‘U Web – Strumento di cambiamento sociale, ecco la locandina dell’evento!

Puoi avere tutte le informazioni dettagliate sull’evento al sito uwebproject.wordpress.com ed iscriverti al barcamp e ai due workshop gratuiti previsti.

Terrearse.it è mediapartner di ‘U Web, se vuoi seguire le fasi finali di promozione dell’evento continua a seguire questo magazine!

Il logo di ‘U Web è opera di Gabriele Malaspina, mentre la locandina è realizzata dai tipi di Evermind.

Start up innovative, forse si parte davvero anche in Italia

L’Agenda digitale si appresta a diventare agenda per tutti i cittadini di questo paese. Giocoforza, chi non l’ha ancora fatto dovrà incominciare ad avere “rapporti” più o meno stabili con le tecnologie di rete e i servizi che attraverso questa vengono veicolati.

Il piano del governo racchiuso nel cosiddetto decreto Crescita 2.0 è molto ambizioso anche se abbastanza parziale in alcuni settori. Di certo, comunque, è la prima volta che il potere esecutivo del nostro paese mette in campo una serie vera e concreta di provvedimenti che favoriscono un ecosistema di innovazione generale che possa diminuire gli sprechi, favorire la voglia di fare di molti cittadini, diminuire i disagi e ridurre la macchina burocratica in tutte le sue fasi. Ci vorrà un periodo di assestamento, oltre che quello fisiologico di realizzazione di tutti i regolamente necessari per rendere applicabili le norme previste dal decreto.

Scendendo un po’ più nel dettaglio troviamo anche un buon numero di norme volte a favorire l’imprenditorialità innovativa e creativa del nostro paese. Occorre sempre un capitale iniziale (inutile fare finta che non sia così), ma adesso per molte persone sarà più facile mettere in piedi un’impresa sulla base di un’idea innovativa.

Vengono introdotte nell’ordinamento italiano le Società a responsabilità limitata innovative per i quali sono previsti numerosi “aiuti”. Qualche risparmio in fase di avvio e la possibilità di utilizzare le “equity” (quote dell’impresa) attraverso quote di compartecipazione con dipendenti e collaboratori. Insomma, si condivide il rischio d’impresa oltre che il lavoro. Viene inoltre agevolato l’uso di contratti a termine (fino a 6 mesi) senza l’obbligo previsto dalla recente riforma del lavoro, di assunzione a tempo indeterminato. Viene inoltre garantito uno sgravio dell’1,4% sul costo del lavoro. Possono godere di queste agevolazioni le imprese innovative fino a 4 anni di vita (start up appunto) che non superino i 5 milioni di euro del valore della propria produzione.

Molto spesso però, i giovani aspiranti imprenditori possiedono brillanti idee ma scarsi capitali e difficile accesso al credito. Anche per favorire nuove forme di finanziamento per la prima volta nella storia viene normato il crowdfunding, ovvero la raccolta di donazioni online destinate alla realizzazione di un progetto, anche imprenditoriale. I regolamenti specifici dovranno essere elaborati dalla Consob. Vengono previste, inoltre, agevolazioni per l’accesso al credito del fondo statale per le piccole e medie imprese.

Per quanto riguarda gli investitori privati, sarà possibile dedurre dalla dichiarazione dei redditi parte delle queste utilizzate per entrare nei capitali di rischio delle start up innovative.

Inoltre, questo tipo di società viene inserito tra quelle che possono godere dei servizi messi a disposizione dall’ICE (Istituto per il Commercio Estero) favorendone così l’internazionalizzazione.

Infine, un ruolo concreto viene riconosciuto anche agli incubatori di impresa. Organizzazioni e luoghi in cui vengono fatte crescere le idee di aspiranti imprenditori fino a farle diventare vere e proprie aziende attraverso percorsi di affiancamento con tutor esperti e la condivisione di spazi di lavoro con altri giovani gruppi di startupper. Gli incubatori in Italia si stanno diffondendo soprattutto tra i circuiti universitari favorendo così l’innovazione nel campo della ricerca e il raccordo tra università e mondo dell’impresa. Con il decreto del governo gli incubatori e gli acceleratori d’impresa dovranno essere certificati e quindi rispondere ad una serie di criteri qualitativi. D’altro canto le start up potranno “pagare” i servizi offerti dagli incubatori anche attraverso quote societarie.

Questa legge non fa diventare tutti degli imprenditori innovativi, ma mette ordine e segna la linea di partenza di una concreta innovazione imprenditoriale del nostro paese.

Resta da vedere se tutto questo si tradurrà davvero in una maggiore diffusione di possibilità imprenditoriali o se le nuove norme tenderanno a favorire una piccola cerchia di startupper seriali.

Anche di questi temi si discuterà durante ‘U Web (30 novembre e 1 dicembre), l’evento organizzato da LiberaReggio LAB per promuovere la rete come strumento di cambiamento sociale.

Per tutte le informazion guarda il sito internet di ‘U Web.

Alessio Neri

Dal Pollino allo Stretto, l’agenda digitale arriva anche all’estremo sud

Da Cosenza allo Stretto il tema dell’innovazione e delle start up arriva anche nei territori dell’estremo sud del paese. Il programma dell’autunno vedrà diversi eventi volti a promuovere concretamente lo spirito d’iniziativa dei cittadini calabresi e dello Stretto di Messina. Presentazioni di start up, conferenze e workshop sono gli strumenti che stanno avviando il processo di innovazione sulla punta dello stivale.

Si comincia con la premiazione delle start up più innovative a Cosenza, dopo un lungo percorso fatto di barcamper e mentorship. Stiamo parlando dell’evento organizzato da TechGarage Calabria che si terrà il 12 ottobre, a partire dalle ore 14:30, presso il Teatro Auditorium dell’Università della Calabria.

Si tratta dell’ultimo step della Start Cup Calabria 2012 che ha l’obiettivo di scoprire e far crescere le idee imprenditoriali più innovative sviluppate da innovatori, ricercatori e imprenditori calabresi.

Il 19 ottobre si continua, invece, al di la dello stretto. A Messina, infatti, si terrà l’evento dal titolo “Start up dello Stretto strumenti per i giovani che vogliono fare impresa“: una giornata fitta di speach di startupper e rappresentanti di esperienze imprenditoriali di successo nell’ambito dell’innovazione tecnologica. Organizzano Confindustria giovani Messina e Reggio Calabria.

L’autunno dedicato all’innovazione si concluderà il trenta novembre e il primo dicembre a Reggio Calabria con l’evento ‘U Web organizzato dall’associazione LiberaReggio LAB, editrice di questo magazine che sarà anche mediapartner di tutto l’evento. Una due giorni in cui si succederanno un barcamp, una conferenza e due workshop sulla creazione di impresa e sull’informazione online.

Il processo di innovazione sociale ed economica del nostro territorio è appena iniziato ed è necessario creare un circuito virtuoso che vada dal Pollino allo Stretto al fine di promuovere le eccellenze (e le idee eccellenti), le buone pratiche e le visioni future di un popolo che non vuole perdere l’ennesimo treno per fare del bene concreto alla propria terra.

Il momento è propizio, l’agenda digitale generale del paese sta iniziando a prendere forma e l’estremo sud non può permettersi di accentuare il proprio ritardo nei confronti di un mondo che cambia inesorabilmente.

La cittadinanza e soprattutto i giovani sono invitati a partecipare in tutte le forme possibili. L’innovazione e la cultura di rete stanno facendo capolino nelle nostre terre ed è compito di tutti, singoli cittadini, istituzioni e associazioni di categoria, favorire il territorio mettendo in rete le proprie competenze e genialità.

Alessio Neri

Giovani disoccupati: risorse per uscire dalla crisi e diventare indipendenti

Gli ultimi dati diffusi dall’Istat sulla disoccupazione giovanile sono sconsolanti. Anzi, letteralmente, terribili e agghiaccianti. Il numero delle persone con meno di 35 anni che ha perso il lavoro dal 2009 ad oggi supera abbondantemente il milione. Questo si aggiunge ad una già cospicua presenza di giovani già a passeggio sui marciapiede delle nostre città da sommare a quelli che subiscono il lavoro ad intermittenza dovuto ai circa 40 tipi di contratti precari diversi previsti dal nostro ordinamento. La percentuale totale degli under 35 senza lavoro, alla fine di marzo 2012, secondo l’istituto di statistica, supera il 31%. Solo da gennaio a marzo 2012 il numero dei disoccupati è aumentato di oltre 365.000 unità!

La crisi morde forte, è assolutamente necessario fare qualcosa per riprendere in mano la possibilità di dare a questo paese un futuro concreto che non sia fatto di suicidi e denutrizione (come sta succedendo in Grecia).

Esistono alcuni strumenti molto utili diretti ai giovani con meno di 35 che potrebbero dare una mano a liberarsi dalla gravità di questa situazione. Non si tratta di miracoli e neanche di buone amicizie che assumono, senza averne veramente bisogno, dando stipendi molto bassi grazie ad introiti provenienti non dal mercato ma da finanziamenti e bandi pubblici concessi “a vario titolo” un po’ qui e un po’ lì.

I miracoli non esistono, men che meno in periodi di enorme crisi economica. Ma se hai meno di 35 anni, un sogno nel cassetto, una professionalità e delle competenze reali, un progetto da realizzare o se, semplicemente, esplodi di entusiasmo per una qualche attività che può diventare remunerativa lo stato ti offre due possibilità utili e vantaggiose. Vediamole nel dettaglio.

Per gli under 35, professionisti o che vogliano diventare lavoratori autonomi c’è la possibilità di aprire la partita IVA ad un regime veramente vantaggioso! Si tratta del cosiddetto Nuovo regime dei minimi con una fiscalità super semplificata. In sostanza è possibile, aprendo una partita IVA, usufruire di un regime fiscale agevolatissimo fino al compimento del trentacinquesimo anno d’età che prevede il pagamento al 5% dell’aliquota sostitutiva dell’IRPEF l’unico limite è quello del fatturato, ovvero è possibile godere di questo regime così conveniente solo se durante l’anno non si sono superati i 30.000 di fatturazione. E’ una gran cosa se pensate che il regime fiscale standard prevede aliquote che non scendono mai sotto il 29%. Infine, i contribuenti che scelgono il regime super semplificato “sono esonerati dall’obbligo di registrazione e tenuta delle scritture contabili ai fini IRPEF, IRAP e IVA, dalla tenuta del registro dei beni ammortizzabili (sempre che in caso di controllo siano in grado di fornire gli stessi dati), dalle liquidazioni e versamenti periodici dell’IVA, dal versamento dell’acconto IVA e dalla presentazione e versamento dell’IRAP“.

La seconda opzione a disposizione dei giovani sotto i 35 anni è quella dell’ormai tanto discussa e analizzata Srl semplificata (o S.s.r.l.) introdotta nell’ordinamento italiano pochi giorni fa grazie all’approvazione da parte del Parlamento italiano del decreto legge sulle liberalizzazioni proposto dal governo Monti. L’art. 3 della suddetta legge ne regola la costituzione e, sinteticamente, prevede che tutti i cittadini con meno di 35 anni possono mettere in piedi una Ssrl fino al compimento del 35esimo anno d’età dei soci. Qualora uno dei soci superi i 35 anni deve uscire obbligatoriamente dalla società, quando tutti i soci arrivano ai 35 anni la società o decade (muore!) oppure deve essere trasformata in una Srl tradizionale con tutti gli obblighi e gli oneri previsti dalla legge.

I vantaggi concreti della Ssrl per i giovani sono i seguenti:
- nessun onere notarile (normalmente il deposito dello statuto presso un notaio costa 2.000 euro!) per tutta l’esistenza della società semplificata;
- nessuna imposta di bollo per il deposito di atti;
- capitale sociale minimo di 1 euro ma i soci possono versare qualunque somma (per le Srl normali è obbligatorio un capitale sociale di 10.000 euro di cui 2.500 vanno versati immediatamente);
- iscrizione al registro delle imprese con una semplice comunicazione elettronica (email) di inizio attività presso gli uffici di competenza.

Il risparmio immediato, netto ed evidente, oltre che in termini di quantità di adempimenti burocratici cui adempiere, si aggira intorno ai 13.000 euro!

Questa norma è stata approvata il 27 marzo 2012 e prevede che lo statuto standard e il regolamento di formazione della società venga emesso dal Ministero della Giustizia e dello Sviluppo economico entro 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Sperando che i tempi non si allunghino e che tutto vada bene a fine maggio dovrebbe essere possibile, concretamente, mettere in piedi una Società a responsabilità limitata semplificata.

Dunque, oltre a combattere giorno per giorno contro le ingiustizie di questo sistema economico-politico, per non soccombere sotto i colpi della tristezza da disoccupazione, cari coetanei, non facciamoci sfuggire la possibilità di sfruttare queste poche leggi fatte per noi.

Non aspettiamo che altri ci offrano contrattini, lavori e lavoretti. Abbiamo la possibilità di emanciparci dagli sfruttatori moderni diventando autonomi e indipendenti, artigiani di noi stessi!

Ogni giorno che passa abbiamo sempre meno tempo a disposizione. Per cui, chi ha tempo (e i giovani ne hanno più di chiunque altro) non aspetti tempo!

Alessio Neri

Makers: gli artigiani del XXI secolo

Quali sono le caratteristiche per diventare un “Maker”, l’imprenditore del XXI secolo? Non serve il curriculum ricco di esperienze, i makers sono sempre più persone che hanno passione per un determinato argomento, partecipano a community di settore dove arricchiscono le proprie idee e si confrontano con altri appassionati. Grazie a questo meccanismo social è possibile sia arricchire le proprie competenze che incontrare persone con cui sviluppare le proprie idee.

A spiegare, oggi, come si diventa Maker ad una folta platea, nella splendida location dell’Acquario Romano, è Chriss Anderson (sul nostro canale LIVE potete vedere il suo intervento per intero), direttore di Wired USA, inventore della “Coda Lunga”, insieme a lui, un folto gruppo di imprenditori giovani e meno giovani che sono riusciti ad avere successo sfruttando le caratteristiche di condivisione e la socializzazione della tecnologia e del suo utilizzo. L’occasione per conoscere i Makers è World Wide Rome la seconda di un ciclo di conferenze che vogliono raccontare l’industria del nuovo millennio.

Il vero punto è, dunque quello legato al rapporto tra individui portatori di conoscenza e la tecnologia: la rivoluzione industriale (quella digitale) che stiamo vivendo richiede un tipo di approccio completamente diverso alla tecnologia e alla conoscenza che determinano la produzione stessa di un bene digitale, sia esso di tipo software che di tipo hardware.

Quello che sembra venire fuori da un’intensa mattinata di talk (la chiusura dell’evento è alle 18) è la similitudine, nell’approccio alla produzione soprattutto, tra artigiani e makers. Condivisione di competenze, apprendimento sul campo (learning by doing), sperimentazione continua. La differenza vera è che prima ci volevano grandi macchinari e spazi per la produzione o grandi investimenti iniziali cosa che non è più strettamente necessaria nell’ecosistema digitale dato che esistono una quantità impressionante di strumenti gratuiti e una serie di tecnologie hardware che consentono di realizzare concretamente le proprie idee o eventuali prototipi come: Arduino e le stampanti 3D.

Sono proprio questi due esempi ad attirare l’attenzione del pubblico (buona parte del quale li conosceva già) perché consentono di vedere e toccare con mano la forma di un’idea e i modi in cui la sua forma può essere migliorata e adattata grazie all’applicazione di diverse competenze.

Massimo Banzi, inventore eporediese della piattaforma hardware open souce Arduino, ha tenuto uno degli interventi più interessanti perché densi di esperienza personale. Arduino è il frutto di una biografia votata alla sperimentazione e all’illogicità, come ci tiene a sottolineare spesso lo stesso Banzi, in cui si passa da un’esperienza ad un’altra per inseguire passioni (sia di tipo amoroso che professionale) e curiosità. Ma è proprio da un’esperienza di insegnamento/apprendimento che nasce Arduino. Infatti, mentre insegnava presso la scuola di Interaction Design di Ivrea (ormai ex) Banzi decise che le schede elettroniche su cui lavorare durante i corsi avrebbero potuto produrle da solo con i propri studenti incominciando a programmarle per qualunque esperimento avessero bisogno. Il secondo passaggio è stato quello di volere condividere la possibilità di adattare quei nuovi strumenti ad esigenze di ogni tipo.

E’ così è nato un grandissimo prodotto innovativo e open source 100% italiano che viene usato dalle più grandi imprese tecnologiche, comprese quelle dalle politiche strettamente proprietarie (Apple ad esempio), fino ai professori degli ITIS che insegnano ai propri alunni l’elettronica attraverso Arduino, con i quali costruiscono piccoli robot per partecipare a competizioni di robotica internazionali.

Lo stesso Chriss Anderson, racconta la storia di DIY Drones una compagnia che ha contribuito a fondare e che è nata così: primo passo è stato creare una comunità online, lì conosce un ragazzo di Tijuana in Messico di 19 anni che gli fa conoscere Arduino. Da questo incontro vengono fuori dei modelli di aerei ed elicotteri per modellisti che non sono guidati tramite telecomando, ma attraverso la programmazione dell’Arduino montato al loro interno grazie al quale, insieme   all’uso di sensori personalizzabili sulla base di ogni singolo bisogno, possono fare qualunque genere di operazione (mappare e osservare un territorio, rilevare la presenza di edifici o di sostanze chimiche, ecc.); dei veri e propri “droni” simili a quelli usati dai militari americani nelle missioni di guerra in giro per il mondo. La differenza? Un drone costa decine di milioni, un prodotto realizzato da questa azienda (di cui il 19enne messicano non laureato diventa CEO) costa 300 dollari.

A questo punto è chiaro, l’imprenditore che nasce nel terzo millennio è molto più simile ad un artigiano che ad un’industriale. Non ha bisogno di grandi spazi e neanche di grandi macchinari perché gli strumenti che utilizza sono sempre più piccoli e sempre più spesso immateriali (software) e non ha neanche bisogno di grandi masse di forza lavoro, è pieno di community opensource il web. Quello di cui ha bisogno oltre ad una buona idea è la voglia di sperimentare le proprie competenze realizzandole e condividendole, solo così è possibile innovare con facilità e inserirsi in spazi di mercato non sono più di massa ma molto targhettizzati. Innovare per passare da una nicchia ad un’altra, facendo tesoro delle esperienze e competenze accumulate ma mettendole in gioco, osando ogni qual volta il processo produttivo ne darà la possibilità. Vanno aiutate le sperimentazioni dei giovani ai quali è comunque necessario trasferire un bagaglio di conoscenze ed esperienze, non solo interne all’azienda ma soprattutto rispetto ad una comunità di “simili”, per dare sempre nuovi spunti per idee innovative.

Il futuro è dei Maker, dice Alberto Cottica, esperto di economia creativa e digitale ed ex musicista dei Modena City Ramblers, ma solo se ci saranno sempre più tecnologie aperte e accessibili e i team aziendali si “trasformeranno” in comunità open source.

Alessio Neri