustifica un simile comportamento? Dato che l’immenso locale dispone anche di un’altra sala, seppur più grande e dispersiva, non sarebbe stato meglio dirottare tutto nell’altra e far si che la serata si concludesse nel migliore dei modi? Con difficoltà sicuramente, ma senza le conseguenze che necessariamente deriveranno da questa infelice decisione presa da un’incerta organizzazione. Le scuse e le promesse di porre rimedio al tutto, non sono certo tardate ad arrivare, sia nei confronti della band che nei confronti di chi ha aspettato quasi un anno ed ha anche pagato un biglietto per poterli ascoltare.

Qualche giorno dopo, il cantante Emanuela Colandrea, ci ha concesso una chiacchierata a proposito non solo dell’accaduto ma soprattutto del nuovo album  Lo specchio e l’aspirina, appena uscito e che già vede i suoi primi risultati. Infatti il video del singolo che apre l’album “Si stava meglio prima” (ft Rodrigo D’Erasmo e con la regia di Jacopo Rondinelli) ha incassato un bel secondo posto alla VI edizione del concorso Nickelclip per i videoclip italiani indipendenti, “per la capacità di rappresentare con toni visionari e grotteschi temi di attualità sociale, in una stagione in cui i valori etici sembrano perdersi all’orizzonte”.

Ma passiamo a noi, Emanuele tornerete a Reggio Calabria?
Per me non ci sono problemi, sono intollerante con le persone, non con i posti. Le scelte di tornare o meno dipenderanno da alcune garanzie che provvederemo a prenderci. Le cose quando succedono, accadono per negligenza di molti. Alla fine la verità sta sempre nel mezzo, anche se sto mezzo non si trova mai;

Come mai la scelta d’intitolare l’album Lo specchio e l’aspirina? Sabato mi hai detto che non c’è una motivazione reale..
Ma no dai ce l’ha, sta scritto dappertutto, su tutti i giornali calabresi;

Ma non voglio scopiazzare le altre interviste, voglio saperlo da te:
Beh..lo specchio simboleggia il fare i conti con se stessi e soprattutto fare i conti con le conseguenze di tutte le scelte che facciamo, e l’aspirina è un po’ il simbolo del mal di testa del giorno dopo. Dev’essere letta come una conseguenza. Lo specchio, il fatto dell’identità, di quello che abbiamo fatto la notte. Dato che sono le conseguenze che conosco di più allora è stato chiamato aspirina;

Quanto ci avete messo per preparare questo disco?
Circa un paio di mesi;

E per quanto riguarda i testi, li scrivi tutti tu da solo o ti avvali della collaborazione  di qualcuno?
No no, li scrivo tutti io;

A proposito di questo, una cosa mi ha sempre incuriosito e affascinato degli artisti, l’ispirazione! Cosa ti spinge a scrivere? Quanto c’è di tuo, quanto di ciò che ti circonda e del vissuto degli altri?
Io penso per esperienza, avendo conosciuto e avendo amici in questo campo vedi che molti lo fanno, e lo facciamo in modo diverso, poi io ho le mie convinzioni, che per certo non puoi comporre in modo distaccato, esprimi un punto di vista sia pure oggettivo. Anche se descrivi una semplice storia l’hai guardata con i tuoi occhi e questo quindi sbilancia da qualche parte il risultato finale;

Anche perché mettendo una parola piuttosto che un’altra, tu poni l’accento su un discorso piuttosto che in un altro
Si, deriva dai tuoi ascolti e dalle tue letture il modo in cui vai ad esprimere determinate cose, già ci sta il tuo background che non è poco, e poi gli devi dare tempo. Certe volte le idee ti vengono in macchina, ma certe altre volte devi prendere lo strumento in braccio. C’è chi come Dylan diceva che le canzoni stavano nell’aria e lui le acchiappava e chi come me pensa che è un po’ di più, ci devi buttare un sacco de ozio, ci devi investire tempo, alle volte ti metti là e non ti viene un cazzo, altre volte invece ti vengono tante cose, ma poi non lo so da che dipende..se lo si sapesse uno si metterebbe li e creerebbe un modus operandi che funzioni sempre;

Si ma molto se non tutto è talento
A parte quello, ma poi c’è chi prende la chitarra e scrive con una corda sola, ci sono ragazzi che non la sanno suonare e si aiutano solo con le toniche. Per me già se cambi chitarra ti cambia lo scenario, se la chitarra è buona hai un certo suono e altre atmosfere che ti arrivano sullo stomaco, perché ti vibra in un maniera differente lo strumento in braccio. Se suoni con o senza chitarra, con o senza batteria, amplificato o meno, è tutto abbastanza consequenziale, e in realtà penso anche causale, poi più tempo ci spendi e più idee possono venire, sempre se hai una base di talento dietro;

Da quanto tempo fai il musicista?
Io più che altro scrivo canzoni, e suono un sacco di strumenti senza averli mai studiati, più che li uso mi fanno comodo per usare la voce, per usare le parole ed è per questo motivo che non ho mai suonato in una cover band, non son così capace. Non puoi fare robe tue, alcune scelte potrebbero risultare artistiche e se suoni in una tribute band questa cosa non la puoi fare, devi sapere quello che fai, devi riprodurre. Ho cominciato quasi da subito a scrivere cose terribili che poi suonavano malissimo, poi c’è anche della maestria in quello, impari, ti specializzi nello scrivere. Vanno bene le idee, il flusso di parole ma ci vuole un sacco di lavoro, anzi un sacco di gusto più che di talento e d’ispirazione;

..e anche esperienza
è tutto insieme, è l’alchimia di tutto;

a quanti anni hai scritto la prima canzone?
Ero grandicello 22/23 anni;

Hai sempre saputo che questa sarebbe stata la tua strada?
come si dice dalle parti mie..volevo giocare a pallone!

Ah volevi fare il calciatore?
Si ho sempre giocato a calcio e da bambino era quello che volevo fare, la chitarra ho cominciato a suonarla abbastanza tardi, ascoltavo molta musica ma non suonavo strumenti, in realtà erano i miei fratelli che studiavano musica, adesso loro fanno tutt’altro e io faccio il musicista. Ma è più capitato. Mi sono messo a scrivere canzoni, qualcuno mi ha dato retta, hanno cominciato a dire “lo sai fare” e sono arrivati subiti i primi risultati a livello locale, le prime pacche sulle spalle e da lì poi uno continua per molti motivi, come quando scegli la scuola perché c’è andato tuo fratello o per la ragazzetta/o che ti piace, e io ho cominciato a suonare perché mi piacevano le persone che avevo attorno nell’ambiente musicale e poi sono andato avanti. La passione è venuta durante.

Ma ti chiedi ancora cosa farai da grande?
No, ho deciso che grande non ci divento più!

Ah si? Estirpiamo il problema dalla radice. Ma con gli altri della band, Fabrizio e Corrado, vi conoscevate già, eravate amici,oppure vi siete trovati dopo?
No, li ho conosciuti suonando, non siamo dello stesso posto, anche se vicini. Io suonavo in un gruppo con alcuni ragazzi delle mie parti, e in serate miste dove suonano i gruppi locali, quelle in cui non te pagano, perché giustamente le pretese cominciano a venire molto dopo, ci siamo conosciuti, e ti conosci personalmente, qualche gusto musicale in comune, e decidi di… ed è stato così che ho cominciato, con Corrado soprattutto all’inizio. Poi altri molti altri.

Ma Fabrizio c’era nel vostro precedente gruppo Cappello a cilindro?
Si, si è perso solo i primi demo, ma non i dischi e i live.

Come mai si sono sciolti i Cappello a cilindro?
Beh cosi come ci si lascia, ci si scioglie, come uno cambia strada o città;

Amori che finiscono amori che ricominciano
Ma si..era cosa del tutto naturale, dolorosa e naturale. A livello di band quando suoni tanto è comunque dura, perché dormi più con loro che con chiunque altro, vivi dei momenti fantastici insieme che poi risultano pesantissimi quando la convivenza diventa forzata ed è inevitabile che finisca a schifio;

Collaborazioni importanti: Jacopo Rondinelli, come siete arrivati a lui?
eh l’abbiamo chiamato! Come abbiamo fatto con chi l’ha preceduto, l’abbiamo contattato e proposto il pezzo e poi ci si mette d’accordo, non è sicuramente un nostro amico, non l’ho mai visto di persona;

Questi tre dischi se li volessi accostare ad un colore o ad un’immagine?
Escludiamo il primo intanto per il discorso che ti ho fatto prima, è un disco che non mi piace quasi per niente, non mi ci riconosco tanto preferisco sempre parlarne poco, a livello musicale. Gli altri a che colore?….Bianchi, perché sono istintivi, e l’istinto mi dice bianchi, è il colore più neutro, e non è mai il colore preferito di nessuno, c’è chi spara rosso o amaranto, il bianco è più naturale ed è quello che alla fine li racchiude tutti;

Progetti futuri, i più imminenti, ci puoi dare qualche anticipazione?
Tornare a Reggio Calabria, e poi vedere come va il giro che stiamo facendo e faremo;

Come sta andando il nuovo disco?
In realtà era la seconda o terza data quella calabrese, l’abbiamo presentato appena sabato scorso a Roma, quindi siamo partiti adesso, per quello che ho visto, se uno deve andare nella serata di sabato a cercare qualcosa di positivo, ho visto persone che sono venute lì in quel posto sperduto, hanno pagato il biglietto ed erano molte di più dell’altra volta, e su facebook di pacche sulle spalle, dopo tutto quello che è successo, ce ne sono state parecchie e pure messaggi di conforto, inoltre nella data cosentina, per quello che ci hanno detto è uno dei posti abbastanza ostici dove andare ad organizzare degli eventi, infatti forse non ci siamo capitati spesso proprio perché non se ne fanno tanti, quindi pure il pubblico non è formato o abituato, e mi sembra che sono andati e se i numeri aumenteranno ancora di più vuol dire che sta succedendo qualcosa di buono. Si vedono i risultati rispetto a quello che è stato in precedenza e a mi sembra che stia andando bene.

Siamo comunque all’inizio e poi il mondo dei live è sempre un po’ particolare, un po’ difficile, e non sempre va per la maggiore
Io facevo i confronti soprattutto con i live nostri passati in terre calabre, queste due tappe avevano un clima da concerto, nel senso che hai quella sensazione che qualsiasi cosa tu faccia sul palco la gente ti viene dietro, e quelle sono belle sensazioni, ti danno la misura di quello che ti succede senza considerare i numeri. Il silenzio diventa molto partecipativo quando tutti stanno zitti nel momento giusto, e quel tipo di partecipazione è venuta fuori.

La canzone alla quale sei più legato? di questo disco e degli altri
Ma ci sono più canzoni alle quale non sono legato. Sono legato a quasi tutte, alcune mi piacciono meno, ma tipo “Si stava meglio prima” mi ha divertito proprio scriverla.

Cosa prometti a te stesso per il futuro?
D’informarmi meglio prima di andare a suonare,

E qualcosa di un po’ più romantico?
Cosa prometto? i fiori me li sono regalati.. beh che se mi cambiassi la panda non me la rifarei, non mi piace la nuova;

Una domanda che non ti hanno mai fatto e che vorresti ti facessero, anche una curiosità che magari hai dentro e non ti hanno mai dato l’opportunità di esprimere. Questa ammetto che la rubo sempre alla mia collega Letizia
Si curiosità sui testi soprattutto, ti capita sempre che sui testi ti fanno le domande sbagliate,nel senso, io reputo migliori testi su cui nessuno quasi mai mi viene a chiedere niente, ma questo è il mio punto di vista e quindi viziato dal conoscere troppo del pezzo e diciamoci la verità, molto probabilmente è pure un punto di vista sbagliato.

Ma perché Eva Mon Amour?
Beh perchè si..in realtà quando l’abbiamo scelto, che era subito dopo i Cappello a Cilindro, volevamo mettere un nome abbastanza neutrale, l’idea che avevamo era di scegliere qualcosa che non fosse legato nè storicamente nè a livello d’immaginario a qualcosa come lo era Cappello a Cilindro, che è già un nome molto evocativo e selettivo. Ti faceva pensare a determinati tipi di mondi, ma con gli Eva pensavamo di scrivere canzoni non tanto diverse, ma che ti lasciasse a livello creativo la possibilità di andare in più posti rispetto al precedente progetto, e di seguire di più l’istinto disco per disco;

Cosa ascolti di solito?
Mah sono molto legato al folk degli anni ‘70 e poi sono un dylaniano convinto, se esiste il dylanismo, quel flusso creativo, e molta musica italiana, come De Gregori.

A proposito ne approfitto per farti un’ultima domanda, l’altra volta parlavamo di altri personaggi che fanno cantautorato, come Giuradei o Lo Stato Sociale, come lo vedi il panorama musicale di adesso, dei live o di tutto quello che si discosta. Sei per i reality o per la gavetta sul campo?
Sono per la gavetta per quello che voglio fare io, non esiste una verità nemmeno in questo, reputo che ci siano persone e artisti molto portati per i reality e facciano bene ad andarci. C’è molta proposta e la cosa è positiva però c’è il rovescio della medaglia della troppa proposta, che comunque appiattisce un po’ l’ascoltatore.

Bene grazie, grazie mille e speriamo di rivederci molto presto, Reggio vi aspetta!!

articolo e foto Claudia Toscano

‘U Web – Strumento di cambiamento sociale, ecco la locandina dell’evento!

Puoi avere tutte le informazioni dettagliate sull’evento al sito uwebproject.wordpress.com ed iscriverti al barcamp e ai due workshop gratuiti previsti.

Terrearse.it è mediapartner di ‘U Web, se vuoi seguire le fasi finali di promozione dell’evento continua a seguire questo magazine!

Il logo di ‘U Web è opera di Gabriele Malaspina, mentre la locandina è realizzata dai tipi di Evermind.

Un’estate a tutto live! – VillaZuk -

L’ennesima estate è passata, anche se non sembra dato il clima estivo che continua imperterrito sui 30°, ma a riportarci con i piedi per terra ci pensano bene studio, lavoro e chi più ne ha più ne metta, facendoci dire addio a notti brave e birre in spiaggia.

Ogni anno città e dintorni si risvegliano dopo mesi di freddo e letargo per far rivivere, anche e soprattutto, posti lontani dal nostro quotidiano e li colorano d’iniziative, persone e perché no, anche di panini e salsicce, accompagnati da dell’ottimo vinello nostrano, che si sa fa sempre buon sangue.

Parliamo, non solo d’iniziative storiche e importanti come il Paleariza e il Deafest, che richiamano “fedeli” e turisti da ogni parte della Calabria e non solo, ma anche di piccoli concerti live che riescono a proporre musica  alternativa, lontano dagli abituali schemi delle cover band e dei più che ribolliti lidi in via marina, che inculcano sempre la solita disco, con dj più o meno professionisti e con servizi bar alle volte, ..il più delle volte, veramente imbarazzanti per qualità  e lentezza.

In questa retrospettiva musicale che andremo a proporvi, affronteremo in più puntate degli artisti che percorrono km e km anche solo per un’ora di palcoscenico, di quelli che della vera gavetta potrebbero scrivere interi trattati, che il più delle volte sono mal pagati, e la maggior parte di esse non sono neanche quello.

Ma bando alle ciance, comincerei questa rassegna parlando di un gruppo che ha colpito particolarmente il mio interesse, i VillaZuk.

Una band del sud composta da 5 amici che propone svariati brani e alcuni di essi, molti di essi, con testi che stranamente hanno anche qualcosa di sensato da dire.

Brindano alla vita leggera, cantano l’amore e il momento in cui s’impara a volare baciando una donna o lasciandosi andare, lo fanno non dimenticandosi dell’orrore delle guerre e della madre di tutte le madri, La Natura. Immaginano un mondo dove gli alberi verranno proiettati sui muri nei parchi di cemento. Cantano di gabbiani e di leggende, del “Visconte Dimezzato”, celebre opera di Italo Calvino, dove Medardo di Terralba colpito in petto da un cannone, sopravvive, ma si ritrova appunto dimezzato. L’ Yin e lo Yang, il bianco e il nero, il buono e il cattivo che sopravvivono e si equilibrano in ognuno di noi. Inoltre riprendono anche in chiave moderna la tetralogia dell’Oro del Reno, dove un nano brutto e malefico, sbeffeggiato dal mondo intero s’innamora delle ninfe che proteggono il tesoro, l’oro del Reno appunto, e chi da esso forgerà un anello diventerà il padrone del mondo, ma in cambio dovrà rinunciare per sempre all’amore che sperava. Un testo assolutamente moderno, se pensiamo che fu scritto nel 1853.

A tempo di reggae nel brano “Disumanità” cantano che noi a  guerra nun la vulimu e in “Fiorecrì”, canzone che apre l’album “…a colorare Libertà” , riassume il senso di molte buone azioni fatte solo per fama e non per sentimento, e di una signora granduchessa che confessa di aver provato a fare anche lei una buona azione, ma il balordo ha radunato i poveracci, tutti sporchi le porgevano la mano, ma senza foto o giornalisti non si sarebbe mai abbassata a tali gesti.

Non dimentichiamoci di “Fama Nera” dove il razzismo, anche se non rappresentato da forconi, croci bruciate e teste incappucciate trova comunque il suo sfogo nell’ancora atavica, antiquata e veramente demodè paura del diverso.

Indubbiamente testi che vanno ascoltati, e non solo “sentiti” anche se il sound che li accompagna rende il tutto molto piacevole, scorrevole e per alcuni di essi anche molto festaioli, se mi passate il termine molto poco da critica musicale. Ma d’altronde non è critica quella che vogliamo fare, ma mettere l’accento su realtà alternative che esistono e meritano di essere seguite.

Alla prossima puntata.. to be continued..

NB *alcune foto sono prese dal Myspace dei VillaZuk, le altre sono di Lucas Gomez Toscano in occasione del concerto di Reggio Calabria.

Claudia Toscano

Internet contro la crisi, quali e quante sono le opportunità della rete?

Un aumento della diffusione di internet del 10% nel nostro paese potrebbe portare ad un aumento “naturale” del PIL dello 0,4% e far aumentare l’occupazione giovanile di 1,47 punti percentuali. Non sono dati supersonici ma danno bene l’idea di come la diffusione della rete possa avere effetti benefici concreti nella vita delle persone. Questa ricerca, realizzata da Marco Simoni e Sergio de Ferra per la London School of Economics, ha puntato l’attenzione sui benefici legati ai valori economici del nostro paese.

Secondo Carlo D’Asario Biondo, vice presidente di Google in Europa Meridionale e orientale, Medio Oriente e Africa: “Nei momenti di crisi internet si rivela uno strumento particolarmente efficiente per dare nuove opportunità alle imprese, soprattutto a quelle piccole e medie che costituiscono l’ossatura del sistema economico italiano”. Aggiungo io che internet può portare nuove opportunità non solo alle imprese intese come persone giuridiche ma anche, e soprattutto, a chi quelle imprese le crea o nelle quali lavora o, ancora, nelle quali spera di poter lavorare.

In Italia c’è ancora molto da fare e nel prossimo anno vedremo numerose grandi imprese multinazionali, Big G in prima fila, spingere su una diffusione più capillare e corretta della cultura digitale. Nel nostro paese ce n’è estremo bisogno, infatti secondo i dati dell’Agenda Digitale 2011 della Commissione Europea, l’Italia è sopra la media continentale per la percentuale di popolazione che ignora l’utilizzo di internet (38,6% contro il 24,3% della media europea).

Sappiamo, inoltre, che la distribuzione geografica di conoscenza e consapevolezza “digitale” non è equa nella sua diffusione nazionale; esistono ampie aree geografiche nazionali che registrano una scarsa “preparazione” in tutto quello che riguarda la rete internet, le sue potenzialità e le opportunità che può mettere in gioco per persone con un po’ di spirito d’iniziativa.

La due giorni dedicata al web come strumento di cambiamento sociale che stiamo organizzando per il 30 novembre e il 1 dicembre a Reggio Calabria rientra in pieno in questo contesto, con la consapevolezza che in riva allo stretto c’è un gap di conoscenza da colmare, perchè coraggio e istinto d’innovativo ce n’è da vendere, sempre di più sono i giovani preparati a vivere in questo mondo “digitale” e perchè vogliamo offrire risorse concrete e best practise per arginare il triste fenomeno dell’emigrazione giovanile reggina e calabrese.

Per avere informazioni dettagliate sull’evento guarda il sito internet: ‘U Web project.

terrearse.it è mediapartner dell’evento. Nelle prossime settimane ne sentirete parlare ancora e in maniera approfondita.

Alessio Neri

Ministro Cancellieri liberaci dal male, amen!

Il prefetto di Reggio Calabria è stato convocato a Roma dal ministro dell’Interno, secondo quanto riportato dal Corriere della Calabria, per avere delucidazioni sulla continuità amministrativa tra la precedente amministrazione Scopelliti e l’attuale amministrazione Arena. Il fatto che i due militino nella stessa fazione politica non è ovviamente sufficiente per dimostrare tale continuità, forse lo sono di più le numerose foto scattate la sera della vittoria delle elezioni comunali dell’attuale sindaco Arena in cui i due strenui difensori del “modello Reggio” stappavano insieme bottiglie di champagne fuori dalla segreteria elettorale di Arena.

A quei tempi, probabilmente, la vittoria fu più del presidente della regione che del neo sindaco dato che il candidato dell’opposizione aveva minacciato che se avesse vinto avrebbe denunciato pubblicamente lo stato del bilancio cittadino portato al devasto dai 10 anni di amministrazione Scopelliti.

Adesso è giunto il momento di capire cosa lo stato centrale pensa di fare con la cloaca che è diventato il comune di Reggio Calabria. Si vocifera che la relazione elaborata dai commissari e successivamente dal prefetto Piscitelli contenga tanti buoni motivi per portare allo scioglimento. Addirittura più elementi di quanti non ne siano emersi negli ultimi anni da numerose indagini della magistratura.

Rapporti parentali, d’affari e di comparanza tra personaggi di spicco della politica comunale e delle ndrine ne sono venuti fuori parecchi. Non sono stati risparmiati neanche alcuni dirigenti comunali, il tutto in un quadro di totale mancanza di competenza di gestione e di malaffare diffuso, anche non necessariamente di stampo mafioso.

Rimaniamo in religioso silenzio in attesa del pronunciamento del consiglio dei ministri sullo scioglimento per infiltrazioni mafiose del comune di Reggio Calabria. Arena si è rivolto pure alla Madonna della consolazione nell’ultimo estremo tentativo di sbarazzarsi delle sue responsabilità, ma festa di Madonna l’anno prossimo ci sarà anche se ci saranno i commissari, Arena e i suoi no e dato il suo atteggiamento di sottile “sottomissione” al modello reggio la cosa mi rincuora.

Molti sostengono che il commissariamento sarebbe un evento shock per la vita cittadina. Io sono uno di quelli che crede che Reggio abbia bisogno di un trattamento shock per cambiare rotta. Il mio unico dubbio è che il commissariamento, che mi auguro arriverà, non basti per spazzare via quanto di pessimo negli ultimi anni è venuto fuori.

D’altronde, da qualche parte bisogna iniziare. Dire addio ad Arena, al suo entourage e ai suoi mentori che adesso sono alla regione potrebbe essere un buon punto di partenza.

Rimango in religioso silenzio, ma ancora per poco.

Di seguito una galleria di immagini che non dimostrano la continuità tra i due ultimi sindaci di Reggio Calabria.

Alessio Neri