Ministro Cancellieri liberaci dal male, amen!

Il prefetto di Reggio Calabria è stato convocato a Roma dal ministro dell’Interno, secondo quanto riportato dal Corriere della Calabria, per avere delucidazioni sulla continuità amministrativa tra la precedente amministrazione Scopelliti e l’attuale amministrazione Arena. Il fatto che i due militino nella stessa fazione politica non è ovviamente sufficiente per dimostrare tale continuità, forse lo sono di più le numerose foto scattate la sera della vittoria delle elezioni comunali dell’attuale sindaco Arena in cui i due strenui difensori del “modello Reggio” stappavano insieme bottiglie di champagne fuori dalla segreteria elettorale di Arena.

A quei tempi, probabilmente, la vittoria fu più del presidente della regione che del neo sindaco dato che il candidato dell’opposizione aveva minacciato che se avesse vinto avrebbe denunciato pubblicamente lo stato del bilancio cittadino portato al devasto dai 10 anni di amministrazione Scopelliti.

Adesso è giunto il momento di capire cosa lo stato centrale pensa di fare con la cloaca che è diventato il comune di Reggio Calabria. Si vocifera che la relazione elaborata dai commissari e successivamente dal prefetto Piscitelli contenga tanti buoni motivi per portare allo scioglimento. Addirittura più elementi di quanti non ne siano emersi negli ultimi anni da numerose indagini della magistratura.

Rapporti parentali, d’affari e di comparanza tra personaggi di spicco della politica comunale e delle ndrine ne sono venuti fuori parecchi. Non sono stati risparmiati neanche alcuni dirigenti comunali, il tutto in un quadro di totale mancanza di competenza di gestione e di malaffare diffuso, anche non necessariamente di stampo mafioso.

Rimaniamo in religioso silenzio in attesa del pronunciamento del consiglio dei ministri sullo scioglimento per infiltrazioni mafiose del comune di Reggio Calabria. Arena si è rivolto pure alla Madonna della consolazione nell’ultimo estremo tentativo di sbarazzarsi delle sue responsabilità, ma festa di Madonna l’anno prossimo ci sarà anche se ci saranno i commissari, Arena e i suoi no e dato il suo atteggiamento di sottile “sottomissione” al modello reggio la cosa mi rincuora.

Molti sostengono che il commissariamento sarebbe un evento shock per la vita cittadina. Io sono uno di quelli che crede che Reggio abbia bisogno di un trattamento shock per cambiare rotta. Il mio unico dubbio è che il commissariamento, che mi auguro arriverà, non basti per spazzare via quanto di pessimo negli ultimi anni è venuto fuori.

D’altronde, da qualche parte bisogna iniziare. Dire addio ad Arena, al suo entourage e ai suoi mentori che adesso sono alla regione potrebbe essere un buon punto di partenza.

Rimango in religioso silenzio, ma ancora per poco.

Di seguito una galleria di immagini che non dimostrano la continuità tra i due ultimi sindaci di Reggio Calabria.

Alessio Neri

Ci sono libri… – Il caso Fallara

Il caso Fallara è uno di quei libri da non perdere per chi vuole conoscere Reggio Calabria a fondo e per chi volesse cercare di capirne l’assurda situazione attuale in cui le istituzioni cittadine si stanno lentamente sgretolando tra arresti, accuse, commissioni ministeriali e accessi antimafia.

Per capire la Reggio di oggi da un punto di vista non antropologico ma storico-politico-giudiziario il libro di Giuseppe Baldessarro e Gianluca Ursini, edito dai bravi editori della “Città del sole edizioni“, è una pietra miliare soprattutto per quelli come molti dei nostri lettori che hanno vissuto in pieno l’epoca Scopelliti e del famigerato “Modello Reggio” senza avere molte altre esperienze di amministrazione-politica alle spalle da giudicare. Questo libro, per tutti i ragazzi e per tutte le ragazze che non avevamo mai visto piazza Italia aperta al pubblico prima di adesso è uno strumento fondamentale da fare proprio e leggere con attenzione prima della prossima tornata elettorale locale, poco importa se cittadina, provinciale o regionale.

La storia scrupolosa del “Modello Reggio” raccontata attraverso atti e ricostruzioni giornalistiche di fatti ed eventi deve servire a responsabilizzare i cittadini che da ora e per chissà quanto tempo dovranno pagare le conseguenze della politica dell’immagine e dell’effimero portata avanti per dieci anni dalle scorse amministrazioni con soldi pubblici che non esistevano.

Le voci di spesa dei passati dieci anni di “amministrazioone giovane” non si contano perchè oltre ad essere una gran quantità alcune sono state occultate. Processi sono in corso e i rinvii a giudizio fioccano come se piovesse sui responsabili di questi anni di bagordi ingiustificati.

Non voglio svelare niente scendendo nello specifico dei contenuti del libro ma vi assicuro che ogni dubbio, ogni sospetto di mala amministrazione sono accuratamente documentati attraverso una scrupolosa ricerca di atti ufficiali e cronache giornalistiche.

Non me ne vorranno gli autori se dico che il merito del successo di questo libro, però, non è solo loro. La pubblicazione di stralci di verbali delle interrogazioni dei Pubblici Ministeri nei confronti, in primis, di Scopelliti ma anche di Paolo Martino, per esempio – accusato di essere il cassiere della cosca De Stefano a Milano nonchè colui che ha portato Lele Mora e i suoi vip da strapazzo a Reggio mettendoli in contatto con l’ex sindaco – valgono di per se il prezzo del libro. Leggere con i propri occhi il basso livello di competenza e consapevolezza (o il supposto tale) di chi ha amministrato la città negli ultimi dieci anni dà la misura della situazione attuale. Basterebbero quelle poche pagine di verbali per capire appieno il perchè la città ha di fronte anni di storia buia da affrontare.

E’ una storia fatta di tritolo in comune, atti pubblici omessi, consulenze e consulenti, soldi (tanti soldi) pubblici e una città totalmente anestetizzata che adesso pagherà il conto salato. La storia nel libro si conclude con il triste suicidio dell’ex dirigente del comune di Reggio Orsola Fallara, mano esecutiva di molte di quelle azioni economiche che hanno portato i conti del comune al collasso.

Ma la storia non è finita e nelle aule dei tribunali lavoreranno sodo per scroprirne tutti i dettagli e per scrivere il finale.

Alessio Neri

Carbone a Saline: la popolazione ribadisce il suo no e si aspetta altrettanto dalla Regione Calabria

Qualche settimana fa il governo Monti ha pubblicato la valutazione di impatto ambientale riguardo la fattibilità della centrale a carbone che si vuole costruire a Saline Joniche approvato due anni fa.

Nel documento è possibile valutare alcune lacune delle amministrazioni locali ma vengono anche segnalate ben 59 mancanze, molte delle quali molto gravi, nel progetto presentato.

La società ha gioito sui giornali insieme allo sparuto gruppetto di suoi sostenitori, la popolazione locale invece che piuttosto che i soldi ci mette cuore e passione è più di prima impegnata nelle mobilitazioni di opposizione alla definitiva distruzione della zona ricadente all’interno di una delle aree di maggior interesse culturale, ambientale e turistico di tutta la regione Calabria. Soprattutto in un’ottica di sviluppo futuro.

Per questo motivo abbiamo deciso di intervistare Noemi, una delle più “pasionarie” cittadine che si oppone alla carbonizzazione di Saline Joniche. Una ragazza giovane, come noi, che spera in un futuro più roseo dell’attuale presente e non certo nel cupo e fosco orizzonte che prospetta il progetto di centrale a carbone.

Cosa comporta l’approvazione del VIA da parte del Ministero dell’Ambiente? Quali i prossimi passi che ci dobbiamo aspettare da SEI?
La compatibilità ambientale del progetto SEI decretata dal Governo Monti rappresenta innanzitutto un beffardo e gravissimo ritorno al passato, nel giorno del viaggio verso il futuro. Mentre il ministro Clini  si trovava  a “Rio+20” per rappresentare il nostro Paese nel corso della Conferenza mondiale sullo sviluppo sostenibile, il suo Dicastero pubblicava la VIA dopo quasi due anni dalla sua approvazione da parte della commissione tecnica.
Un passaggio dovuto, ma comunque Imbarazzante!
Un’autorizzazione al successivo esercizio per un progetto folle e incoerente che, tra l’altro, fa fumo da tutte le parti. Ciò che emerge dalla stessa VIA, fin dalla premessa, dovrebbe far rabbrividire anche i  pochissimi che in questi ultimi anni dal SI del Ministero per l’Ambiente si erano sentiti rassicurati. Numerosi organi di informazione hanno dato notizia delle lacune del progetto, nel quale non vi è sufficiente approfondimento delle cause del degrado ambientale locale e delle previsioni sugli effetti dell’esercizio dell’impianto, né un’adeguata valutazione dei danni alla salute e delle conseguenze economiche e sanitarie a carico delle popolazioni che ospitano gli impianti, né viene presa in considerazione la presenza dei centri abitati di Saline Joniche, Sant’Elia, Caracciolino, Masella, Riace e di Annà di Melito Porto Salvo e le conseguenze che il progetto avrebbe su di essi.
La SEI-Repower timidamente esulta nell’estremo tentativo di convincimento circa la bontà del suo progetto, in realtà l’effetto boomerang che il Decreto ha comportato è sotto gli occhi di tutti. I suoi prossimi passi? Di sicuro non alla luce del sole, così come non lo sono mai stati tutti i suoi  incontri  fantasma sul territorio, e non per le roventi temperature di questi giorni. In cinque anni MAI un incontro pubblico, mai un confronto con i cittadini, le associazioni, i movimenti. Solo riunioni a porte chiuse o su invito, spacciate per pubbliche solo il giorno dopo sui giornali . Che cos’altro ci si può aspettare da una multinazionale che è stata “richiamata” dal Governo Grigionese per la sua scorretta informazione, che ha creato ad arte i comitati del SI, che ha scritto per loro i comunicati stampa , che ha pagato loro una vacanza in Svizzera per farli “partecipare”, non si sa ancora per quale reale motivo, ad una manifestazione contraria al progetto?
E’ probabile che a breve leggeremo di qualche réunion, fatta in grande stile con i loro sodali, per “festeggiare” l’approvazione della VIA. Lo faranno alla loro maniera, in gran segreto e in pompa magna. Servirà loro per rassicurare chi li sta sostenendo, per far capire loro che va tutto bene mentre le associazioni, la società civile, gran parte della politica fa quadrato attorno al Coordinamento per esprimere solidarietà e disponibilità a sostenere questa causa che è diventata una questione che riguarda tutta la regione Calabria.

La popolazione del territorio come ha reagito alla notizia dell’approvazione del VIA?
Grande indignazione! Un vero e proprio scatto d’orgoglio. Da tutto il territorio si è levato, ancora una volta, un forte coro di protesta. Sono tantissime le attestazioni di solidarietà arrivate da tutta Italia e anche fuori dai confini nazionali. Questa notizia è servita a compattare il fronte del NO e a far uscire dagli indugi tutti coloro che non avevano ancora realizzato pienamente quanto il pericolo del carbone fosse concreto.
La gente adesso è veramente stanca e chiede a gran voce che l’impegno preso dal Presidente Scopelliti e dalla Giunta regionale all’unanimità, nella seduta consiliare del 15 novembre 2010, di attivarsi per impedire la realizzazione di centrali termoelettriche alimentate a carbone nel territorio calabrese, si concretizzi attraverso la definitiva opposizione al progetto SEI.

Quali le iniziative in corso e quali le prossime che verranno messe in campo per contrastare questo progetto distruttivo?
Andremo avanti ancora più forti di prima. Non ci spaventa niente e nessuno. Faremo valere la volontà della popolazione con l’unico mezzo che abbiamo: il cuore e l’amore per la nostra terra contro i soldi e gli interessi di chi ha mal pensato di arricchirsi, e tra questi molti sciacalli locali, facendo leva sul bisogno di lavoro dei giovani del territorio. Siamo andati persino due volte in Svizzera: la prima, dopo aver percorso 3400 km in pullman, per chiedere a Repower di investire in energia pulita coerentemente con quanto avviene in terra elvetica, manifestando insieme alla popolazione dei grigioni contro l’investimento nel carbone; la seconda, il 9 maggio scorso, per partecipare all’Assemblea Generale dell’azienda a Ilanz,  dopo aver comprato un’azione che ci ha consentito di fare un intervento con il quale abbiamo fatto conoscere le ragioni del NO a tutti i soci presenti.
La nostra mission è sempre stata quella di informare e sensibilizzare la popolazione sulle conseguenze dell’avere il combustibile fossile più inquinante al mondo sul nostro territorio.  Continueremo ad allestire i nostri banchetti  informativi e di raccolta firme in tutta l’area. Organizzeremo eventi e convegni. Ci opporremo a questo folle progetto per il bene comune, unico nostro interesse.

Abbiamo letto gli appelli di molti nei confronti del governatore della Calabria Scopelliti. Cosa può fare in concreto la Regione per opporsi e che non ha ancora fatto?
La Regione ha più volte e con atti ufficiali espresso la propria netta contrarietà al progetto. La Calabria ha un piano energetico che non prevede l’utilizzo del carbone. Alla luce di questo appare paradossale che si parli ancora della costruzione di una centrale a carbone che, andando contro la legge Regionale, può essere definita a pieno titolo illegale.
Al Presidente Scopelliti ed ai membri della giunta chiediamo di emanare una delibera di diniego istituzionale al progetto per chiudere la questione una volta per tutte. Ci aspettiamo che questo avvenga nel prossimo Consiglio e che ci sia una presa di posizione ferma e decisa da parte del Presidente Scopelliti, coerentemente con la linea del NO al carbone che ha caratterizzato la sua amministrazione.

A leggere le motivazioni della SEI presenti sul documento da poco approvato emerge anche una certa inconsistenza di proposte alternative alla costruzione della centrale a carbone. Non credi che anche le amministrazioni locali e tutti gli altri soggetti interessati debbano promuovere con forza e in maniera condivisa una vera alternativa che non sia “l’opzione zero”: lasciare tutto così com’è? Come si muove il fronte del no al carbone in questo senso?
Sarebbe più corretto parlare di proposte alternative allo stato di abbandono e degrado in cui riversa da oltre 40 anni il sito della ex-liquichimica, non alla centrale a carbone.  Anche se le proposte di riqualificazione del sito mancassero, non sarebbe questo un motivo sufficiente per accettare il progetto della SEI-Repower. Basta leggere le ricerche medico-scientifiche o guardare le condizioni di vita delle popolazioni che abitano nei pressi di questi impianti per rendersi conto che i vantaggi portati dal carbone sul territorio sono pressoché nulli,  eclissati dagli enormi e irreversibili danni che la sua combustione causa. Non possiamo permettere di compromettere le grandi possibilità di sviluppo nel settore del turismo che le risorse di questa straordinaria terra offrono, non possiamo permettere di mettere a repentaglio i settori della pesca e dell’ agricoltura, ma soprattutto la salute dei cittadini. 140 posti di lavoro a fronte di decine di migliaia che andrebbero persi. Non è così che risolveremo i problemi occupazionali della nostra terra. Diversi sono i progetti presentati negli anni. La provincia ha da poco indetto un concorso di idee per la riqualificazione del waterfront di Saline che può servire ad acquisire ulteriori proposte da realizzare.
Quello che veramente manca a questa terra, non sono dunque le proposte o gli esempi di sviluppo sostenibile, ma una classe politica capace di valorizzare un territorio che altrove avrebbe fatto la fortuna dei suoi abitanti.,  attraverso il coinvolgimento delle comunità locali.
Il Coordinamento Associazioni Area Grecanica si batte affinché la crescita socio-economica di tutta l’area si basi sul potenziamento e messa in rete delle risorse culturali, ambientali, rurali nel rispetto dell’ unica vera vocazione della nostra terra, che non è quella industriale.

LiberaReggio LAB contrasta con i suoi mezzi (sia fisici che virtuali) la costruzione della centrale a carbone di Saline Joniche. Cosa possiamo fare in concreto? E cosa possono fare tutti i cittadini e le realtà associative per far sentire forte la loro opposizione nei confronti di questa scelta presa contro la volontà popolare?
Ognuno di noi deve fare le sua parte. L’opposizione alla costruzione, come abbiamo sempre sostenuto e ribadito, non ha colore politico, ma parte dal basso, dai semplici cittadini, dalle associazioni, comitati e movimenti. E’ in campo una raccolta firme, che sta procedendo molto bene, per dimostrare, per l’ennesima volta, che la popolazione non vuole lo scempio del carbone. Occorre continuare a fare rete sensibilizzando e informando la gente, sfruttando i potenti mezzi di comunicazione come facebook e twitter, preziosi strumenti che ci hanno permesso di entrare in contatto con gli altri movimenti “no al carbone” italiani ed esteri, con associazioni di medici, con la popolazione dei Grigioni che non finiremo mai di ringraziare.
E’ finito il tempo di “delegare”, ora ogni singola persona ha la responsabilità del futuro della propria terra.

Grazie mille, vi siamo affianco!
Grazie a voi, grazie a chi ci sta sostenendo da lontano, Grazie a tutti i calabresi che, pur vivendo fuori, stanno dando un grande contributo alla lotta, Grazie a chi sta ospitando i banchetti in occasione di eventi e feste, Grazie a tutti quegli artisti che hanno deciso di indossare la nostra maglia durante i loro concerti, dai Kalafro ai Mattanza, a E. Bennato, Mimmo Cavallaro e i Tarantaproject, Arturo Fiesta Circo, e a tutti quei gruppi che porteranno il No al Carbone sui palchi durante tutta l’estate, Grazie a tutti NOI.

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